Roma, (askanews) - L'ex presidente del Brasile Luis Inacio Lula da Silva ha perso l'appello contro la condanna per corruzione e riciclaggio per la vicenda di un appartamento che avrebbe accettato in regalo da una impresa di costruzioni. Una sentenza che mette a serio rischio le sue chance di poter ricandidarsi alle presidenziali di ottobre, dove era il principale favorito dei sondaggi. Due dei tre giudici della corte d'appello nella città meridionale di Porto Alegre hanno stabilito che la sentenza a 9 anni e mezzo dovrà essere estesa a oltre 12 anni. Già prima del verdetto Lula si era detto pronto a combattere "per la dignità del popolo brasiliano", ribadendo di non aver commesso alcun reato. Il Paese si è fermato per seguire il processo che ha un forte valore simbolico, in migliaia hanno sfilato per sostenerlo in diverse città del Brasile con le bandiere rosse del Partito dei Lavoratori. Per moltissimi lui è la speranza. E Lula ha parlato in piazza a San Paolo: "Vorrei che mi dicessero quale crimine ho commesso, mi condannano ancora una volta per questo appartamento che non è mio, non sono il proprietario. Se mi condannano devono darmelo, allora sì che sarebbe giustificato". Per Lula non è ancora detta l'ultima parola. Spera in una serie di ricorsi possibili che gli consentirebbero di arrivare all'iscrizione nelle liste elettorali prima della esecuzione della sentenza e magari evitare il carcere. "Questa provocazione brucia, ora voglio candidarmi come presidente della Repubblica" ha detto davanti ai molti sostenitori. "Possono fermare Lula, ma le mie idee sono ben salde nelle teste dei brasiliani".



