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Caso Orlandi, in fuga il prete indagato:
il monsignore asserragliato in casa

L'ex rettore di Sant'Apollinare, accusato di concorso nel sequestro di Emanuela, si è rinchiuso nella natìa Perugia

L'autodifesa: "Sono assolutamente tranquillo, non ho niente da nascondere"
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Emanuela Orlandi, scomparsa dalla Città del Vaticano il 22 giugno 1983

«Sono assolutamente tranquillo, non ho nulla da nascondere». Poche parole, poi il nulla. Perché, non appena appresa la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per concorso nel sequestro di Emanuela Orlandi, monsignor Pietro Vergari ha lasciato in tutta fretta la casa di Turania, il paesino del reatino dove vive ormai da anni. Non ha nulla da nascondere l’ex rettore della Basilica di Sant’Apollinare. Eppure, all’indomani dell’avviso di garanzia, è come svanito nel nulla. «Qui non c’è, se n’è andato in macchina, le finestre sono chiuse, è chiaro che non tornerà per adesso», dicono i residenti di piazza Umberto I, indicando il balcone al civico 2. «Sicuramente sarà andato a Sigillo, il suo paese d’origine in provincia di Perugia». E così seguiamo le sue tracce, fino alla piccola cittadina che ha dato i natali al monsignore oggi sotto accusa. Una piccola casa lasciatagli da suo padre, proprio davanti alla chiesa, in via Fazi numero 40. Poco prima di arrivare nel paesino una strada richiama alla mente i misteri che avvolgono il prete: Sant'Apollinaire, come la basilica che Vergari ha amministrato e in cui è tumulato il boss della Banda della Magliana, Enrico De Pedis. «No, non l’abbiamo visto», dicono i sigillani. Al citofono non risponde nessuno, però le persiane sono aperte. «Inutile continuare a suonare», dicono due signore che attendono la messa delle 18. «A Sigillo non c’è». Poi Enzo, un residente, ci avvicina e ci rivela: «Vergari è qui, è chiuso in casa, non apre a nessuno, non vuole parlare». E a riprova della presenza del prete che fugge ci porta in una piazzetta isolata, dove è parcheggiata la Punto targata Roma del monsignore. «Lo conosco da quando avevamo 4 anni», spiega l'anziano, «però non ho più rapporti con lui, perché non mi piace». Alcuni lo dipingono come un tipo controverso, uno che potrebbe tranquillamente celare i segreti del Vaticano. 

Per altri, invece, lui è solo il capro espiatorio, uno che ha ricevuto ordini dall’alto e li ha eseguiti. In un caso o nell’altro monsignor Vergari non ha intenzione di parlare, non vuole spiegare, non vuole giustificarsi. Ha 86 anni e preferisce scappare, restare nascosto dietro le tende della casetta di via Fazi. E chissà se si celerà dietro lo stesso silenzio anche quando sarà di fronte ai magistrati che lo interrogheranno in merito alla scomparsa di Emanuela Orlandi, svanita nel nulla il 22 giugno del 1983. Vergari ha 86 anni e, qualora ne sia al corrente, potrebbe portarsi nella tomba i segreti e i misteri di quella sparizione, l’eventuale coinvolgimento della Banda della Magliana nel rapimento della figlia del messo pontificio.  Si nasconde  dietro un portone  perché indagato per concorso nel sequestro di una ragazzina. La porta della sua chiesa, invece, Vergari l’ha aperta  a chiunque, anche a Renatino, che da boss è passato per benefattore. «Don Pietro non ha mai fatto mistero dell’amicizia con De Pedis», ha raccontato Marcello, un abitante di Turania, «lui ha sempre detto che la storia non è quella che raccontano». Don Vergari però fugge, e la storia che tutti vorrebbero conoscere non la racconta nemmeno lui, che da parroco di una piccola chiesa romana a Casalbertone negli anni ’70 (quando in cella di esponenti della Banda ce n’erano)  è diventato cappellano del carcere e poi rettore di Sant’Apollinare. Nella sua chiesa gli inquirenti, che prima di iscrivere il prete nel registro degli indagati hanno perquisito la casa e sequestrato un computer, hanno scoperto l’ossario con oltre duecento frammenti, proprio a pochi metri dal sarcofago in cui è tumulato De Pedis. Le analisi della polizia scientifica si stanno concentrando su alcune ossa apparentemente di datazione recente. Sui frammenti considerati più interessanti si eseguirà il test del Dna non solo di Emanuela ma anche di Mirella Gregori, l’altra ragazza giovanissima scomparsa sempre nel 1983, quaranta giorni prima della Orlandi. I risultati dovrebbero essere pronti il prossimo mese. Intanto gli inquirenti stanno setacciando il computer di Don Vergari, che sarà ascoltato nei prossimi giorni. Nel frattempo della convocazione dei magistrati, però, si rifugia a Sigillo, lontano dal Roma e dai misteri del Vaticano.

di Rita Cavallaro

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