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Laureati, più poveri e disoccupati

A cinque anni dalla laurea stipendio medio di 1.300 euro

Laureati, più poveri e disoccupati
Per i laureati italiani è sempre più difficile trovare lavoro. E se lo trovano, viene pagato meno. Il dato emerge dal nuovo Rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani presentato oggi nella sede della Crui. Lievita sensibilmente la disoccupazione tra i laureati triennali d’Italia, passando dal 16,5% dell’anno scorso all’attuale 22%. Mentre per i laureati specialistici, la busta paga scende a 1.057 euro, più leggera del 5% rispetto all’anno precedente.

Il guadagno ad un anno supera complessivamente i 1.050 euro netti mensili: in termini nominali 1.057 per gli specialistici, 1.109 per il primo livello, 1.110 per gli specialistici a ciclo unico. Rispetto alla precedente rilevazione, le retribuzioni nominali risultano in calo per tutte le tipologie di lauree considerate: la contrazione oscilla dal 2% tra i laureati di primo livello, al 3% tra i colleghi a ciclo unico fino a lievitare al 5% tra quelli specialistici. «Con tali premesse - spiega Almalaurea - è naturale attendersi un quadro ancor più critico se si considerano le retribuzioni reali, ovvero se si tiene conto del mutato potere d`acquisto: in tal caso, infatti, le contrazioni sopra evidenziate risultano accentuate di circa un punto percentuale in tutti i percorsi esaminati».

Lievita sensibilmente la disoccupazione tra i laureati triennali d’Italia, passando dal 16,5% dell’anno scorso all’attuale 22%. Un dato critico, sul quale pesa l’assioma che il laureto triennale sia«meno preparato perché ha studiato di meno». La situazione, però, non migliora al crescere della preparazione visto che la disoccupazione cresce anche fra i laureati magistrali, quelli che «hanno studiato di più»: dal 14% al 21%, e fra gli specialistici a ciclo unico (medici, architetti, veterinari), passando dal 9% al 15%. I dati, preoccupanti e desolanti, emergono dal nuovo rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani presentato oggi nella sede della Crui. La tendenza alla disoccupazione si registra indipendentemente dal percorso di studio: va male anche fra quelli tradizionalmente più solidi come quelli ingegneristici.

E indipendentemente dalla sede dove si è studiato, la disoccupazione si estende anche ai laureati a tre ed a cinque anni dal conseguimento del titolo. A un anno dalla laurea ci sono segnali di frenata nell’occupazione in tutti i tipi di laurea. Il tasso di occupazione risulta, ad un anno, pari al 62% tra i laureati di primo livello: un valore nettamente più alto rispetto a quello rilevato tra i colleghi di secondo livello, che è infatti del 45,5% tra gli specialistici e del 37% tra quelli a ciclo unico. Il minor tasso di occupazione rilevato tra i laureati specialistici risente almeno in parte del fatto che si tratta ancora delle prime leve di laureati, per definizione migliori dunque più propensi a proseguire gli studi. Infatti, mentre le performance di studio dei laureati di primo livello sono oramai stabilizzate, i laureati specialistici presentano esiti di studio che dimostrano inequivocabilmente come la fase di transizione, per loro, sia ancora in atto.
Rispetto alla precedente rilevazione, tutti i tipi di laurea esaminati hanno manifestato bruschi segnali di frenata della capacità di essere assorbiti dal mercato del lavoro: tra i laureati di primo livello il tasso di occupazione è sceso di quasi 7 punti percentuali (62% rispetto al 69% dell`anno scorso), tra i colleghi specialistici la contrazione registrata è di oltre 7 punti (45,5%, solo un anno fa, era del 53%), mentre tra gli specialistici a ciclo unico - dove il tasso di occupazione è nettamente inferiore alla media a causa dell`elevata quota di chi prosegue la propria formazione con attività necessarie alla professione - è di oltre 5 punti percentuali (37%, il precedente tasso di occupazione era del 43%). La stabilità dell`impiego a dodici mesi dal titolo, già non particolarmente consistente, risulta per tutti i collettivi in esame in calo rispetto alla precedente rilevazione, con la sola eccezione degli specialistici a ciclo unico, per i quali il lavoro stabile, rimasto sostanzialmente invariato, è pari al 36%: la contrazione è di 3 punti percentuali per i laureati di primo livello (il lavoro stabile è pari, quest`anno, al 36%), mentre è di 2 punti per i colleghi specialistici (che corrisponde ad una quota di occupati stabili pari al 26%). Il confronto tra pubblico e privato consente di sottolineare come, ancora a cinque anni, la precarietà caratterizzi ampiamente il settore pubblico (63%, in particolare legato alla maggiore diffusione dei contratti a tempo determinato) contrariamente a ciò che avviene nel settore privato, dove la stabilità è raggiunta da 68% di chi vi lavora (l`analisi è opportunamente circoscritta ai lavoratori non autonomi che hanno iniziato l`attuale attività lavorativa dopo aver acquisito il titolo).
E dopo i cinque anni? La situazione dei laureati italiani non è che cambi troppo. Lo stipendio medio di un giovane italiano è di circa 1.328 euro al mese, ma con differenze sostanziali secondo le professioni. Un medico porta a casa oltre duemila euro, un ingegnere si attesta a 1.620, mentre agli antipodi si trovano insegnanti (1.112 euro), psicologi (1.038) ed educatori (1.035 euro) con la sorpresa di chi svolge un'attività legale: i giovani avvocati, infatti, non raggiungono i mille euro, arrivando a una media di 962 euro.

Settore per settore - Anche analizzando i dati raggruppati per settore economico o per mansioni svolte, l'ambito medico-farmaceutico (1.719 euro) si conferma quello che registra la media più alta di retribuzione passati 5 anni dal conseguimento della laurea. Le attività strettamente collegate con la laurea in ingegneria consentono stipendi di 1.600 euro e oltre (come la metalmeccanica, la meccanica di precisione o la chimica) mentre
chi lavora nel settore del credito e delle assicurazioni arriva a 1.513 euro di media. Subito dopo un'altra sorpresa: chi riesce ad entrare nella pubblica amministrazione, nella quale sono comprese anche le forze armate, guadagna 1.476 euro di media, collocandosi in una fascia alta di retribuzione, quasi il doppio
di chi si occupa, ad esempio, di servizi sociali (989 euro al mese). Un altro dato sfata il mito del lavoro indipendente: la differenza di stipendio tra un consulente e un addetto allo sportello è soltanto di 10 euro al mese, 1.323 contro 1.313. Ecco una tabella con le retribuzioni medie incrociando i valori per gruppo disciplinare di laurea, per ramo di attività economica e per mansioni svolte.



Guadagno a 5 anni dalla Laurea



Medico 2.018
Ingegnere 1.620
Credito/assicurazioni 1.513
Pubblica amministrazione/forze armate 1.476
Informatica 1.458
Progettazione edile/architettonica 1.414
Commercio 1.331
Consulente 1.323
Addetti allo sportell 1.313
Impiegato/contabile 1.218
Istruzione e ricerca 1.137
Insegnante 1.112
Psicologo 1.038
Educatore 1.035
Avvocato 962
Media 1.328


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Commenti all'articolo

  • roda41

    29 Marzo 2010 - 00:12

    mio nipote quotato,bravissimo ,ha dovuto espatriare,sorbirsi popoli che sono peggiori di noi per organizzazione e soliti imbrogli,straniero,boicottato,ma un posto ora nell'unità Europea,su 290 concorrenti,ce l'ha!A più di 40 anni solo e in suolo straniero.

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  • franziscus

    20 Marzo 2010 - 12:12

    Tutto si basa su un equivoco. Troppi laureati considerano la laurea solo come un punto di arrivo e dopo si aspettano i tappeti rossi svolti sotto i loro piedi. I tappeti rossi non ci sono perchè la laurea è solo un punto di partenza. La colpa non è tanto dei laureati, quanto dell' università, che come molte altre scuole italiane, è incapace ad introdurre lo studente in quella che è la realtà del lavoro e della vita.

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    18 Marzo 2010 - 19:07

    Nel nostro Paese,vi sono molti addottorati che non sanno scrivere decentemente la nostra lingua. Non conoscono nè la grammatica,nè la sintassi,nè la sintesi,nè la logica e nè la fonetica. Ho trovato molti temi svolti per concorso a primariato da far paura. Gli Atenei dovrebbero stringere fortemente quella gruna da dove entra uno studente ed esce un laureato.

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  • S.Winston

    18 Marzo 2010 - 11:11

    tutto quello che avevo commentato ieri su questo articolo e che mi spiace molto non sia stato pubblicato comunque sintetizzando: "si preferiscono i ponti sul nulla che gli investimenti sulle giovani generazioni", la "generazione precaria" va bene ai soliti pochi..............

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