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naufragio del Giglio

Concordia, un anno dalla tragedia
La nave tornerà a galla a luglio

Dodici mesi di lavori, di processi, di rabbia , di dolore per i familiari delle vittime. Domani si ricordano le vittime di quella notte. In estate verrà rimosso il relitto

Concordia, un anno dalla tragedia
La nave tornerà a galla a luglio

 

Un anno dalla tragedia della Costa Concordia. Un naufragio che ancora è vivo nel ricordo dei passegegri che quella notte riuscirono ad arrivare sull'isola del Giglio. In questi dodici mesi i lavori attorno allo scafo sono proseguiti con l'obiettivo di far tornare in funzione la nave entro il mese di luglio. Le polemiche non sono finite. Qualcuno accusa la Costa Corciere di aver dato l'ordine a Schettino di intrapendere la rotta che portò al naufragio. In un' intervista alla Stampa il direttore generale, Gianni Onorato, respinge le accuse e fa tre domande: "Perchè la nave era vicino alla riva; perchè era in qualla posizione di notte; e perchè andava a una velocità di 16 nodi?". 

Il ricordo e i lavori - Intanto domani sull'isola arriveranno i parenti delle 32 vittime del disastro della Concordia. Tutta l'isola si stringerà attorno a loro per una commemorazione. In mattinata è arrivato al Giglio il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, impegnato in un incontro con i cittadini, punto di partenza di una due giorni di commemorazioni. Già presenti anche i primi naufraghi, che un anno fa si trovavano sulla nave da crociera. Il consiglio dei Minisitri ha prolungato lo stato di emergenza nazionale per permettere le operazioni di rimozione della nave. "Operazioni di rimozione e trasferimento della nave non sono semplici. Niente ritardi, vista la complessità delle cose", ha affermato Gabrielli. Il Capo della Protezione Civile ha anche parlato dell'azienda che si sta occupando dei lavori di rimozione: "Una parte privata che ha dimostrato grande serietà". E ricorda di avere scritto al Governo pochi giorni dopo il naufragio, per spiegare proprio che l'impresa stava svolgendo un buon lavoro. L'alternativa - secondo il capo della Protezione Civile - era che lo Stato anticipasse 400 milioni di euro. Poi ribadisce: "Non abbiamo mai nascosto un dato".

 

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