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Crisi

La Grecia rivuole i professori. E l'uscita dall'euro non è più tabù

Atene non è in grado di darsi un esecutivo politico. Venizelos: "Lavoriamo per un governo tecnico". Domani riunione decisiva, si va verso una grande coalizione. Esclusa solo l'estrema destra

Governo tecnico ad Atene

Il leader del Pasok Evangelos Venizelos: "Lavoriamo per un governo tecnico"

In Grecia vogliono ancora i professori. L'ultima spiaggia di Atene, uscita da una tornata elettorale che ha spappolato i partiti maggiori rendendo impossibile la formazione di un governo politico, è il ricorso ai tecnici. Lo ha ammesso il leader del socialista Pasok, Evangelos Venizelos: "Adesso puntiamo a fare un governo di tecnocrati". Si inizierà domani a mezzogiorno, quando il capo dello Stato Karolos Papoulias presiederà una riunione con i leader di tutti i partiti eletti in Parlamento per trovare l'intesa su un esecutivo formato da personalità non politiche. Una grande coalizione, con l'esclusione dell'estrema destra di Alba Dorata, che punta di fatto a ricreare quanto accaduto in Italia con Mario Monti e, bene non dimenticarlo, tornare all'appendice tecnica dell'ultima legislatura greca, con l'ex vice presidente della Banca Centrale Europea Lucas Papademos divenuto premier nel novembre 2011 per blindare la manovra lacrime e crisi che ha garantito ad Atene le tranche di aiuti economici dall'Ue.

Fuori dall'euro? - Allora Pasok e Nea Dimokratia si affidarono a un euroburocrate come Papademos per garantirsi il soccorso di Bruxelles assicurando la permanenza nell'euro. Oggi, paradossalmente, potrebbero affidarsi ad un altro tecnico per fare il contrario: uscire dall'euro, tornare alla dracma pur restando nell'Eurozona. "La Grecia non può uscire dall'Eurozona ma può abbandonare l'Unione Europea e quindi la moneta unica, i trattati lo prevedono", ha spiegato oggi durante i lavori dell’Eurogruppo il ministro delle Finanze austriaco Maria Fekter. Parole pesanti, che arrivano a poche ore (e non è un caso) dal ko di Angela Merkel nelle elzioni nel Nordreno-Vestfalia. Il cancelliere tedesco, da sempre baluardo del rigore europeo e contrario a uno sfaldamento dell'area della moneta unica, oggi è più debole. E probabilmente non potrà più essere l'unica a dettare la linea. E' per questo che i falchi del "mors tua (o della Grecia) vita mea", dall'Austria all'Olanda, spingono sull'acceleratore. Dalla loro gioca anche la volontà dei greci (politici ed elettori), sempre più convinti che la loro sopravvivenza dipenda dall'abbandono del capestro europeo.

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