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Siamo circondati

Tasse, pagare di meno
Le offerte agli italiani
di Svizzera, Macedonia e Serbia

I confini dell'Italia

Dal 2000 al 2011 circa 27mila aziende italiane hanno delocalizzato. Nel 2012, forse nella speranza che la crisi potesse scemare, il trend è rallentato. Poi la fuga è ripresa per via di quello che in gergo si chiama marketing territoriale, cosa sconosciuta in Italia. Da mesi tutte le regioni industrializzate del Nord sono bersaglio di una capillare propaganda dei territori di confine che invita le aziende a collocare oltralpe o nei Balcani eventuali iniziative industriali. Francia, Austria, Serbia e tutto l’Est hanno incrementato il personale delle agenzie specializzate per convincere gli industriali tricolore a investire da loro. Fornendo un servizio ancora più su misura rispetto a quanto avveniva fino al 2007. Nel 2012 nel  Canton Ticino (in controtendenza rispetto allo Stato Federale dove il calo è stato dello 0,75 per cento) si è registrato un aumento del 18,7 per cento delle aziende iscritte al registro di commercio, per un totale di 2.797 unità. Gran parte italiane. Non si può imporre all’acqua di arrampicarsi e allo stesso tempo non si può evitare la fuga delle aziende verso i nostri vicini di casa. Da noi crescono le tasse, scende il gettito e peggiorano i servizi. I nostri vicini di casa fanno l’inverso. In Svizzera, Austria, Albania, Macedonia, Slovenia e Serbia il termine fisco viene affiancato a cordialità. Perché non si tratta di reprimere, ma di attrarre.

Gli esempi  In Carinzia servono sette giorni per una concessione edilizia e 80 per un impianto industriale, l’Irap non esiste mentre ci sono finanziamenti fino al 25% dei costi a chi decide di investire in ricerca e sviluppo. Basse tasse e costo del lavoro anche a Lubiana, mentre i Cantoni svizzeri costretti a farsi concorrenza reciproca si sono specializzati negli ultimi quattro anni a fornire servizi ad hoc per le piccole e medie imprese. Coira, il capoluogo dei Grigioni, è tra le più agguerrite. Non tanto in termini di imposte basse e di costi deducibili, ma di servizi alle imprese.  I comuni costruiscono zone industriali e vendono o affittano alle aziende direttamente capannoni compresi di allacciamenti. Con incentivi legati agli investimenti e alle assunzioni, secondo il lungimirante principio contribuire al Pil pagare meno tasse e oneri. Trattano i costi dell’energia per conto delle imprese e soprattutto si sono dotati di squadre di professionisti che affiancano gratuitamente l’imprenditore nello svolgere le (poche) pratiche burocratiche. L’obiettivo è lasciare che il tempo sia dedicato al lavoro. E non come in Italia alle (quasi sempre) inutili scartoffie. Ma a far concorrenza all’Italia ora non sono solo i Paesi a nord delle Alpi. Nella classifica della banca Mondiale dei migliori Paesi dove fare affari hanno fatto balzi in avanti anche piccole nazioni dei Balcani. 

Nuovi concorrenti In primis Macedonia e Albania. Secondo i dati 2010 della Banca centrale albanese, un operaio guadagna al mese dai 170 ai 425 euro, un ingegnere dai 253 ai 630 euro, un dirigente da 550 a 1.354 euro. Ora il governo di Tirana vuole confermare per altri dieci anni la flat-tax al 10%, stimolare le free zone e soprattutto rendere ancora più appetibile il costo del lavoro. Già il cuneo fiscale da quella parte dell’Adriatico non supera il 14%. L’obiettivo è scendere di un terzo e intercettare nuovi investimenti esteri diretti in modo da superare la crisi dei principali Paesi partner: Grecia e Italia.  Per capirsi nella classifica Doing business 2012, la tutela degli investimenti è al 16esimo posto su 183, le possibilità di ottenere un prestito bancario sono al 24esimo posto, più di quanto accade in Italia (rispettivamente al 65esimo e 98esimo posto per giudizio. Ancora meglio è riuscita a fare Skopje che  a partire dal 2006 ha rinnovato l’intero sistema fiscale e burocratico. In Macedonia sono già presenti oltre 100 imprese italiane proprio perché gli investimenti esteri sono incentivati come forse non succede in nessun altra nazione. Tassazione zero per dieci anni nelle zone franche. Esenzione totale del pagamento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) e dei diritti doganali in caso di produzione destinata all’esportazione. Concessione di terreni fino a 99 anni a tassi molto favorevoli. Connessione gratuita ai sistemi di erogazione di servizi: acqua luce e gas. Nessuna imposta sull’utile non distribuito. Manodopera altamente qualificata a 700 euro lordi, cuneo fiscale del 27% e costituzione e registrazione di nuove imprese, di qualunque forma giuridica, in solo quattro ore. In Italia servono ancora 40 moduli e altrettanti giorni.

di Claudio Antonelli 

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Commenti all'articolo

  • xxlucaxx

    18 Giugno 2013 - 15:03

    ma se proprio i nostri politici non ci arrivano almeno non possono provare a copiare i nostri vicini di casa?????

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  • gianko

    09 Giugno 2013 - 18:06

    ai talebani fiscali, magari impiegati pubblici che vivono con le ns. tasse e le cui trattenute fiscali che lo stato si cucca IN REALTA' LE PAGHIAMO SEMPRE NOI? (la famosa *partita di giro* che la stragrande maggioranza degli itaglioti imbecilli non ha ancora capito cosa sia.. o fa finta xchè gli conviene).. un bel copiaincolla del prof. L. De Marchi (purtroppo defunto)"..COME HO ALTRE VOLTE ACCENNATO, LA VERA LOTTA DI CLASSE DEL NOSTRO TEMPO È QUELLA CHE CONTRAPPONE LA VERA CLASSE SFRUTTATA, CIOÈ I LAVORATORI DIPENDENTI E INDIPENDENTI DEL PRIVATO, ALLA VERA CLASSE SFRUTTATRICE, CIOÈ *LA BUROCRAZIA PARASSITARIA CON I SUOI PADRINI POLITICI DEI PARTITI STATALISTI..*" quindi è di prammatica un bel **C'AGH GNISS UN KENKER**

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  • ubik

    03 Giugno 2013 - 13:01

    a delocalizzare libero? Potreste andare a scrivere in tanzania

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  • imahfu

    01 Giugno 2013 - 19:07

    Rimettere ordine con alleggerire la burocrazia, ecc. ecc. (é stato detto in extenso da chi mi ha preceduto) richiede del tempo. Ma oggi urge il lavoro, percio' la fiscalità assume la sua importanza. Nel contempo occorre fare attenzione alle attrattive. Esse servono ad ''attirare'' poi, in seguito... (fu il caso dell'Irlanda). Occorre inoltre fare attenzione: troppe produzioni richiedono dapprima un mercato interno che, di certo, Albania e Serbia non hanno. Dipendere dall'esport é un pericolo immane. La mia professione mi ha riempito di esempi del genere.

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