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Benedetto XVI: "L'intelligenza umana non può conoscere tutto"

Novemila fedeli radunati nell'Aula Paolo VI per Udienza Generale dedicata a San Tommaso

Benedetto XVI: "L'intelligenza umana non può conoscere tutto"
L’affermazione che "la fede è una stoltezza, perché fa credere in qualcosa che non cade sotto l'esperienza dei sensi nasce da un dubbio inconsistente, perché l'intelligenza umana è limitata e non può conoscere tutto". Sono queste le parole dette da Papa Benedetto XVI all’Udienza Generale dedicata per la terza volta alla grande figura di San Tommaso che a quell'obiezione rispose con argomentazioni articolate.

"Se potessimo conoscere perfettamente tutte le cose visibili e invisibili, allora sarebbe un’autentica stoltezza accettare delle verità per pura fede” ha spiegato il Papa citando il Doctor Angelicus e il suo invito a un cammino di conoscenza del mistero della fede che inizia con il "fidarsi dell’esperienza altrui, là dove la personale conoscenza non arriva". E cioè prestando attenzione alla "testimonianza degli apostoli" che, ha detto il Papa teologo, "erano pochi, semplici e poveri, affranti a motivo della crocifissione del loro maestro. Eppure molte persone sapienti, nobili e ricche si sono convertite in poco tempo all’ascolto della loro predicazione".  

L'invito del Pontefice ai 9mila fedeli radunati nell’Aula Paolo VI è stato oggi dunque quello di "mettersi alla scuola di San Tommaso e del suo capolavoro, la Summa Tehelogiae". Un’opera monumentale, rimasta incompiuta, in cui l’intelligenza umana si è messa ad indagare "i misteri della fede", procedendo "con chiarezza e profondità" e intrecciando "domande e risposte" che sono anche le domande del nostro tempo. Uno "sforzo della mente umana" che l’Aquinate ha sempre illuminato con la preghiera e "la luce che viene dall’Alto". Parlando molte volte a braccio, Papa Ratzinger ha sottolineato come la sua predicazione corrisponda "quasi del tutto alla struttura del Catechismo della Chiesa Cattolica".

In definitiva quello di San Tommaso che coniuga sempre fede e ragione rappresenta un "modello di annuncio" adatto ai tempi che viviamo, perché "nella catechesi e nella predicazione, in un tempo come il nostro di rinnovato impegno per l’evangelizzazione, non dovrebbero mai mancare questi argomenti fondamentali: ciò che noi preghiamo, ed ecco il Padre Nostro e l’Ave Maria. E ciò che noi viviamo come ci insegna la Rivelazione Biblica , ed ecco la legge dell’amore di Dio e del prossimo e i Dieci comandamenti".

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Commenti all'articolo

  • roberto19

    roberto19

    23 Giugno 2010 - 19:07

    Se il Papa dei cristiani cattolici fosse nato in Tibet e avesse ricevuto una educazione buddista, con la stessa sincerità e convinzione avrebbe professato, sotto altre vesti, gli insegnamenti del Budda. Allora, dov’è la verità? Semplicemente, non esiste! La fede ? Ma che cos’è la fede se non credere in quello che la logica non ci permette di credere? Declamare con sincerità e onestà quello in cui si crede - o si vuol credere - non è necessariamente la verità! Solo un umano … punto di vista!

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  • Dream

    23 Giugno 2010 - 17:05

    La fede è un sentimento talmente intimo, che non hai PAROLA per descriverlo!

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  • enricodignani

    23 Giugno 2010 - 16:04

    Quello che poteva essere e doveva essere è stato. E' ora di scomparire , è giunta l'ora di affidarsi con presidi e risorse alle scienze umane . Io cestinerei anche la Repubblica di San Marino.

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