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Bimbi cristiani a rischio: vogliono affidarli a una famiglia islamica

Appello del padre al tribunale dei minori di Albenga

Andrea Morigi

Andrea Morigi

A Libero dal 2000, conduttore di Radio Maria, autore del Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo.
Bimbi cristiani a rischio: vogliono affidarli a una famiglia islamica
Convertiti all'islam per ordine di un tribunale italiano. Potrebbe essere questo il destino di due bambini di cinque e tre anni. Per rispettarne la privacy, li chiameremo Luisa e Francesco. Di vero c'è che sono il frutto di un matrimonio misto, fra una donna italiana e un uomo, Khalid Makhlou, di origine marocchina.
Il Tribunale dei Minori  di Albenga, secondo il sito di Al Maghrebiya, avrebbe l'intenzione di assegnare i bambini alle cure di una famiglia affidataria, ma di fede islamica. Una decisione incomprensibile a cui il padre naturale sta tentando di opporsi perché viola la libertà educativa della famiglia d'origine. Lui non vuole che i figli diventino musulmani. Pretende, al contrario, quanto è nel suo diritto, cioè che possano praticare la religione a cui appartengono.
Parlando all'agenzia di stampa Aki-Adnkronos, Khalid denuncia: "I miei figli sono cristiani battezzati, ma essendo io marocchino il Tribunale ha deciso di affidarli a una famiglia musulmana". Una specie di applicazione d'imperio del principio cuius regio eius religio.
Per ora, i due fratellini sono in attesa di un pronunciamento dei magistrati in quanto, secondo alcuni funzionari locali dei servizi sociali, il padre non sarebbe in grado di curarli adeguatamente. Immigrato in Italia da 25 anni e perfettamente integrato nella provincia di Savona, dove fa il muratore, Khalid sospetta in realtà di essere stato discriminato dalle istituzioni italiane per la sua decisione di non imporre la propria religione musulmana ai figli. "Fin quando la mia famiglia non ha avuto problemi, le cose sono andate sempre bene. Io lavoro parecchio per far vivere bene chi mi è vicino e i miei bambini sono amati e ben educati. I miei figli sono cristiani come mia moglie, ma temo che per colpa delle istituzioni italiane presto potrebbero non esserlo più", spiega.
Il suo dramma è iniziato "quando mia moglie si è ammalata e io ho dovuto, per un periodo, far fronte a tutte le necessità dei miei bambini da solo, conciliando con grande difficoltà lavoro e famiglia, viste le molte ore che passavo al lavoro. Ho, ingenuamente a questo punto, chiesto aiuto anche ai servizi sociali che per tutta risposta hanno ritenuto giusto optare per l'affidamento dei miei figli a un'altra famiglia che è musulmana". Khalid non riesce a spiegarsi il criterio di scelta: "Come si fa ad affidare due bambini cristiani a una famiglia musulmana? - si chiede - Il mio terrore e di chi vuole loro bene è che venga fatto loro il lavaggio del cervello e un giorno diventino diversi da come sono oggi".
Il padre dei bambini ce la sta mettendo tutta, cerca di essere presente e fa tutto il possibile per andarli a visitare regolarmente. Ma rifiuta di vederli presso la famiglia affidataria, composta da un'egiziano e da un'italiana convertita all'islam. Preferisce andarli a trovare nella comunità dove vivono con la madre e dove gli è consentito di incontrarli.   Khalid, che comunque svolge un lavoro onesto come operaio edile, potrà presto garantire un ambiente adeguato alla crescita dei  figli, anche con il supporto di altri suoi parenti che risiedono in Italia, in attesa del prossimo ritorno della madre.
Ha portato la propria vicenda a Unomattina, la trasmissione di Raiuno, ma ora intende coinvolgere anche le istituzioni. "Oggi ho parlato con il sindaco di Albenga, Rosalia Guarnieri, che mi ha promesso di avviare un'indagine per capire se i servizi sociali abbiano fatto il loro dovere". "Io non so come definire una decisione del genere - prosegue Khalid - sono due anni che
combatto una guerra senza quartiere per riavere i miei figli o perché vadano in una realtà che non ne pregiudichi la corretta crescita". Il sito Al Maghrebiya intanto preannuncia un'interrogazione parlamentare e una denuncia della deputata del PdL Souad Sbai per capire le ragioni che stanno alla base di questa vicenda che definisce "uno stupro culturale".

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Commenti all'articolo

  • darkstar

    14 Gennaio 2012 - 19:07

    illumina il cervello ! raccomando alla polizia di non risparmiarlo quando si ha a che fare con elementi del genere !

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  • darkstar

    14 Gennaio 2012 - 19:07

    Ma da chi sono composti questi "servizi sociali" che decidono a chi togliere i figli ? Dementi cattocomunisti, come dimostrano queste sentenze.

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