Cerca

La crisi dell'euro

La Grecia torna a votare
Hanno buttato i nostri soldi

Niente accordo sulla formazione di un nuovo governo: alle urne. Inutile la pioggia di miliardi concessi ad Atene. Euro ai minimi: la moneta unica vacilla

Grecia, niente accordo sul nuovo governo

Hanno bruciato i nostri soldi: le tranche di aiuti non sono servite a nulla

Fallisce anche l'ultimo tentativo: la Grecia non avrà un nuovo governo e dovrà tornare al voto. La bandiera bianca è stata alzata dal presidente ellenico Karolos Papoulias: impossibile trovare un accordo tra le forze politiche per la creazione di un nuovo esecutivo. I leader delle formazioni, che oggi - mercoledì 16 maggio -, sono stati ricevuti da Papoulias, hanno spiegato che saranno convocate nuove elezioni: la data più probabile è quella del 17 giugno. Risultato: gettati al vento i miliardi di euro stanziati dall'Ue (35 quelli italiani) e nuovo panico sull'euro. Il presidente del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde è tornata su un concetto che aleggia insistentemente già da qualche giorno: "Se gli impegni di bilancio non dovessero essere onorati, si può pensare a delle appropriate revisioni. Finanziamenti supplementari, più tempo oppure un'uscita ordinata dall'euro". "Spero che la Grecia - ha aggiunto la Lagarde - non esca dall'eurozona ma dobbiamo essere pronti ad ogni eventualità". Le notizie provenienti da Atene hanno avuto immediate ripercussioni sull'euro (sempre più debole) e sulle Borse del Vecchio Continente, che hanno immediatamente virato in negativo e, colpite da raffiche di sospensioni, mettevano a segno pesanti passivi (soprattutto Milano e Madrid).

Nuove elezioni - La convocazione di nuove elezioni è stata poi confermata dal presidente: giovedì a mezzogiorno (ora italiana) Papoulias terrà una nuova riunione con i leader dei partiti per la nomina di un governo facente funzione, un premier ad interim che conduca il disastrato Paese fino alle prossime elezioni. Il leader del partito socialista, Evangelos Venizeols, ha confermato il fallimento dei negoziati per la formazione di una coalizione di governo, auspicando che i greci possano prendere "decisioni mature" al prossimo voto. Il leader del partito di destra Grecia indipendente, panos Kammenos, ha dichiarato: “I partiti in favore del bailout avrebbero preferito formare un governo che avrebbe ulteriormente vessato la nazione piuttosto che trovare una soluzione. Hanno messo sul tavolo una proposta troppo rigida perchè io potessi accettarla”.

Euro giù, spread in volo - La notizia della fumata nera sulla creazione di un nuovo governo in Grecia ha avuto immediate ripercussioni sui mercati. Per quel che concerne l'Italia, le tensioni sullo spread tra Btp e Bund tedesco a 10 anni si sono subito riacutizzate: lo spread ha superato i 440 punti base, per poi sfondare i 450 (a 452) e ritornare sotto quota 450. Il rendimento dei titoli Italiani, dopo l'annuncio del mancato accordo, è salito al 5,98 per cento. A fine giornata lo spread Btp-Bund ha chiuso a 439 punti base, rispetto ai 423 dell'apertura. Lo spread dei bonos spagnoli ha chiuso a quota 487 punti.

Panico in Borsa - L'ellenica fumata nera ha subito coperto di cenere le principali piazze borsistiche europee. L'indice Ahex20 di Atene è passato nell'arco di pochi minuti da un rialzo dell'1,25% a un passivo di 4 punti percentuali (ha chiuso in calo di 3,62 punti percentuali). Male anche Milano, dove è fallito il rimbalzo: a fine giornata il paniere principale Ftse Mib ha lasciato il 2,56% e il complessivo All Share il 2,39 per cento. Giù anche Francoforte che ha perso lo 0,79%, Parigi lo 0,61%, Madrid l'1,60% e Londra lo 0,51 per cento. A Piazza Affari vendite concentrate nel comparto bancario, colpito da una pioggia di sospensioni per eccesso di ribasso. Questi i principali ribassi: Bper -8,79%, Mps -7,40%, Banco popolare -6,77%, Unicredit -5,53%, Intesa sp -5,47%, malgrado i conti positivi, Bpm -4,86%, e Mediobanca -3,92 per cento.

L'ultimo tavolo - All'ultimo tavolo dei negoziati, fallito, avevno preso parte il presidente greco Papoulias e i leader dei cinque principali partiti: Antonis Samaras di Nuova Democrazia (che aveva preso il 19% alle passate elezioni del 6 maggio), Evangelos Venizielos del Pasol, Fotis Kouvelis di Sinistra Democratica, Alexis Tsipras di Syriza (la sinistra radicale) e il leader degli indipendentisti greci. Non erano invece stati convocati al tavolo gli esponenti del partito di ispirazione neonazista Alba Dorata.

Anni sprecati - L'Europa ora è all'angolo. La pioggia di miliardi (gli ultimi, parte di un piano complessivo da 130 miliardi, sono i 4,2 miliardi sbloccati a maggio) con cui il Vecchio Continente ha provato a domare l'incendio ellenico è stata con tutta probabilità inutile. Particolare che riguarda direttamente l'Italia: a inizio anno Mario Monti si è impegnato con l'Ue a versare qualcosa come 35,1 miliardi di euro nelle casse greche. Scriveva il vicedirettore di Libero Franco Bechis due settimane fa: "Secondo gli accordi che l’Italia aveva con la Ue prima dell’arrivo dei governi tecnici, l’aiuto alla Grecia sarebbe stato di circa 3 miliardi di euro da pagare direttamente. Monti ha portato quell’impegno a 35,1 miliardi di euro, emettendo titoli del debito pubblico. Il risultato sarà che il deficit scenderà di 3 miliardi di euro non per merito del governo tecnico, ma per una scelta contabile. E il debito pubblico peggiorerà di 35,1 miliardi di euro, facendo schizzare il parametro debito/pil a quel 123,4% appena annunciato per il 2012".

Trionfo antieuropeista - La Grecia dunque tornerà alle urne e si affermeranno i partiti antieuropeisti. Il destino del Paese è quello di una veloce uscita dall'euro e di un possibile ritorno alla dracma: una soluzione che i vertici della Ue vogliono scongiurare per i possibili effetti a cascata che potrebbe avere. Il futuro dell'Europa e della moneta unica, nonostante le dichiarazioni di facciata, sono appesi a un filo.

atene, grecia

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • decibel

    15 Maggio 2012 - 22:10

    l'Ue deve mettersi in testa che l'euro è fallito, un po' perchè la moneta è troppo forte, vuoi perchè la germania la fa da padrone e tutti gli altri ci stanno rimettendo, con troppi sacrifici. Allora via l'euro per tutti, in modo ponderato, senza dazi o scellerate varie che ho letto, si ritorna al passato e si programma come pagare i debiti, senza però farne di nuovi, una svalutazione per tutti significa che la svalutazione è meno forte se solo per uno stato. A fanculo la merckel, a fanculo l'euro, a fanculo la BCE (liquidare la BCE, anadate a lavorare). Proporrei per questo un REFERENDUM EUROPEO per tutti gli stati che adottano l'euro, per scegliere l'eliminazione dell'euro o se invece vogliamo continuare così a morire di fame.

    Report

    Rispondi

  • Liberopensatore1950

    15 Maggio 2012 - 21:09

    A Ballarò, ho appena ascoltato la Dr.ssa Kostoris, economista, la quale ha testè affermato che se la Grecia torna alla Dracma, siccome i debiti sono in Euro e la Dracma, svalutata del 60/70% non riuscirà a pagare il debito; stamperanno moneta che induce inflazione, ecc... Ma, scusate, quando siamo passati all'Euro, come i Greci, ci hanno rivalutato la Lira del 60/70% ? Mi sembra d'avere a che fare con truffatori Istituzionali ed usurai, paramafiosi. Non so per quale motivo mi è venuto in mente Grillo.

    Report

    Rispondi

  • masbalde

    15 Maggio 2012 - 21:09

    Se Monti, senza la legittimazione a governare non essendo mai stato eletto, ha inteso donare alla Grecia 35 miliardi di Euro appena prelevati agli Italiani con supertasse criminali (perchè hanno provocato molti suicidi), ebbene, avendoli gettati al vento, che li paghi con il suo patrimonio personale, insieme a quello dei suoi ministri, se non basta, anche quello di Napolitano.

    Report

    Rispondi

  • sparviero

    15 Maggio 2012 - 21:09

    Allo stato attuale delle cose non è possibile operare alcuna scelta. I vari esempi di pusillanimità e ruberia tanto cari alla marmaglia di DISONOREVOLI che abbiamo ahimè ogni giorno sotto gli occhi hanno spento anche la più flebile speranza che si possa costruire un domani e vivere in una democrazia degna di tale nome. Occorrerebbe destituire interamente l'attuale e sempiterna "sottoclasse politica" sostituendola con rappresentanti votati dai cittadini senza mediazioni ne ingerenze, per far respirare nuovamente questo povero paese ammorbato dalla puzza di tali salme. NON VOTARE, POI SI VEDRA'

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog