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Batosta assurda in Veneto

Per il Fisco l'osteria dove mangi gratis evade le tasse: maxi-multa

L'interno dell'

L'interno dell'

Raccomando a tutti i lettori di chiudere bene la porta di casa e non lasciare mai nulla di commestibile sul tavolo da pranzo. I dentini da latte del bimbo lasciati sul camino della cucina perché vengano i topolini a portare le monetine (così me l’hanno raccontata da piccolo)? Nemmeno per sogno! Ospiti a cena? Fate sparire il salvadanaio. Sono queste le accortezze che suggeriamo per evitare grane con l’Agenzia delle entrate come accaduto a Santo Stefano di Valdobbiadene.

In questo paesino trevigiano immerso tra i vitigni del prosecco, infatti, Cesare De Stefani aveva deciso lasciare sempre aperta ad amici e passanti la cucina del vecchio casale di proprietà sua e della moglie: «L’idea è nata nel 2005: lasciavo lì un paio di salami e tre bottiglie della mia azienda agricola. Sei bicchieri e un salvadanaio per le offerte che non erano e non sono tutt’oggi obbligatorie, ma consentono la sopravvivenza della prassi. Trovo cartoline di ringraziamento da tutto il mondo, ma non ho alcun utile». Questa splendida iniziativa, denominata nel tempo «Osteria senz’oste», è stata sanzionata dall’Agenzia delle entrate di Montebelluna con un verbale di 62.000 euro a carico dei coniugi De Stefani, non a seguito di un’ispezione che abbia verificato lo svolgersi di una vera e propria attività commerciale, ma con un accertamento di carattere presuntivo.

Lo Stato folle colpisce a Casalnuovo e a Valdobbiadene con pari demenza: 9 metri quadri a Treviso per 10 anni rendono X e la sanzione è giocoforza Y. Paga e tasi! Fortuna che Cesare è stato più forte di Eddy, il panettiere suicida a Napoli qualche giorno fa: «Devo aver la forza di resistere ad oltranza e il mio avvocato ha già fatto ricorso, perché non posso pagare 62.000 per aver lasciato aperta la porta del tinello di casa. Per pagare simili cifre dovrei vendermi tutti i beni, ma il problema è morale prima che economico! Gli ispettori non sono nemmeno venuti a controllare di persona. Se l’avessero fatto, avrebbero verificato che l’unico denaro che circolava era un cesto delle offerte, invece si sono limitati a scaricare commenti e piantine catastali da internet. Non voglio nemmeno considerarmi contribuente e non voglio cedere al ricatto del fisco per un’iniziativa nata tra amici da cui non ricavo alcun profitto. Pretendere di tassare le offerte che ricevo per un giro d’ombre ad amici e turisti è peggio che voler tassare le offerte in chiesa».
I canini esattivi dello Stato più gabelliero d’Europa colpiscono indiscriminatamente ovunque si muova un penny per alimentare l’ammuina romana. Ovviamente i destinatari degli strali fiscali non sono mai i grandi evasori, ma i piccoli e medi bottegai costretti a ipotecarsi casa e attività per affrontare il contenzioso col fisco, salvo non seguano la drammatica scorciatoia suicidaria.

Nella contesa dell’«Osteria senz’oste» interviene anche il governatore Zaia in modo risoluto: «Un’idea che ho sempre sostenuto e promosso per il suo straordinario carattere identitario, etico e morale assolutamente unico. Già nel 2011 in una causa contro il Comune l’osteria aveva ottenuto una sentenza favorevole, perché non era tenuta a rispettare le ordinanze comunali per i pubblici esercizi».
È una vera e propria levata di scudi quella a favore di Cesare contro l’accertamento per un importo fantascientifico, ma il commento più bello è quello di un giovane avventore: «In quella casa ci sono stato una volta e ho passato una giornata stupenda con amici. Ci siamo portati polenta gialla acquistata un po’ più a valle e ci siamo arrostiti delle fette di lardo e pancetta che c’eravamo procurati in precedenza. Lì abbiamo trovato ottimi vino e soppressa. L’Italia non è ridotta alla frutta per mancanza di tassazione di una fetta di soppressa».

Cari Befera, Renzi, Napolitano e rappresentanti tutti della dispostica tirannia fiscale italiana, prima di mandarci gli incursori fiscali, passate a bervi un’ombra di Cartizze: vengono da tutto il mondo ad assaggiarlo nel rustico di Cesare, da Roma venite sempre e solo per tassarlo…

di Matteo Mion
www.matteomion.com

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Commenti all'articolo

  • afadri

    29 Luglio 2014 - 11:11

    ...ma qui siamo al limite. Credo che una situazione simile non esista in tutto il mondo. A quale scopo se non quello di incassare qualche soldo.E allora....!.?

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  • giogatto

    25 Luglio 2014 - 18:06

    Sono stato due volte a mangiare all'Ostaria senz'Oste,luogo molto suggestivo nella sua semplicita'.E' vero che c'era un cesto per le offerte e che il "disonesto" poteva benissimo andarsene senza pagare un solo cent, ma è altrettanto vero che ogni cosa commestibile aveva indicato il proprio prezzo dalla bottiglia di vino al salame etc.Fatta la somma l'onesto lasciava il corrispettivo dovuto.

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  • gattomatto

    31 Marzo 2014 - 12:12

    Per questo fatto non commento perchè non conosco i dettagli. Posso dire ,però, che essendo vissuto per due anni a Treviso, ho toccato con mano la vera arte dell'evasione fiscale. Tutto è andato bene fino che era tempo di vacche grasse, oggi............. sarebbe ora che qualche soldino lo tirino fuori altrimenti cambio il cartello "Roma ladrona " in " Veneto ladrone"

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  • alvit

    10 Marzo 2014 - 09:09

    @nick2 Ricorda terrun, che da noi al nord, si lasciava aperta la porta di casa e la gente poteva entrare , chiacchierare e anche fare qualche "spuntino". Da quando siamo stati invasi da voi terroni, abbiamo dovuto mettere i lucchetti e le serrature di sicurezza a tutte le porte. Gli zatterati, che arrivano dall'Africa, hanno imparato da voi, attenti non tirare troppo la corda.

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