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La democrazia secondo Grillo: si passa dal "punto G" alla "puttana"

I militanti di M5s si schierano con la dissidente Salsi. Ma spunta un fuorionda dei fedelissimi del comico che la insultano

Beppe Grillo

Beppe Grillo

 

 

di Filippo Facci

Parliamo di niente, ma dovremo abituarci. Tra l’altro non credo neppure che sia una cosa seria: la frase siculeggiante catturata da Tgcom24 e riferita da qualche nessuno alla grillina Federica Salsi («bottana era e bottana resta») l’ho sentita e risentita cinquanta volte: e niente mi convincerà che non fosse anzitutto una battuta demenziale, un’uscita goliardica che potrebbe tranquillamente non corrispondere all’umore medio di tanti grillini: ma che, nello specifico, penso che corrisponda in pieno. Sicché ora, qui come altrove, dovremmo dibatterne: e decidere se la faccenda abbia una rilevanza in termini strettamente politici («frattura strisciante nel movimento») oppure sociologici («nuovo gravissimo episodio di maschilismo») o non so che cosa altro, ma una cosa la so: che è tutto un po’ ridicolo. 

In fondo Grillo ha anche ragione: c’è stata questa presunta «riunione dei dissidenti», l’altro ieri a Bologna, ma ha scarsa importanza come può avercela «la fiducia a questo o a quell’altro esponente del M5S data con l’applausometro o con il voto per alzata di mano di poche decine di persone, la cui l’iscrizione al M5S non viene certificata formalmente». Questo c’era scritto sul blog di Grillo, ieri. Ha scarsa importanza, scarsa rilevanza. Del resto che siano Cinque Stelle, grillini, o quel che sono: è gente - ragazzini e ragazzine, dilettanti allo sbaraglio in perenne subbuglio da assemblea studentesca - che occuperà le poltrone parlamentari, fine, stop, la rilevanza è questa. Non è cosa da trascurare, ma questo non toglie che da settimane e mesi parliamo del nulla, di polemichette da gita scolastica, di cazzate tipo il punto G (che troppe italiane non sanno neppure che cosa sia) all’interno di un movimento che è impossibile descrivere perché non è neppure un movimento: è un magma, una colata che ha terrore di solidificarsi. Non è un partito carismatico: i partiti, o movimenti, hanno idee, strutture, gerarchie minime, un’organizzazione del consenso. Qui abbiamo un capo di Stato maggiore (col suo improbabile e riccioluto consigliori) e sotto, infinitamente sotto, una truppa di proletari con la quale lui non parla neanche, e che, in assenza di cultura politica - spesso di cultura e basta, a leggerli - formicolano eccitati come scolari che hanno occupato la scuola, con le loro scorribande, le piccole bande, il finto unanimismo, le invidie e gelosie e i cicalecci da gita in pullman. Non si tratta di essere sprezzanti o cattivi, è la realtà che è terribilmente banale: Beppe Grillo è il capo di un «qualcosa» che prospera sulle disgrazie degli altri partiti (meritatissime) e nondimeno sull’incredibile pubblicità che giornali e tv gli regalano come meglio non potrebbe augurarsi: trasmettendo ore dei suoi incontrastati comizi che vengono proposti e riproposti da giornalisti che hanno il pretesto di «capire», ma puntano soprattutto a fare ascolti. Beppe Grillo sa che parlare in televisione è comunque difficile e che è un’arte da vecchie volpi, e soprattutto che è ancora più difficile - dettaglio chiave - se non si che cosa esattamente dire perché una vera idea non c’è, un vero programma non c’è, una dinamica democratica non c’è, non c’è praticamente niente se non in termini molto generici. Non c’era niente neanche quando Berlusconi creò un partito in tre mesi: ma sul proscenio c’erano, perlomeno, personaggi più che navigati per buona selezione o per abile riciclo: per un po’ è bastato. Nel caso di Grillo - come sa e come racconta chi lo conosce bene - non c’è ancora un vero disegno, un’idea precisa, una vera «intelligence» dietro ogni mossa o frase pronunciata: è tutto un po’ così, estemporaneo come un invito a Ballarò fatto a una tizia piuttosto che un’altra. Stiamo parlando, non dimentichiamolo mai, di un movimento i cui consensi anti-sistema crescono proporzionalmente agli scandali e all’impopolarità di tutti gli altri partiti: e non c’è altro elemento che Grillo abbia vantaggio nell’introdurre, ora. Stiamo parlando, non dimentichiamo neanche questo, di un «movimento» che trova origine ed epicentro e sede soltanto nel blog di Beppe Grillo, anzi neanche, in una sottosezione: l’unico titolare del movimento è lui, e per contattarlo c’è un solo indirizzo email.  Ora sta improvvisando delle liste elettorali per un assalto al Parlamento che la calata dei leghisti nei primi anni Novanta, in confronto, era niente. Un niente che resta il vero tema del movimento, quello che la classe giornalistica tenta disperatamente di trasformare in qualcosa di cui parlare, scrivere: anche se mancano attori, comparse, scenografie, soprattutto un copione e un’idea di politica. C’è l’antipolitica: e funziona, non c’è ragione di mollarla. C’è soprattutto un burattinaio, allucinato dal proprio successo, che di burattini parlanti non sa proprio che farsene: e dal suo punto di vista ne ha tutte le ragioni. Il blaterare dei politici, e lo scomposto agitarsi di noi giornalisti, ora, gli è più che sufficiente. 

Quindi non ci sono «fedelissimi», non ci sono «dissidenti», non ci sono «ribelli», non esistono vere «polemiche»: non c’è niente, ci sono le banali dinamiche che si studiano in sociologia a proposito dei «gruppi», c’è il ribollire del magma nel terrore che solidifichi in qualcosa che non piaccia. E non c’è niente nei fuorionda: c’è pochissimo persino in onda. L’intervista che Beppe Grillo rilasciò al quotidiano israeliano Yedioth Ahronot, nel tardo giugno scorso, vale enormemente di più di qualsiasi stupida polemica sul punto G e sul protagonismo dei grillini catodici: il comico-ex-comico giustificava il ruolo della donna in Iran (sua moglie è iraniana) e spiegava che il problema dei discorsi di Bin Laden era che erano tradotti male esattamente come quelli - ha detto - di Ahmedinejad, un buon diavolo che non ha nessuna intenzione di nuocere a Israele, ha detto.  Sciocchezze, roba vecchia: vuoi mettere un’intervista alla Salsi?

 

 

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Commenti all'articolo

  • nevenko

    16 Novembre 2012 - 19:07

    questo signore stà prendendo per il culo la gente.'Sto tizio stà proclamando cose che non potrà realizzare.Ma la cosa che impensierisce di più sono le persone che lo seguono.Questo signore si stà assumendo delle grandi responsabilità delle quali dovrà rendere conto al suo elettorato.Saranno dolori per lui e per chi lo ha eletto.Auguri.

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  • gioant

    16 Novembre 2012 - 13:01

    Caro Grillo,dopo anni di parole, bisogna passare ai fatti,tanto si sa con le votazioni che sono pure truccate, non arrivi al potere,quindi tu sai la mossa che devi fare,organizzati e combatti,devi essere tu il condottiero del cambiamento.

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  • Baronedel Carretto

    16 Novembre 2012 - 12:12

    Attendiamo tutti qualcuno che ci liberi dal comunismo, dal fascismo, dal berlusconismo, dal giustizialismo. Sulla faccia della politica si affacciano: Casini, Vendola, Berlusconi, Bersani, Grillo, Fini, Puppato, Rutelli e pure gente come il miglior magistrato d'Italia Di Pietro (sic!!). La domanda è: Possibile che la novità italiana sia un comico simpatico che facendo spettacoli comici ha il 20% di seguito? Ma possibile che la gente libera intellettualmente (appunto questo 20%) vada in delirio per questo comico? Sono esterefatto!

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  • Angeli1951

    16 Novembre 2012 - 12:12

    Lascio perdere ridendo.

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