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Vatileaks, Franco Bechis intervista Luigi Bisignani: "Vi dico tutto su Francesca Chaouqui"

Giovanni Ruggiero
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La prima battuta viene all' unisono: «Questo è il processo per fuga di notizie che ha più fughe di notizie». E bisogna stare attenti a digitare giusto quel «fuga», perché nel nuovo Vatileaks sembra esserci pure qualche variante. All' altro capo del filo c' è una vittima dell' ultima «fuga»: Luigi Bisignani, l' uomo che da una vita sussurra ai potenti (è stato il principe dei lobbisti). Passato per questo attraverso P2,P34,P4 e quant' altro potesse esserci, questa volta a lui tocca il V2, il Vatileaks 2. Il suo nome infatti emerge nel memoriale difensivo del primo imputato, monsignor Lucio Vallejo Balda. Ecco il passaggio: «il 12 dicembre ricevo un invito a pranzo da Luigi Bisignani. A quell' incontro volevano farmi credere che Francesca lavorava per i servizi segreti, che il suo capo era l' ambasciatore Massolo. Con Bisignani la Chaouqui aveva complicità e lui mi chiese di incontrare alcuni suoi sponsor. Grazie a Dio il secondo pranzo non c' è mai stato...». Bisignani sorride: «Non riesco più nemmeno ad arrabbiarmi, questa cosa che mi mettono in mezzo a qualsiasi cosa ormai mi fa sorridere...». Questo processo sembra avere tutti i requisiti dei tormentoni che hanno riempito pagine e pagine di intercettazioni: intrecci di potere, un bel po' di burlesque, sesso, soldi, palazzi, ambiguità, spy story, brogliacci che sfuggono di mano. Come faceva a mancare Bisignani? «Mah... quei due li ho visti una volta sola, e non insieme. Sinceramente né l' uno né l' altra mi hanno dato l' impressione di essere quei grandi protagonisti di intrighi come vengono disegnati ora sulla stampa...». Più che sulla stampa, dalle carte dell' accusa. «Già, il processo. Quello credo l' abbia davvero voluto Papa Francesco. Mi sembra che tutta l' operazione sia stata fatta da lui. Mettiamo in fila gli avvenimenti: l' arresto della strana coppia due giorni prima che escano i libri dello scandalo, il loro contenuto un po' tecnico e non proprio popolare che ne viene amplificato di conseguenza... Una gran cassa che consente ora al Pontefice di fare piazza pulita lì dentro. A me sembra voluta, altrimenti non si spiega...». Quando ha incontrato Francesca Immacolata Chaouqui? «Pensi che lei nel 2013 aveva fatto una intervista a Panorama dicendosi onorata di non avermi mai conosciuto. E invece poi - in tempi più recenti - me l' ha presentata la contessa Olori Del Poggio, che è stata la mia prima editrice: mi diede il primo lavoro da giornalista quando avevo 18 anni». Che impressione le ha fatto? «Una persona normale, non certo la figura di una Mata Hari. Vedendola per altro ho pensato che il suo fotografo era un eccellente ritrattista...». Un modo raffinato per dire meno appariscente che in foto? «Sicuramente meno». Di che parlaste lei e la Chaouqui? «Sicuramente del giornale della Olori del Poggio, che si chiama Diplomatia, forse qualche chiacchiera di giornata. Ma non ricordo davvero di altro». Non l' ha più sentita? «Ci ho provato quando stavo scrivendo il libro sul potere con Paolo Madron. Speravo di avere da lei qualche documento, ma si è fatta negare... Non ci ha mai invitato ai ricevimenti in terrazza, né da altra parte. Non avendo mai avuto nulla da lei, devo dire che ora mi sta quasi simpatica, perché tutto mi sembra un po' sproporzionato. La stanno mettendo al centro più che di un processo, di una sorta di burlesque, o peggio di una Sodoma e Gomorra. Non so quando papa Francesco sia felice di questo...». Ha frequentato monsignor Balda? «L' ho visto una volta sola. Mi sponsorizzava una attività da fare a Lampedusa con suo prete spagnolo, tale Angel Garcia che nel 1962 nelle Asturie aveva fondato i Messaggeri della Pace». Lo ha aiutato? «Chiesi informazioni in Vaticano. Mi dissero che era meglio lasciare perdere, e così non l' ho più sentito. Forse per quello mons. Balda ce l' ha con me. Forse anche perché sono stato il primo a parlare dei corvi, il primo a dire che il Papa non aveva alcun tumore, il primo a rivelare l' hackeraggio fatto sul computer del revisore dei conti vaticani, Libero Milone». Come si concluderà questo processo secondo lei? «Con il Papa che grazia tutti. È l' anno della Misericordia, e grazierà gli imputati. Ma il processo serve a dare un messaggio all' interno del Vaticano: il Papa così mette in riga tutti, è un processo educativo...». Perché ha voluto sul banco degli imputati anche i giornalisti? «Per forza: come si faceva a imbastire l' accusa senza mettere in mezzo anche i giornalisti? Il pretesto era proprio quello dei libri...». Franco Bechis @FrancoBechis

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