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L'editoriale

Monti si candida a vice di Casini

Il Prof "accetta" di fare il leader dei centristi, ma in realtà si piega a ogni condizione dell'Udc

28 Dicembre 2012

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Alla faccia di quanti credono a un Mario Monti che non dorma la notte pensando allo spread e passi le giornate a studiare come far crescere l’economia italiana, ieri il presidente del Consiglio ha trascorso gran parte del suo tempo in una riunione segreta per decidere chi candidare e chi no alle prossime elezioni. Altro che bene dell’Italia. Il sobrio premier pensa solo ai fatti suoi, in questo caso alla sua lista e al modo per non essere costretto a mollare la poltrona.  Sono passati pochi giorni dalla conferenza stampa in cui l’ex rettore della Bocconi celebrava il suo primo anno di governo sostenendo di essere una riserva a disposizione del Paese, ma sono bastati a cambiare lo scenario politico. Il presidente, che sembrava pronto al passo indietro, ora sgomita per salire in politica, come dice lui, e annuncia la sua candidatura dicendosi disponibile a guidare la coalizione centrista. 

L’ascensione (sarà questa immagine ad aver scaldato i cuori dei vescovi e ad aver indotto gli alti prelati a confondere Monti con un novello Salvatore?) lo ha spinto a dimenticare il suo ruolo di tecnico super partes per gettarsi a corpo morto nella mischia, confondendo Palazzo Chigi con la sede del suo partito. La casa del governo è diventata infatti la casa delle riunioni con l’Udc e gli altri alleati che partecipano all’impresa. Come riferiva pochi giorni fa il Corriere della Sera, la segretaria del premier si dedica anima e corpo  alle ambizioni politiche del professore e scopriamo che pure l’Agcom è al servizio dell’uomo che solo pochi mesi fa annunciava al mondo di voler tornare presto ai suoi amati studi. L’agenzia che vigila sulle comunicazioni ieri ha infatti varato in fretta e furia una misura per consentire al capo del governo di andare in televisione nonostante non sia candidato. Una legge ad personam, perché l’unico altro esponente politico che non figuri in lista è Beppe Grillo, il quale notoriamente non ha alcuna intenzione di passare il proprio tempo negli studi televisivi. Dunque prepariamoci alle repliche delle allegrissime conferenze del sobrio presidente del Consiglio. Il quale con il suo linguaggio brillante e coinvolgente ci spiegherà come ha salvato l’Italia e come intende completare l’opera negli anni a venire.

Per ora, mentre Monti si occupa della sua carriera politica, ci tocca però registrare gli effetti di tanto impegno. L’aver profuso tutte le energie per ridurre gli sprechi e contenere la spesa pubblica sta producendo i primi risultati. Ne dà notizia la Consip, la quale, in vista del ridimensionamento degli uffici pubblici voluto dal governo, ha indetto una gara per la fornitura di nuovi arredi per la pubblica amministrazione. Si tratta di una prima tranche di scrivanie e armadi del valore di 58 milioni di euro, un «risparmio» che a conti fatti costerà allo Stato 160 milioni in tutto. Tale infatti è la previsione di spesa stimata dalla centrale acquisti della pubblica amministrazione per «ottimizzare» gli uffici, cioè per consentire un futuro contenimento dei costi.

Certo, conoscendo la macchina dello Stato, c’è da essere un po’ diffidenti sulla possibilità di raggiungere davvero l’obiettivo di ridurre la spesa pubblica: per ora si spende, per i risparmi si vedrà. Il rischio di ritrovarci fra qualche tempo con costi più elevati di prima è dunque piuttosto concreto. Basti vedere quel che è accaduto nel primo anno di Monti. Nonostante gli annunci, la nomina di un sottosegretario addetto ai tagli e la designazione di un commissario straordinario con licenza di usare le forbici, la spesa invece di ridursi è cresciuta.

Magie delle pubblica amministrazione, che ora però potrebbero ripetersi, soprattutto se davvero l’anno nuovo si aprirà con la riconferma di Mario Monti a Palazzo. La sua agenda non è la Bibbia dell’economia e neppure il Nuovo testamento per la resurrezione dell’Italia. Al massimo si tratta di  una lista di buoni propositi, pochi dei quali però hanno la possibilità di essere messi in pratica. La delusione per il manifesto economico del premier è stata tale che neppure i suoi colleghi professori hanno potuto trattenersi. Alcuni tra i più stimati economisti del momento, da Zingales a Giavazzi, passando per Alesina, sui principali giornali hanno scritto editoriali grondanti disappunto, per non dire scoramento. Dopo un anno e tanta retorica, anche loro si sono resi conto che, con Monti, sotto il loden niente. Anzi: qualcosa c’è ed è quella vecchia volpe di Pier Ferdinando Casini. L’unico che in questo affare sia riuscito a guadagnare qualcosa: avendogli fatto digerire  la sua lista e i suoi candidati, la volpe ora tiene il premier al guinzaglio.

di Maurizio Belpietro

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