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Cosa pensano gli americani

Trump, il sondaggio che deve assolutamente leggere: così rischia di non ricandidarsi

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Trump, il sondaggio che deve assolutamente leggere: così rischia di non ricandidarsi

Il popolo ha sempre ragione, quando vota e quando commenta, anche quando sembra bizzarro. Per esempio, prendiamo il sondaggio appena pubblicato dalla Universita’ Quinnipiac su come gli americani giudicano l’andamento economico un anno dopo che Trump e’ nella Stanza Ovale. Il 66%, due su tre, pensano che l’economia nazionale sia “buona” o “eccellente”, in crescita dal 63% registrato il 19 dicembre, ma il 73% ha detto ai sondaggisti di ritenere la propria situazione finanziaria “eccellente” o “buona”, mentre il 26% ha risposto di trovarsi in una condizione “non cosi’ buona”, o “povera”. Perche’ questa discrepanza? Perche’ anche quando la gente si trova davanti a fatti concreti, e addirittura numerici qual e’ la valutazione del proprio conto in banca e della propria situazione lavorativa, il tifo politico gioca comunque la sua parte. A conferma, solo il 37% dei votanti interpellati ritiene che le politiche economiche di Trump stiano “aiutando” l’economia americana, contro il 29% che ritiene che le sue politiche la stiano “danneggiando”, e il 30% circa che “non facciano molta differenza”.

Quindi,  anche se Trump ha twittato, fedelmente, il risultato della rilevazione (“Nel nuovo Quinnipiac Poll, il 66% della gente sente che l’economia e’ ‘eccellente’ o ‘buona’. Questo e’ il numero piu’ alto mai emerso in questo sondaggio”), un’altra domanda dei sondaggisti su a chi vada il merito ha smontato senza pieta’ il suo successo. Il 49% della gente ha infatti risposto che “la maggiore responsabilita’ del corrente stato dell’economia” e’ dell’ex presidente Obama, mentre solo il 40% da’ il credito a Trump.

Non c’e’ da stupirsi, anche qui, per la dissociazione evidente tra la percezione della realta’, anche quando e’ la ‘propria’ realta’ concreta, e il mondo della fantasia ideologica di tutti gli interpellati. Basta andare a vedere il tasso di approvazione per Trump, cioe’ di simpatia politica verso di lui e verso il GOP, come e’ stato registrato dalla media dei sondaggi RCP di oggi, 12 gennaio. Lo striminzito credito – il 40% di Quinniapac - assegnato al suo primo anno di lavoro in economia (che e’ stato monumentale: deregolamentazioni, tagli alle tasse con bonus e aumenti di stipendi, disoccupazione ai minimi, boom delle borse), e’ sostanzialmente identico al “voto” generale complessivo su di lui, sulla sua persona: il 39,4% a favore e il 56,4% contro.

I media, e’ scontato, giocano un ruolo rilevante e fazioso nel bastonare Trump e la sua amministrazione tifando per la “resistenza”. Il presidente lo sa, ma ha deciso che lo scontro frontale con i giornalisti – a colpi di tweet che diventano se va bene battute e se va male gaffes - sia la sola strategia giusta. Oggi cosi’, a dominare sui media, anziche’ i progressi dell’economia c’e’ la polemica sulla sua frase indifendibile, offensiva e oggettivamente razzista, sui “paesi di m.da”, in Africa e Haiti, pronunciata durante un dibattito a porte chiuse alla Casa Bianca sulla immigrazione con parlamentari DEM e GOP.

Trump sbaglia se si illude che i fatti – in economia o in politica estera - parleranno per lui nell’arena, influenzabile, inaffidabile, fuori dal suo controllo, della larga opinione pubblica in una societa’ libera e democratica come quella americana. E sbaglia due volte quando fa balenare, come ha fatto in settimana, l’idea di una qualche indefinita misura “anti calunnie”: gia’ oggi esiste negli USA una legge contro le diffamazioni, e non e’ proprio il caso di regalare agli avversari la difesa del Primo Emendamento.

Trump ha uno zoccolo duro del 40% circa, che lo adora comunque. Ma se lo zoccolo si identifica con il tetto futuro dei consensi, come il sondaggio sull’economia per ora dimostra, il presidente non avra’ speranza di far cambiare opinione agli indipendenti, ai moderati, al pubblico fluttuante che pesa ancora per almeno un 20% della gente. Trump non sta conquistando il riconoscimento-approvazione neppure dei tanti cittadini che si stanno godendo, per loro esplicita ammissione, i frutti della sua politica economica. Ma la “discrepanza” del Quinniapac e’ un campanello d’allarme solo se lui la coglie, altrimenti e’ un fiasco destinato a durare e a minare le chance del bis nel 2020.

Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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