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Due pesi e due misure

Perché i radicali sono liberi
di non autenticare le firme?

Due differenti filmati inguaiano i militanti di Marco Pannella: a Milano raccolgono sottoscrizioni senza alcun autenticatore. Ma non si può fare

Proprio loro che attaccano Formigoni per irregolarità nella presentazione delle liste. E proprio nella stessa città...
Perché i radicali sono liberi
di non autenticare le firme?

Un frame del video che inchioda i Radicali

di Lorenzo Mottola

Il mistero si infittisce: i radicali ora hanno due video da spiegare. Due filmati inediti risalenti a maggio, dove si possono vedere dei banchetti  (il primo in Statale, il secondo a pochi passi dal Duomo) allestiti per raccogliere firme a supporto delle “delibere laiche” del partito di Marco Pannella, dalla stanza del buco al testamento biologico. In entrambi i casi, però, non si vede traccia di autenticatori, solo di militanti radicali e di signore che firmano a testa bassa per la laicizzazione dello Stato. E senza un pubblico ufficiale - per esempio di un consigliere comunale - le sottoscrizioni non sarebbero valide. Un problema molto comune per questo tipo di cose, ma che visti i protagonisti del caso diventa decisamente più interessante. 

I radicali, come noto, da due anni combattono perché le regionali lombarde 2010 vengano invalidate. Il loro leader milanese, Marco Cappato, ha lavorato a lungo per provare che le firme a supporto della candidatura di Roberto Formigoni sono state raccolte con palesi irregolarità. L’attuale governatore vinse quelle elezioni con 23 punti di distacco dall’avversario, Filippo Penati. Cappato ha sempre ritenuto la cosa scarsamente importante: quel che conta è il rispetto delle regole. Possibile che proprio lui sia caduto nello stesso errore nella sua campagna? 

Come detto, il primo video è stato girato di fronte Statale. Nel filmato, girato dall’alto, si riconoscono solo due militanti e due cittadini intenti a firmare. Tra i primi, si nota Lorenzo Lipparini, autore di una feroce biografia di  Formigoni, e un’altra militante. Nessun pubblico ufficiale, parrebbe. Anche se Cappato ha spiegato che si potrebbe trattare di un errore o di un falso: magari il consigliere si era allontanato di pochi passi, era nascosto dietro l’angolo per qualche ragione. 

La scena, però, si ripete in un altro filmato. Questa volta siamo all’angolo tra corso Vittorio Emanuele e piazza Liberty. E anche qui si vedono due militanti, tra cui il solito Lipparini, e una signora che firma. Di Cappato, unico consigliere comunale radicale e di conseguenza l’unica persona in grado di autenticare, non c’è traccia. Forse tra i due c’era un notaio? Sembrerebbe di no, nella registrazione si sente chiaramente l’autore del filmato chiedere perché non ci fosse nessuno ad autenticare. La risposta: «Cappato è andato un attimo in bagno». Un attimo che si allunga per diversi minuti. Nel frattempo, la scena diventa affollata, arrivano due poliziotti e perfino la Digos. Il radicale si presenta per ultimo, come si vede nell’ultimo fotogramma pubblicato. Dall’inizio delle riprese è passato quasi un quarto d’ora.

 

 

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Commenti all'articolo

  • lepanto1571

    17 Settembre 2012 - 15:03

    Cominciando dal quel tossico e spacciatore quale è l'anziano Pannella, le regole valgono solo per gli altri. Stalin non avrebbe potuto agire peggio!

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  • danianto1951

    17 Settembre 2012 - 14:02

    anche le peggiori mafie a confronto dei radicali sono associazioni benefiche!

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  • brontolo1

    17 Settembre 2012 - 14:02

    i radicali come il prete ipocrita della barzelletta "fate quello che dico ma no quello che faccio"!

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  • pensiero37

    17 Settembre 2012 - 09:09

    Cari Giornalisti, ma a quando un pò di ripasso delle elementari regole grammaticali? Dunque il titolo dell'articolo dice che "Non si può fare". E CHI L'HA DETTO? Se l'hanno fatto, è evidente che si "poteva" fare. Non si DEVE fare, dovete scrivere.

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