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Pollice verso

Mondiali 2014, i flop della kermesse brasiliana

Mondiali 2014, i flop della kermesse brasiliana

C'era un mondiale. Ci sono i vincitori. Ci sono gli sconfitti. Ci sarà l'attesa, quattro anni, prima che il mondo del pallone si sfidi nuovamente su scala globale. Adesso è tempo per le analisi, per i replay, per le esultanze, per le delusioni e per le nostalgie. Questo Brasile 2014 ci ha regalato momenti indimenticabili e, come tutte le competizioni, ha avuto le sue "perle"i suoi top e i suoi flop. Qui ci concentriamo su questi ultimi, intesi come giocatori, commentatori, e come tutto ciò che flop può essere considerato.

Azzurro 1 - Poco originale, ma non si può che partire da qui, dall'Italia, fuori al girone come quattro anni prima. Sul banco degli imputati, in due erano più "imputati" degli altri: il Ct, Cesare Prandelli, e la punta, Mario Balotelli. Due flop assoluti, due flop catastrofici. Il primo vittima della sua confusione e del suo stesso piano tattico, il secondo - come un po' in tutta la sua carriera - vittima di se stesso. Finisce malissimo: Cesare si dimette e sparge veleno (prima e dopo la firma col Galatasaray) il secondo si rinchiude da solo sul bus, insomma scappa via, e poi si sfoga sui social (tragico quel suo "i fratelli negri non mi avrebbero abbandonato).

Azzurro 2 - L'altra faccia della medaglia. Anche qui non c'è troppa originalità, ma il pollice verso - per altri due azzurri - è dovuto. Loro sono le due bandiere, Gigi Buffon e Daniele De Rossi, che a caldo (anzi a caldissimo) hanno puntato il dito, accusato e, di fatto, disintegrato lo spogliatoio (che forse già non esisteva più). Quelle frasi dopo la disfatta contro l'Uruguay, insomma, se le sarebbero potute tenere in gola qualche ora in più. Proprio come avrebbero potuto evitare di alzare la voce durante il catastrofico match contro i sudamericani, all'intervallo: a urlare ci avrebbe dovuto pensare solo Prandelli, non loro, anche se loro sono le bandiere. Che in quello spogliatoio fosse successo qualcosa di grosso, al rientro in campo, lo avevano capito tutti: bastava guardare in faccia gli azzurri. E dietro quelle facce c'era lo zampino dei "senatori" Gigi e Daniele.

Campeones? - Flop, flop, floppissimo: Spagna e Brasile. La prima fuori al girone: da squadra più forte del mondo a squadra più brocca del globo terracqueo. I secondi, arraffa un po' di qua e arraffa un po' di là, avanzano fino alle semifinali, dove crollano. Anzi, implodono. Anzi, scompaiono. Anzi, si eclissano. Boom. Che botto. In sostanza si rendono protagonisti della più grande umiliazione della storia mondiale: 7 pere a 1, in casa, a Belo Horizonte. Peggio del "maracanazo" solo il "mineirazo". E pensare a qualcosa di peggio rispetto alla finale 1950, onestamente, era impresa per pochi.

Mani bucate - Povero lui, Igor' Akinfeev, il portiere della Russia. E povera pure la Russia. Prima una papera da galleria degli orrori contro la Corea del Sud: finisce 1-1. Poi concede il bis contro l'Algeria: finisce 1-1. A conti fatti, l'estremo (in tutti i sensi) difensore a mister Capello è costato quattro punti. A conti fatti la Russia è volata fuori dal mondiale. E se proprio si deve trovare un responsabile...

Don Fabio - Certo, come da qui sopra, "tutta colpa di Akinfeev". Però tra i flop, non ce ne voglia un maestro del calcio, c'è anche lui: Fabio Capello. La sua Russia vola fuori al girone. Lui a ottobre dovrà volare alla Duma, per riferire al governo e a mister Vladimir Putin sui motivi della disfatta. Basterebbe esonerarlo, pensate voi? Non proprio: troppi soldi da cacciare. Poi i mondiali, nel 2018, si giocano proprio in Russia. E avere Capello in panca, nonostante la debacle in Brasile, non è che faccia proprio schifo. Avrà tempo per rifarsi (o per riferire nuovamente a mister Putin).

Palloni di vetro - Ma quanto piace agli italiani fare i pronostici. Pure a quelli che il calcio lo raccontano in televisione (anche se, forse, farebbero meglio ad esimersi). Molte, moltissime le previsioni storte. Ma tra i profeti della domenica, su tutti, scegliamo la coppia: Fabio & Beppe. Caressa e Bergomi. Lo Zio disse: "Italia batte Uruguay, Inghilterra batte Costa Rica e...passano Italia e Inghilterra". L'infoiatissimo Caressa, invece, sempre su Sky, disse: "Peppe, io de partite strane ne ho viste tante. Di partite che sul 2-0 sembravano finite, Peppe, ne ho viste...". Bene, ma non benissimo: Germania-Brasile, come è finita, lo sapete benissimo.

Autocritica - Dopo gli sfottò a Caressa e Bergomi, ecco, meglio anche auto-sfottersi. L'improvvida redazione di Libero si lanciò in una serie di pronostici video su vincitori, top e flop del mondiale. Vi segnaliamo che non ne abbiamo beccata una, ma nemmeno una. Se proprio proprio volete umiliarci un po', andatevi a risentire le nostre profezie storte (parte 1 - parte 2).

Stampa - Terzo flop un po' autoreferenziale: qui si parla di Giuseppe Dossena. Contro di lui, telecronista Rai, si è scatenata una caccia grossa nemmeno fosse il cinghiale più succulento del pianeta. Ci ha messo del suo: frasi incastratissime e da decifrare, modi di dire tutti suoi, nomi steccati, il ritmo simile a quello di una predica in chiesa. Su Twitter, per tutto il Mondiale, ha spopolato l'hashtag #DossenaVattene. Povero lui.

Ma de che? - Si fa chiamare Superman, ma è un Super-Pirla. Lui è Mario Ferrari, soprannominato "il falco", invasore di campo seriale. Forse l'italiano che più si è messo in luce in questo mondiale. Nonostante tutte le preoccupazioni ha colpito ancora, al 16esimo di Belgio-Stati Uniti, ottavi di finale. Nell'indifferenza generale ha attraversato quasi tutto il campo. Poi lo hanno rimosso, con le cattive.

Menagramo - Canta, urla, suona, balla, sbraita. Ma evita il calcio, caro Mick Jagger. In concerto predisse grandi risultati per gli azzurri, a Londra invece per l'Inghilterra. Quando è arrivato al Mineirao per vedere il Barsile i tifosi di casa lo avrebbero voluto tenere fuori. Non ce l'hanno fatta. Ne hanno presi 7. Jagger è stato accusato di malocchio e soprannominato "angelo della morte". Ecco, forse è un po' eccessivo. Ma il Rolling Stones lasci stare il calcio e i pronostici, davvero, è meglio.

di Andrea Tempestini
@anTempestini

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