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I ministri che non vogliono tagliare gli sprechi

Monti ha chiesto una riduzione delle uscite per ridurre le spese: da Esteri a Difesa chi dice no

Il premier Mario Monti

Il premier Mario Monti

Monti incalza i ministri sul taglio delle spese, mancano infatti pochi giorni alla presentazione della prima relazione sulla spending review (L'analisi dettagliata dei diversi capitoli di spesa dello Stato che mira ad accertare gli sprechi che si possono elimindare, ndr), la revisione la spesa pubblica, ma il documento stenta a prendere corpo. Non tutti i suoi ministri sono favorevoli al contenimento della spesa, nel confronto avuto per un paio di ore con il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Pietro Giarda si è sfogato spiegando che la "spending review è un'operazione complicata a cui sto lavorando pressocché da solo e quasi a titolo personale". Il ministero dell'Interno Annamaria Severino sarebbe contraria alla razionalizzazione delle Prefetture e a tagliare le spese per le carcere (ma in un'intervista di oggi, lunedì 22 aprile il ministro smentisce la sua opposizione ai tagli spiegando che il suo piano per il Viminale è quello di tagliare un dipendente su dieci).

A Palazzo Chigi scatta l'austerity

Difesa ed Esteri  Per quando riguarda il ministero della Difesa, il generale Giampaolo di Paola, sarebbe rimasto freddo rispetto alle richieste di ridurre le spese di apparato, come quelle di sorveglianza del terrirorio che in alcuni casi apparirebbero come una duplicazione del servizio svolto da altri corpi o quelle delle cassere. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi di San'Agata, invercve, la Farnesina è gia arrivata al limite dir iduzione delle spese e quindi non può essere oggetto di ulteriori tagli. Il ministro dei Rapporti con il Parlamento ha chesto proprio davanti a queste resistenze, l'aiuto di una task force. 

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Commenti all'articolo

  • gian_paolo

    01 Maggio 2012 - 17:05

    Uno spreco di cui non si parla mai è quello del MAE (MINISTERO AFFARI ESTERI): le nostre rappresentanze all’estero (ambasciate, consolati, vari istituti come quello di cultura, i vari attaché) danno indennità d’oro (dai 4 ai 20.000€); consulenze e spese incredibili; un mare di personale con una produttività minima; finanziano progetti che servono solo a pagare personale fine a se stesso. Molte funzioni potrebbero essere unificate a livello europeo, specie in staterelli di limitato peso; gran parte delle strutture ha personale in eccesso, rispetto alle spettanze.

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  • antipd

    24 Aprile 2012 - 19:07

    Bene! Allora tagliamo loro a fettine e diamoli in pasto ai cani, almeno qualcuno farà festa! CACCIAMOLI, INSORGET IN TANTI, PIU' SIAMO PIU' FORTI SIAMO

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  • giorgio_collarin

    24 Aprile 2012 - 19:07

    tagliare a più non posso!!! le forze armate: ridurle del 90 per cento!!! le carceri: svuotarle accompagnando gli extracomunitari al loro paese d'origine, a scontare la pena; i cittadini europei stranieri, pure loro spedirli con un viaggio di solo ritorno in romania, albania, eccetera eccetera; il parlamento: metà o anche meno deputati e senatori; senatori a vita, a casa loro; il colle, ridurre, ridurre questa spesa folle!!! garante della costituzione??? fa ridere pensare che da un governo eletto siamo passati ad un regime pseudo-comunista, perdendo ogni benché minima sovranità popolare!!!!

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  • Vulcano2

    24 Aprile 2012 - 13:01

    E' dimostrato che i finanziamenti ai partiti sono esagerati. Il surplus per alcuni mutava rotta, e per altri non si sa nulla, quindi si possono ridurre e di molto. I privilegi scandalosi? Un tetto per i rimborsi, o meglio toglierli e darli solo per esigenze veramente d'eccezione e istituzionali non per "fantasie mediterranee". Ognuno si paghi i propri "casi" come fanno tutti i lavoratori del pianeta. Stipendi favolosi? Si dice che addirittura un qualsiasi impiegato del Palazzo guadagni più di un regnante, roba da rincretinire. Tagliate, solo così voteremo ancora altrimenti si resta a casa, almeno si potrà dire di non essere complici. Non ci vuole molto a copiare un qualche Paese europeo! Quello giusto però.

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