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Il disastro

SVENDITA ITALIA Ecco le 830 aziende che abbiamo ceduto per la crisi

SVENDITA ITALIA Ecco le 830 aziende che abbiamo ceduto per la crisi

Il made in Italy non muore. Cambia pelle e soprattutto proprietà. Dal primo gennaio 2008 a oggi sono passate in mani straniere ben 830 aziende italiane per una valore complessivo di poco superiore ai 101 miliardi di euro. Cifra che arriva tranquillamente a 115 miliardi, dal momento che nelle operazioni più piccole gli importi della cessione non sono dichiarati. Nello stesso periodo (tabelle e approfondimenti domani su Libero) lo shopping italiano all’estero si è fermato a circa 340 prede per un capitale più o meno di 65 miliardi. Nel primo caso l’attenzione è concentrata soprattutto sul lusso e sul settore retail, nel secondo caso, quando siamo noi a investire, c’è molta chimica, farmaceutica e industria connessa alle automobili. Un caso su tutti Fiat a Detroit.

Vi proponiamo l’elenco nominativo di tutte le acquisizioni, fatto esclusione per il mondo delle Pmi. Una lista che meglio di tanti racconti e articoli permette di individuare i settori interessati e anche le strategie sottostanti. Si tratta di un lavoro giornalistico (nell’elenco ci sono anche acquirenti con capitale misto italiano ed estero) e non di una dettagliata analisi di mercato. Abbiamo la consapevolezza di non proporre una ricostruzione da laboratorio scientifico, ma tanto basta - a nostro avviso - per comprendere quali effetti il nuovo made in Italy avrà sulla nostra economia e quali ripercussioni la maggior parte delle operazioni avranno - o potranno avere - sul nostro Pil.

Da un lato l’impoverimento della capacità industriale del Paese è frutto di mala politica, troppi sussidi, zero infrastrutture e alte tasse assieme a una scarsa lungimiranza di imprenditori che non hanno saputo capitalizzare le proprie creazioni, ma dall’altro va sottolineato che su 830 poco più di una ottantina sono acquisizioni di natura finanziaria: le altre sono legate a imprese con Dna prettamente industriale e quindi, generalmente, con progetti di crescita. Con la trasformazione dell’export e l’unificazione -sotto questo profilo - dell’Europa la crescita industriale passa ormai quasi esclusivamente attraverso le acquisizioni. E il made in Italy frammentato non avrebbe più avuto speranza non solo di crescere, ma spesso anche di vivere. L’Italia, dunque, nella globalizzazione ci mette la conoscenza, gli stranieri la distribuzione. E sempre più spesso i soldi. Si può notare che negli ultimi anni lo shopping straniero lungo la penisola è aumentato. Al contrario si è assistito a una diminuzione delle acquisizioni Italia su Italia. Perché, come detto sopra, si è aggiunto un terzo pilastro fondamentale: la liquidità che a noi manca. I Paesi che più stanno scommettendo sull’Italia sono Francia, Usa, Germania, Russia, Corea del Sud e la galassia emiratina. 

 

 

In generale si può dire che più del 40% delle acquisizioni ha toccato il mondo del retail. Lusso, moda, design, alimentari, grande distribuzione. A seguire il manifatturiero e solo in fondo le partecipazioni in banche e nel mondo dei servizi finanziari. La moda risulta la più pagata. Bulgari è stata acquistata da Lvmh per 4,4 miliardi di euro. Per l’83% di Parmalat, con 4,3 miliardi il giro d’affari, la francese Lactalis ha stanziato 3,7 miliardi. Per l’80% di Loro Piana (630 milioni di fatturato) Lvmh ha investito due miliardi. Poi 1,9 miliardi stanziati da General Electric per Avio, 1,6 miliardi da Edf per Edison, oltre un miliardo dall’americana First Reserve per la minoranza di Ansaldo Energia. A seguire Valentino, Pomellato, Krizia, Pal Zilieri. Per tutti c’è stato o si prospetta un rilancio. Ovviamente non finisce qui. Il perdurare della crisi espone sempre più l’Italia allo shopping estero. Il 2014 ci riserverà molte novità nel bancario, con Alitalia e con alcuni asset in perdita delle big di Stato. 


di Claudio Antonelli

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Commenti all'articolo

  • helgen

    08 Marzo 2014 - 13:01

    Terribile. Come terribile è ciò che accade in Grecia. Cifre alla mano, gli orrori del nazismo erano roba da dilettanti in confronto. Ma non chiamiamola "crisi". Chiamiamola col suo vero nome: EURO. E vediamo di porre fine all'incubo.

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  • helgen

    08 Marzo 2014 - 13:01

    Terribile. Come terribile è ciò che accade in Grecia. Il nazismo era roba da dilettanti in confronto. Ma non chiamiamola "crisi" - chiamiamola col suo vero nome: EURO.

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  • Oscar1954

    08 Marzo 2014 - 11:11

    E' il risultato della guerra al massacro fatta dai comunisti per raggiungere il potere a tutti costi. E adesso, coloro che sono senza lavoro, vadano a chiedere da mangiare ai fautori di tale massacro e cioè i vari D'Alema, Bindi, Veltroni, Occhetto, Rutelli etc, etc,

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  • arwen

    07 Marzo 2014 - 13:01

    Alle quali vanno aggiunte le centinaia che hanno delocalizzato. Italia, un grande successo!

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    • gmfarneti40

      09 Marzo 2014 - 12:12

      Nei tanti dibattiti che mi capita di ascoltare, non c’è mai nessuno che dice che l’impoverimento degli italiani è iniziato con l’entrata in vigore dell’euro. Immediatamente, con quel rapporto di cambio, il reddito degli italiani ha perso il 50%. Inoltre, io che ho fatto sempre la spesa per la famiglia, posso assicurare che il giorno prima della conversione tutto il commercio (grane e piccola distr

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