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Il naufragio del Giglio

Con un altro inchino la Costa
sfiorò la tragedia anche a Capri

L'episodio risale al 2005: con la falla aperta rientrò nel porto di Palermo e l'incidente fu "insabbiato" dalla compagnia di navigazione

La Concordia

La Concordia

L'inchino davanti all'isola, che si è trasformato in tragedia al Giglio,  sembra essere una prassi per le navi della Costa Crociere. Già nel giugno 2005, la Fortuna, con a bordo 3.500 passeggeri, si sarebbe trovata in un'analoga situazione della Concordia nelle acqua davanti a Capri. La nave, in quell'occasione, riuscì a rientrare nel porto di Palermo e l'incidente fu "insabbiato" dalla compagnia di navigazione. A rivelarlo è la Nazione sulla base dell'inchiesta sul naufragio del gennaio 2012. 

Nel 2005 "i passeggeri - come sostengono i procuratori - vennero sbarcati e poi reimbarcati dalla nave": la Fortuna riuscì ad arrivare a Palermo, grazie alle pompe alla massima potenza che facevano uscire tanta acqua quanta ne entrava. Una volta in porto, la nave fu riparata durante la notte e ripartì la mattina del 15. "Il comandante - sottolineano i magistrati - non provvide come avrebbe dovuto a denunciare l'accaduto, ma si limitò a segnalare falsamente che durante la navigazione da Napoli a Palermo c’era stato un anomalo innalzamento della temperatura". 

L'episodio è entrato negli atti grazie a uno dei fotografi che nel 2005 lavorava sulla Fortuna, segnalando l'episodio alla Capitaneria di Palermo. "Dalle indagini successive sono emersi numerosi e insuperabili riscontri al racconto del fotografo - si legge ancora negli atti riportati dalla Nazione - tali da far concludere l'autorità marittima che a bordo vi fu una vera situazione di criticità, che solo le favorevoli condizioni meteo impedirono il concretizzarsi di una situazione di pericolo".

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