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La riforma del lavoro

Job Act passa alla Camera, cosa cambia

Job Act passa alla Camera, cosa cambia

Eccola la riforma del lavoro. Ieri il Job Act è passato alla Camera ora la palla passa al Senato. Ma ecco come sarà il contratto del lavoratore senza l'articolo 18. Una riforma che stravolge le regole del mercato del lavoro.

L'articolo 18 - Abolirlo significa eliminare il diritto al reintegro nel posto di lavoro per i licenziati senza giusta causa. Renzi vuole sostituirlo con un nuovo contratto di lavoro "a tutele crescenti". Un altro obiettivo di Renzi è quello di sfoltire la giungla di contratti esistente con solo due forme di lavoro: autonomo e dipendente. Quella dipendente, a sua volta, si suddivide in tempo determinato e tempo indeterminato a tutele crescenti. Quest’ultima dovrebbe essere la forma più diffusa, perché l’azienda sarebbe incentivata a fare uso. Prima di tutto con uno sconto sul costo del lavoro rispetto a un contratto a termine. Il nuovo contratto costerebbe meno di quello a termine ma chi licenzia perde gli incentivi.

Stessi diritti - Minimi di retribuzione, maternità, ferie, ammortizzatori sociali: i lavoratori saranno tutti uguali a secondo il tipo di contratto a termine o a tutele crescenti. Il nuovo contratto a tutele crescenti si applicherebbe solo alle assunzioni successive all’entrata in vigore della legge.

Licenziamenti - Con la riforma il diritto al reintegro resterebbe solo sui licenziamenti discriminatori fede religiosa, politica, appartenenza sindacale, razza, mentre negli altri casi in cui il datore di lavoro licenzia dovrà pagare al lavoratore un'indennità legata agli anni di servizio. In caso di licenziamenti discriminatori resterà il lavoratore avrà diritto a a tornare al suo posto di llavoro. Per i licenziamenti economici, per motivi di crisi dell'azienda sarà previsto solo un risarcimento monetario. Il lavoratore potrà essere reintegrato se si scopre che è stato licenziato sulla base di una falsa accusa. 

Demansionamento - In caso di crisi aziendale è possibile demansionare il lavoratore per salvaguardare il suo posto di lavoro. L'abbassamento dell'inquadramento professionale non dovrebbe comportare una riduzione della contribuzione. Possibili pure i controlli a distanza sugli impianti a distanzi sugli impianti strumentali di lavoro dal puc al celllulare affidati al dipendente. 

Disoccupazione - Il lavoratore che perde il lavoro, oltre all'indennizzo dall'azienda ha anche diritto a un assegno di disoccupazione dallo Stato previsto anche dalla riforma Fornero solo che Renzi vuole che partano subito e non a partire dal 2017. Questo però significa che il governo deve trovare un miliardo e mezzo di euro da mettere nella legge di Stabilità per il 2015. L'indennità avrebbe una durata limitata e i lavoratori dovrebbero però accettare le offerte di formazione e di lavoro congrue, altrimenti perderebbero l’assegno. Sapriscono la caass aintegrazione in caso di chiusura dell'azienda. Sopravvive quella straordinaria legata a momenti di ristrutturazione aziendale.

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Commenti all'articolo

  • allianz

    26 Novembre 2014 - 09:09

    Sparisce la cassa integrazione in caso di chiusura dell'azienda....Che cazzo mangiano quelli che sono stati licenziati?

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  • arwen

    26 Novembre 2014 - 09:09

    Ecco l'esempio del perchè siamo un paese a pezzi. Si cerca la soluzione del problema partendo dalla coda. In un periodo di recessione (terzo anno di fila), deflazione con tassi di disoccupazione mostruosi, varare questa legge, fatta più di intenzioni che di provvedimenti reali, è inutile. A breve toccheremo con mano la sua inconsistenza e la sua impossibilità a portare vantaggi al paese.

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