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Pd, mezzo partito contro Renzi: gli ex Ds vogliono lasciare il partito

L'idea dei vecchi dirigenti: mollare il Rottamatore e cercare consensi con il doppio turno di coalizione

Massimo D'Alema

Massimo D'Alema

Gli ex comunisti sono gente accorta e non si fanno certo pizzicare mentre pronunciano la parola che in gran segreto circola invece di bocca in bocca. La parola "scissione" la fanno usare dai collaboratori che raccontano ai giornalisti i retroscena di un Pd logorato al suo interno dalla guerra tra la vecchia classe dirigente e quella nuova renziana. Retroscena come quello raccontato da Fosca Bincher oggi su Libero. "Adesso se passa l’emendamento che taglia il finanziamento pubblico ai partiti dal 2014, tempo tre mesi e Mattero Renzi deve chiudere baracca e burattini", sottolineava in una piazzetta adiacente alla Camera un parlamentare di vecchio corso. Se quella parola a cui tutti pensano - "scissione" - è oggi ancora impronunciabile, è per un solo motivo. Una scissione vale se dopo puoi contare e tornare a una nuova vita politica. Perché questo accada serve una nuova legge elettorale. Quella che serve a loro è una legge a doppio turno di coalizione. Sono convinti di avere abbastanza truppe e vecchi consensi popolari per potere pesare abbastanza nel primo turno e svoltare nel secondo, imponendo le proprie candidature alla coalizione di sinistra guidata da Renzi. E siccome questo è lo stesso schema che darebbe rilievo sul fronte opposto al Nuovo centro destra, si sono infittiti nelle ultime ore incontri e colloqui fra le vecchie truppe di D’Alema e i dirigenti del partito guidato da Angelino Alfano. Entrambi pronti a mettere in atto qualsiasi soluzione che eviti un patto di ferro fra Renzi e Silvio Berlusconi.

"Matteo deve stare attento", ha detto Ugo Sposetti a Panorama. "Se si mette d’accordo con Berlusconi rischia di ripetere gli errori di Walter Veltroni, che si accordò sulla legge elettorale con il Cavaliere, e poi perse le elezioni e il partito. Anche perché il Pd è spietato, carnivoro. Non è un partito padronale come Forza Italia: non perdona nessuno". E le grandi manovre per le Europee sono già iniziate. Livia Turco, racconta Fosca Bincher, sta cercando di mettere in piedi comitati per fare pressione sul nuovo gruppo dirigente del Pd proponendo la candidatura di Massimo D’Alema alle prossime elezioni europee. La percentuale di successo dell'operazione è praticamente nulla, ma è un campanello di allarme che non dovrebbe essere sottovalutato dal nuovo Pd.

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Commenti all'articolo

  • allianz

    18 Gennaio 2014 - 12:12

    Yussuf Bin d'Alemah al Guitto fiorentino gli facesse le scarpe.Del resto,secondo i buoni dettami della defunta Urss non hanno dimenticato le purghe di Staliniana memoria.Parlano di secessione nel PD.Speriamo.Comunque vedo con sommo piacere che il Grande Fiume Rosso si sta disperdendo in mille rivoli in lotta perenne fra loro.Bene.Molto bene.Avanti così.

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  • allianz

    18 Gennaio 2014 - 05:05

    Temo che sia alquanto incazzato rosso...Mo so cazzi di Refonzy...

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  • dx

    17 Gennaio 2014 - 18:06

    è la loro condizione naturale. vai dalema! imbandisci la tavola - fallo arrosto renzi, ti leccherai anche i baffi dalla goduria (in barba alle vostre primarie!), sarà un pranzo indimenticabile. sei ancora tu la più bella del tuo reame comunista e magari poi ti eleggono anche presidente della repubblica.

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  • deltabravo

    17 Gennaio 2014 - 18:06

    Già il suo è solo quello di mandare bombe vere e di mandare a catafascio l'Italia e gli italiani con le sue bombe politiche perché non sa fare altro se non barando ogni giorno della sua esistenza e dei suoi respiri negando la sua interferenza o appoggio a chi non gli dà ombra o cerca di fregarlo perché per lui è la fine certa e così cerca in ogni modo di prendersi i 80 che staranno a casa con il prossimo governo rieletto per dare a renzi la colpa e risalire la china per ripresentarsi come il salvatore del pd suo unico scopo di sostegno economico e culturale scic

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