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Il personaggio

Il matrimonio Monti-Bersani
lo celebra l'eterno Bazoli:
il "king-maker" di Prodi

E' ancora lui, Nanni, a tessere la trama dei poteri forti (e dei candidati) in Italia a sostegno dell'alleanza tra il Partito Democratico e i "centrini"

Romano Prodi e Giovanni Bazoli

Prodi e Bazoli

 

di Nino Sunseri

Certo non è stato il solo, ma ieri, sicuramente la sua voce è stata quella che ha lanciato il segnale più inquietante per Paolo Scaroni amministratore delegato dell’Eni indagato per le mazzette in Algeria. Gregorio Gitti, professore di Diritto Privato all’Università di Milano e candidato per la Lista Monti in Lombardia ne ha chiesto le dimissioni: «Per meglio difendersi e dimostrare la sua estraneità farebbe bene a farsi da parte». Parole che, per Scaroni hanno avuto il suono della marcia funebre: assai più dei tanti “starnazzamenti” arrivati dalle diverse sponde della politica. Le parole di Gitti, infatti, certificano che i salotti milanesi, quelli che incrociano banche e giornali, dividendi e potere,  gli hanno voltato le spalle. È stato mandato in esilio. Espulso da quel sistema che fino a ieri l’aveva coccolato fino a pensarlo come presidente delle Assicurazioni Generali, il forziere più ricco della finanza italiana.

Gregorio Gitti, infatti, non è un candidato qualunque. È avvocato dei grandi affari milanesi oltre che consigliere d’amministrazione della Edison. Ma soprattutto è il genero di Nanni Bazoli, presidente di Banca Intesa. L’invito di Gitti a Scaroni per farsi da parte significa che davvero siamo al cambio di regime. Gli uomini del passato, soprattutto se legati al Cavaliere, devono togliersi di mezzo. Nè stupisce che la rivoluzione parta da una maxi-mazzetta legata all’Eni. Era già successo vent’anni fa con Enimont: la scoperta della madre di tutte le tangenti aveva segnato la fine della Prima Repubblica.

Sulla sorte di Scaroni (ma anche Giuseppe Orsi di Finmeccanica, e sull’altro versante politico Mussari e la sua banda) si gioca il futuro del Paese. Così come era accaduto vent’anni fa spazzando via i gruppi dirigenti di Eni e Montedison.

Gran regista del passaggio sembra il Professor Bazoli. L’anziano banchiere, in questo momento, sta giocando due partite importanti. Una che lo riguarda personalmente e tratta della riconferma al vertice di Banca Intesa. Un traguardo scontato se non fosse per l’età (81 anni) che potrebbe spingere gli avversari a chiederne il pensionamento.

La seconda partita, che si intreccia con la precedente, è la “benedizione” dell’alleanza fra Monti e Bersani. La conferma che i salotti milanesi della finanza e la Confindustria sono arruolati nel sostenere la nuova maggioranza. Il Cavaliere, se vorrà vincere, dovrà farsi spazio ai piani bassi. Gli attici sono già occupati.

Il Professor Bazoli doveva essere il primo candidato premier dell’Ulivo. Poi lasciò la ribalta a Romano Prodi che oggi vedrebbe volentieri al Quirinale. Però non ha mai abbondanto l’idea del blocco sinistra-centro. Oggi la ripropone

La partita di questi giorni ha un prologo importante: gli incontri dell’estate 2011 che prepararono l’arrivo a Palazzo Chigi di Monti (di cui il banchiere è molto amico) per sloggiare un Cavaliere ormai giudicato impresentabile. Corrado Passera, ex amministratore delegato di Banca Intesa,  come super-ministro dello Sviluppo Economico, dove essere il garante del patto. L’uomo da mettere sulla rampa di lancio per ridare spazio all’elite borghesi nella gestione dello Stato. 

Poi le cose sono andate diversamente, ma Bazoli non si è tirato indietro. La convergenza fra Bersani e Monti si sta celebrando a casa sua. Gregorio Gitti, il genero che guida  la lista del premier in Lombardia. Il nipote Alfredo nel Pd dopo essere stato il capofila dei renziani nel bresciano. Con Bersani anche il pupillo, Massimo Mucchetti, ex vice direttore del Corriere della Sera che, secono le indiscrezioni sembra destinato ad bun posto di rilievo nel futuro governo guidato dal segretario del Pd.   Poi la figlia Chiara in prima linea. Organizzerà domenica il convegno milanese che rappresenta il colpo di pistola per l’ultimo giro della campagna elettorale di Monti in Lombardia. Si svolgerà alla Fondazione intitolata a Riccardo Catella, papà di Manfredi. E’ il capo di Hines che sta realizzando il nuovo quartiere di Garibaldi-Porta Nuova. I suoi grattacieli cambieranno il profilo di Milano. Unicredit ha preso in affitto quello progettato da Cesar Pelli: l’antenna in cima lo metterà al primo posto tra gli edifici più alti d’Italia. In questa cornice Monti presenterà il suo ultimo sforzo. Chiara Bazoli e il marito Fabio Coppola faranno gli onori di casa. Per la signora forse, un battesimo con la politica. Di lei si parla come candidata sindaco di Brescia per la coalizione Monti-Bersani

 

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Commenti all'articolo

  • gregio52

    10 Febbraio 2013 - 16:04

    Personaggio da eliminare

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  • remare2006

    10 Febbraio 2013 - 09:09

    Ancora prodi, ma non era emigrato in Cina? ecco le cose che pensano e interessano ai politici e company. Prendere accordi per meglio spartirsi i poteri e quel poco che è rimasto ed i problemi degli italiani passano in ultima battuta. Allora l'antidoto è: ROTTAMARE - ROTTAMARE - ROTTAMARE.-

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  • borotalco

    10 Febbraio 2013 - 00:12

    due facce da Kulo cosi insieme non si erano mai viste

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  • ciprino

    09 Febbraio 2013 - 21:09

    nella foto ne vedo due. Chi sarà mai il terzo? Saluti

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