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Immigrazione, lo scafista arrestato e rilasciato sette volte in 7 anni

Immigrazione, lo scafista arrestato e rilasciato sette volte in 7 anni

L'hanno identificato cinque volte a Lampedusa, una volta l'hanno arrestato a Siracusa, sabato l'hanno acciuffato a Pozzallo dopo che aveva portato in Sicilia 200 migranti siriani. Honeim Tarak, 28 anni, egiziano di mestiere fa lo scafista e il carcere non gli fa paura. Chiuso nel piccolo penitenziario di Ragusa continua a dichiararsi estraneo alla vicenda, dice ad Andrea Galli del Corsera di essere vittima di una congiura: sbagliano i poliziotti e sbagliano i migranti che l'hanno indicato come capo della traversata.

"Uscirò a breve" - Fa un po' scena, ma si dice anche certo che uscirà di galera breve, pronto a riprendere il suo lavoro.  Ad aiutare Tarak nell'ultimo viaggio anche due connazionali che non sapevano come pagare il viaggio: gli organizzatori hanno detto loro di salire in barca, "puntare la Sicilia, e a un certo punto far partire l'Sos - la prassi ormai è questa - tanto gli italiani con l'operazione Mare Nostrum avrebbero provveduto a salvarli". Una frase, quest'ultima, con cui uno scafista certifica il fallimento del progetto Mare Nostrum, l'operazione di salvataggio dei profughi che, in buona sostanza, si traduce soltanto in un incentivo all'esodo: sanno che, qualcuno, andrà a salvarli.

Anche gli italiani - Il lavoro di traghettatore, però, non è un lavoro che fanno solo gli stranieri. Galli racconta di due scafisti brindisini e di un tarantino che in distinti viaggi a Leuca e nel Canale di Otranto hanno portato in Puglia 39 africani. Le traversate, spiega il Corriere, vengono organizzate in collaborazione con la criminalità albanese e come strategia d'azione viene riproposto il modello del contrabbando di sigarette: le navi con il carico in mare aperto e piccole imbarcazioni che fanno la spola.

Violenze sui migranti - Quanto ai migranti vengono picchiati alla testa e ai reni con grosse spranghe di ferro alla partenza, costretti ad affrontare la tra traversata del Mediterraneo a bordo di un gommone che dopo 12 ore di navigazione ha iniziato a sgonfiarsi per via di un foro alla prua. È questo lo scenario in cui è maturata l’ultima tragedia del mare, con 18 corpi trasportati domenica a Pozzallo. A raccontare le violenze subite sono stati i superstiti, ascoltati dagli agenti della squadra mobile di Ragusa ne hanno fermato un presunto scafista. Quest’ultimo, cittadino del Gambia, ha confermato le violenze sui migranti. A bordo del gommone viaggiavano oltre cento persone.

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Commenti all'articolo

  • edoardomessina73

    28 Agosto 2014 - 11:11

    ma la legge ???

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  • eugecali

    27 Agosto 2014 - 14:02

    Credo che i nostri politicanti abbiano consolidato nel tempo un atteggiamento equivoco e criminale. Se devono far rispettare la legge ad uno di noi,quindi ad una persona normale,eccellono per zelo e per impegno nell'applicare il codice. Se però c'è di mezzo un tizio che ha commesso più di un reato,ma che arriva da un altro continente e a cui non possono estorcere nulla,diventano vili e codardi.

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  • Sublimazione

    27 Agosto 2014 - 13:01

    affondiamoli quando sono in acque internazionali !!!!

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  • Robotorre

    27 Agosto 2014 - 08:08

    quando i migranti saranno respinti sarà sempre troppo tardi

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    • Bruno1938

      Bruno1938

      27 Agosto 2014 - 20:08

      siamo propio dei cog.....ni. Peccato. Non sarebbe meglio mandare in africa, in gommone, i ns. politici- Magari con questo egiziano e varrebbe la pena scarcerarlo per fare questo lavoro...

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