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Minniti fallisce la marcia su casa Meloni: fischi quando parla di immigrati e fascisti

Prima applausi, poi fischi, poi così così. Se Marco Minniti era venuto con l' obiettivo di conquistare la platea di Atreju, la missione è fallita. Ma probabilmente non voleva questo. Anche se alla fine se n' è andato un po' contrariato. Non tanto dal brusio dell' uditorio, quando dalla verve del moderatore, Mario Giordano, un po' troppo incalzante. Una vena colta anche da Giorgia Meloni, che a un certo punto ha fatto cenno al giornalista di mollare il polpaccio del ministro dell' Interno. Il dibattito parte in discesa. I militanti di Fratelli d' Italia apprezzano Minniti e il suo approccio all' emergenza migratoria. «Troppi applausi? Guardate che sono Minniti non Crozza!». Alla fine gli capiterà anche di firmare qualche autografo. La gente di destra gli riconosce il merito di aver affrontato il problema. Mentre il suo predecessore, Angelino Alfano, era stato troppo poco reattivo. Minniti ammette gli errori del passato, ma non getta la croce sul leader centrista: «La responsabilità è collettiva, non mi piacciono gli apprezzamenti comparativi». Il tema è complesso: «Non si possono fermare i flussi migratori, ma possono essere governati, abbiamo di fronte una questione che ci accompagnerà ora e in futuro; noi abbiamo uno squilibrio demografico, una parte del mondo che cresce di più, una che non cresce, quindi è difficile pensare non ci possano essere spostamenti». Ma, ha sottolineato, «ho detto anche in Parlamento che la questione immigrazione si svolgeva dall' altra parte del Mediterraneo e ci ho messo la faccia». Ha ricordato la sua visita a Tripoli, in gennaio. «Da inizio anno la guardia costiera libica ha salvato e riportato in Libia 16.500 persone». Quanto all' Europa, «non era sufficiente dire che non fa la sua parte anche se è vero, dovevo dimostrare che comunque l' Italia la sua parte la fa e la sa fare. E sul tema dei migranti l' Italia ha fatto da apripista e l' Europa ce lo ha riconosciuto», ricordando gli accordi con il governo libico e gli incontri anche con le tribù del Sud della Libia. Entro fine anno, ha annunciato il ministro dell' Interno, «saranno consegnate alla Libia altre sei motovedette, che si aggiungeranno alle quattro già consegnate». Poi il discorso si è fatto più personale. «Non dite niente a Crozza, ma da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il cerimoniale mi assegnò la stanza dove c' era la scrivania di Mussolini. Si diffuse la notizia. Giuliano Ferrara voleva vedere la scrivania di Mussolini e venne a trovarmi. Poi scrisse: "Siamo andati a vedere di persona la scrivania di Mussolini, abbiamo incontrato il signore che momentaneamente ne usufruisce e ci abbiamo parlato, alla fine possiamo dire che quella scrivania era in buone mani...». Questo aneddoto gli ha procurato un po' di applausi. Anche un altro, sullo stesso tema. A Minniti viene chiesto se è un ammiratore di Italo Balbo. E lui riferisce di un altro incontro ravvicinato. «Sono stato per un anno e mezzo nella stanza di Italo Balbo al ministero della Difesa. Lui voleva dire una cosa importante: che il volo è una straordinaria passione della vita e che non assecondare una passione finisce per diventare una vigliaccheria. Questa non è cultura della destra, mi pare cultura della vita positiva», conclude ottenendo ancora applausi. I fischi arrivano sulla legge Fiano: «Lui è un parlamentare molto serio», primi buu, «Credo che quella legge abbia un principio importante: siamo una democrazia e la destra su alcuni temi deve avere il coraggio di fare fino in fondo i conti con una storia che è stata drammatica e che è finita per sempre». Altri fischi. Ma Minniti va avanti: «Noi siamo avversari politici, non nemici, ho vissuto una fase della mia vita in cui gli avversari politici erano nemici, non ritorniamo mai più a quella storia». di Salvatore Dama

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