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Intolleranza

L'Islam censura l'arte in Tunisia: ecco i frutti della Primavera araba

Critiche, proteste e minacce per le opere esposte alla Fiera dell'Arte Moderna di La Marsa: la religione non si può (ancora) toccare

L'Islam censura l'arte in Tunisia: ecco i frutti della Primavera araba

di Carlo Franza

Tempi duri nei paesi dell'Africa mediterranea dove sono scoppiate le rivoluzioni della cosiddetta primavera araba che non hanno portato nessun raggio di sole ma solo un precoce inverno per la cultura e l'arte. Persino in taluni paesi abbastanza occidentalizzati come la Tunisia tutto è cambiato in pochi mesi. L'arte ne è il termometro certo. Sentite cosa s'è verificato. A 25 km dall'antica Cartagine, meglio dire da Tunisi, nella città di La Marsa, palazzo Abdelia, annualmente si tiene la Fiera dell'Arte Moderna, mostra d'arte che quest'anno ha fatto verificare tafferugli di spropositata violenza, con artisti impauriti e dice Amal Ben Attia, una bellissima ragazza ventinovenne, artista di chiara fama  laureatasi all'Istituto Universitario delle Belle Arti di Tunisi: "Abbiamo avuto davvero paura... la situazione è stata tesissima... l'ambiente apocalittico". Infatti, 60 poliziotti feriti, 160 persone arrestate, un morto e una lista di "artisti da uccidere" su internet. Ebbene la Tunisia post-rivoluzionaria contesta la libertà di espressione, censura l'arte, pretende di imporre nuovamente il Medioevo. Secondo gli islamici nella mostra nel Palazzo Abdelia si è consumato un fatto culturale con opere che "offendono la sensibilità religiosa dei musulmani", dove da sempre negli anni precedenti – essendoci stato molte volte per seguirne le novità - l'evento aveva attirato una  marea di visitatori ed esperti liberali e laici. Cosa c'era di esposto? Ecco anzitutto l'opera che rappresentava una lapidazione, realizzata dall'artista Amal Ben Attia, perché uccidere con pietre "non così grandi da provocare subito la morte e non così piccole da non provocare danni" come prescrive la legge islamica Sharia per reati di blasfemia, opinione, apostasia, infedeltà coniugale o impurità a seguito di stupro, non è criminale, mentre è criminale denunciare ciò con scritti o opere artistiche.

Succede poi che Al Quaradawi, maitre à penser dei Fratelli Musulmani, il partito che ormai ha la meglio ad iniziare dall'Egitto e lo stesso che controlla le moschee italiane e parte di quelle francesi, inizialmente a favore ne ha preso le distanze, e addirittura il Ministro della Cultura tunisino Medhi Mabrouk intende denunciare Amal Ben Attia per "offesa ai valori sacri", ovvero per aver messo in opera un'installazione che documenta la lapidazione così come avviene in tutto il mondo islamico. E dire che qualche mese fa lo stesso Mabrouk prometteva che "in Tunisia non ci sarebbe stata più tutela della cultura,che la politica culturale non avrebbe riflesso l'orientamento di nessun partito, ma sarebbe stata l'espressione di una cultura libera che avrebbe contributo alla fioritura artistica del popolo della rivoluzione". Menzogne. Classica taqya ovvero la menzogna sacra che può essere usata nell'interesse dell'Islam. Pensate, ora gli islamici intendono dettare legge anche in fatto di arte. E che farebbero allora al nostro Maurizio Cattelan? Oltre a quest'opera di Amal Ben Attia in mostra ce ne sono state altre prese d'assalto. L'artista Faten Gaddes ci ha dato modo di vedere rappresentata una donna nuda con il sesso nascosto da un piatto di couscous, io da "critico d'arte" la leggo così: la donna non può esercitare liberamente la sua sessualità; dietro ad essa tanti uomini barbuti che se la gustano e se la sgranano con gli occhi. E ancora di Gaddes l'opera ring: dal  soffitto della palestra pendono dei punching-ball  e su di essi dipinti i volti di una musulmana, di una cristiana e di un'ebrea, segno del disprezzo delle religioni monoteiste per le donne.

E pensare che quest'opera è stata bruciata  dagli islamici accorsi alla mostra, e ancora più imbufaliti hanno giurato la morte all'artista Mohamed ben Slama per l'opera in cui è rappresentato uno scolaro dalla cui cartella esce una fila di formiche che formano la parola Bismillah (alla gloria di Allah), chiaro significato dell'indottrinamento precoce che si fa ai piccoli allievi. Anche da noi in Italia abbiamo avuto immagini sacre realizzate ironicamente dall'illustrissimo Emilio Isgrò, come ad esempio la Madonna immacolata invasa da formiche, ma non per questo l'artista è stato scomunicato da Santa Madre Chiesa. Senza dimenticare infine l'opera di Moufida Fehdlia in cui ha dipinto un Superman barbuto che si porta via sottobraccio, di peso, un islamico che pare avatar di Muhammad. Agli artisti tunisini non resta che venire in Italia ed esporre la loro arte alla prossima Biennale di Venezia, forse l'Europa saprà prendere coscienza che l'opinione pubblica e la critica sviluppatasi con l'Illuminismo è un bene da salvaguardare. 

 

 

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