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L'editoriale

Fornero troppo "busy". Noi continuiamo a inseguirla

In giro tra Napoli e Trento, il ministro non ha tempo di occuparsi del mezzo milione di ricongiunti che rischiano la pensione. La capiamo, ma la cercheremo fino a quando ci darà una risposta

16 Novembre 2012

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Per fare il ministro ci vuole un fisico bestiale. Uno la mattina si alza e deve girare come una trottola, passando da un convegno a un’intervista, da una conferenza stampa a un talk show. Prendete ad esempio la responsabile del welfare Elsa Fornero. Nell’ultima settimana  è stata costretta a recarsi a Napoli, rimanendovi due giorni, per lanciare il progetto italo-tedesco sul tema dell’apprendistato, appuntamento attesissimo che l’ha tenuta occupata con relazioni, incontri sindacali e perfino giornalistici, ai quali  - si sa – chiunque si sottrarrebbe volentieri, preferendo un’appendicectomia all’incontro con i cronisti.  Altri due giorni  la signora invece li ha trascorsi ad Amsterdam a spiegare agli olandesi e agli stranieri colà convenuti la riforma italiana delle pensioni. Rientrata dal Paese dei mulini a vento, la ministra è ora annunciata a Trento, per uno stimolante convegno dal titolo «Giovani, facciamo ingranare il futuro». Insomma, una vita d’inferno, senza un attimo di riposo e di silenzio. Già, perché a questi incontri tocca pure dichiarare.

Di fronte a un’agenda così affollata e piena zeppa di impegni in angoli diversi d’Italia e d’Europa, ieri ci siamo un po’ vergognati di noi stessi e della nostra petulante insistenza per ricevere una risposta dalla numero uno del ministero del Lavoro. Comprendiamo infatti  che di fronte ad appuntamenti di tale rilievo, chiunque troverebbe poco tempo per occuparsi del nostro assillo quotidiano ovvero di quel mezzo milione di italiani (secondo alcuni sono di più) che hanno scoperto di dover pagare per avere la pensione.  Intendiamoci: non la mancia che magari uno è anche disposto a dare sottobanco all’impiegato che promette di sveltire la pratica previdenziale. I mille o duemila euro per evitare che la richiesta venga sepolta sotto il cumulo di altre domande non si negano a nessuno. Il problema è che qui, per quei cinquecentomila disgraziati che sono finiti negli ingranaggi della riforma, il vitalizio deve essere riscattato con centinaia di migliaia di euro, una somma che chiunque avesse si terrebbe ben stretta, soprattutto in periodi così grami, in cui con la sola pensione si  fatica ad arrivare a fine mese.

La storia del mezzo milione di sfortunati la andiamo raccontando da giorni, cercando di capire che cosa hanno intenzione di fare i vertici del ministero e quelli dell’Inps per risolvere il problema e restituire un po’ di tranquillità a signori e signore la cui pensione è tenuta in ostaggio e verrà liberata solo previo pagamento di un riscatto. Uno Stato per bene non rapisce ciò che è dovuto, ma in questo paese purtroppo non esiste uno Stato per bene e dunque è facile che dopo aver pattuito con i cittadini qualcosa lo stesso Stato si rimangi la parola. Che poi è quel che è successo con la ricongiunzioni, cioè con i contributi versati a enti diversi. Invece di garantire la possibilità di rimettere insieme le «marchette» senza ulteriori pagamenti, così come promesso, lo Stato ora pretende altri soldi.

È l’effetto di una legge fatta poco prima che il governo Berlusconi si dimettesse allo scopo di  impedire che si passasse da un regime all’altro lucrandone i vantaggi. Ma il meccanismo si è rivelato perverso e invece di evitare che i furbi ne approfittassero, ha punito gli onesti, coloro i quali hanno cambiato ente o sistema di contribuzione nel corso di quarant’anni di lavoro. Ora, uno potrebbe pensare che sono affari degli sfortunati rimasti vittime della riforma e la cosa non riguarda che loro, ma non è così. 

Il numero di persone che nel corso della propria vita si trasferiscono da un posto all’altro è in aumento e nel futuro lo sarà ancora di più. È probabile dunque che nel giro di un decennio una moltitudine di lavoratori avrà versato contributi a enti o gestioni diverse, andando incontro ai medesimi problemi in cui oggi sono incappati i cittadini che chiedono di ricongiungere la propria pensione. E se non si risolve adesso la questione in tanti corrono il rischio di non riuscire ad ottenere l’agognato assegno o di averlo solo in cambio del famoso riscatto: cento o duecento migliaia di euro. 

Certo, comprendiamo che per un ministro che in Trentino è impegnato a «ingranare il futuro» per conto dei giovani e a Napoli presenta un progetto italo-tedesco  con l’obiettivo di  «Lavorare insieme per l’occupazione dei giovani», tutte queste faccende di vitalizi che non si ricongiungono sono quisquilie, robetta che riguarda un po’ di pensionati da rottamare. E come dicevamo fin dall’inizio, sappiamo che la vita di un ministro è complicata e al punto che a volte il responsabile del welfare è costretto a volare in Olanda. Però ci permettiamo di insistere. Anzi, di annunciare che anche domani e dopodomani e dopo domani l’altro inseguiremo Elsa Fornero  nell’intento di ottenere la risposta alla nostra domanda: che ha intenzione di fare per chi è ricattato dalla riforma previdenziale? E a meno che non scappi ad Amsterdam ci auguriamo di ottenere una sua dichiarazione.

di Maurizio Belpietro

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