Cerca

Fondi per la formazione in Sicilia

Spariscono i soldi pubblici:
indagata intera familgia Pd

L'on Genovese sotto inchiesta con cognato, mogli, sorella, nipote

Spariscono i soldi pubblici:
indagata intera familgia Pd

Formazione professionale, croce e delizia della politica. Fateci caso: gli assessorati regionali alla Formazione, specie nel Mezzogiorno, sono tra quelli più ambiti seppur tra i meno platealmente combattuti. Chi li ha gestiti sul piano politico-amministrativo per un tempo sufficiente, alle elezioni successive è stato quasi sempre riconfermato, anche al di là del risultato del proprio schieramento. È successo in Campania, in Puglia, in Veneto e altrove. Inutile scendere in dettagli ulteriori, la spiegazione è intuitiva: nel bene e nel male. 

Così come altrettanto spesso, laddove si è gestita la formazione professionale, si fanno i conti con grane giudiziarie, indagini e rogne di ogni tipo. Prendi la Sicilia, l’ultima è di un paio di giorni fa. A Messina la locale procura della Repubblica ha acceso i fari puntandoli su undici persone, accusate tutte di associazione a delinquere finalizzata alla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e al peculato. Non proprio  robetta minore. In pratica, si ipotizza che il fiume di danaro erogato dalla «repubblica autonoma di Trinacria» nel corso degli ultimi sei anni (parliamo cioè dal 2007 al 2013) in favore di non precisati enti di formazione, in realtà nascondesse il classico meccanismo che ha caratterizzato almeno la metà dell’intero comparto affidato alle Regioni. Vale a dire, enti inesistenti o esistenti sulla carta, strutture fittizie od operative ma con corsi farlocchi oppure concepiti ad hoc per raccattare qualche docente o «tutor» - come si chiamano oggi - cui in tasca resteranno poche centinaia di euro: che poi i corsisti si formino o meno, ottengano o no il rimborso ufficialmente dichiarato o previsto nei capitolati delle gare, questo non è affare che interessi più di tanto. Almeno fino a quando non entra a gamba tesa la magistratura. Come nel nostro caso siciliano che, ancora una volta, si qualifica per il coinvolgimento di pezzi di apparato e rappresentanza istituzionale del Partito democratico.

Sono infatti coinvolti il parlamentare nazionale messinese Francantonio Genovese, il cognato e consigliere regionale, Franco Rinaldi, le rispettive mogli dei due, Chiara e Giovanna Schirò, e poi la sorella di Genovese, Rosalia, il nipote Marco Lampuri, e Nicola Bartolone, Graziella Feliciotto, Salvatore Natoli, Roberto Giunta e Concetta Cannavò. Una foto di famiglia in cui i soldi uscivano dalle disponibilità del «marito» per entrare in quelle della moglie, del cognato o del parente del parente: con la differenza che il «marito» in questo caso era il pubblico erario per interposta persona. Tutte condizioni specifiche che aggiungono guai al guaio e che i magistrati messinesi, spintisi già fino a Palermo seguendo le impronte della presunta truffa associata, cercano di inserire in un progetto investigativo unitario. Perché gli inquirenti non scavano soltanto per capire quanto di quel fiume di danaro sia finito nelle tasche improprie di enti non riconosciuti oppure vivi soltanto formalmente o se i corsi siano stati realmente effettuati: c’è anche da dipanare la matassa della compravendita o della cessione dei rami d’azienda tra un ente e l’altro, la compatibilità delle procedure con i regolamenti statutari, la legittimità nell’erogazione dei fondi, oltre che l’eventuale elusione della normativa fiscale che necessariamente involge il ragionamento. Roba che a metterci le mani nel resto d’Italia si rischierebbero casi analoghi all’epidemia di «Rimborsopoli» che non ha finora risparmiato nessuno. 

Messina era territorio ampiamente «bersaniano» prima dell’eclissi del figlio del benzinaio romagnolo: domenica scorsa la scossa del «civismo militante» ha determinato la vittoria di un candidato sindaco della lista «No Ponte», lasciando anche il Pd completamente di stucco. Almeno quanto la dichiarazione rilasciata alla Gazzetta del Sud dal capogruppo del Pd all’Ars Baldo Gucciardi: «Non commento mai le vicende giudiziarie, non sono per un garantismo peloso né per urla di scandalo. Ho sempre sostenuto, e lo confermo, che quando interviene la magistratura il sistema dei controlli ha fallito. La questione morale è sempre aperta». Eccone un altro che non commenta. Commentando.

di Peppe Rinaldi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Phidry Hiellie

    28 Giugno 2013 - 08:08

    .....è solo polverone e niente di più, trattandosi di beghe di comunisti, tutto verrà insabbiato e cadrà nel dimenticatoio, guai sarebbero se i coinvolti non fossero comunisti.... si sarebbero attivati tutti gli apparati, media, salotti, procure rosse, ect... !!! Basti vedere il diverso trattamento sulle intercettazioni di Ber & Nap...... Fate un po' voi !!

    Report

    Rispondi

  • perfido

    28 Giugno 2013 - 00:12

    come si può dire ad un appartenente al PD :"ti sequestriamo gli averi........". Immagino la sua risposta:"""giudice (bastardo) credi che solo tu "operi" per il Partito? Sarò mica come te che pensa solamente ai soldi di BERLUSCONI. Noi del Partito ci diamo da fare, allarghiamo altrove la visuale ottica""". Ecco, presumo che questa possa essere la sua discolpa.

    Report

    Rispondi

  • andresboli

    27 Giugno 2013 - 21:09

    da i suoi frutti!

    Report

    Rispondi

  • berserker2

    27 Giugno 2013 - 18:06

    ma non se li è fregati suuuu, fosse stato uno di centro o di destra allora si.....li ha presi per aiutare gli ultimi, le risorse, un pò qui, un pò la, due soldini ai campi zingari, quattro pagnottelle per l'africa (oh pe l'africa non se nega mai beneficenza a nessuno eh), frutta e verdura per il gay village, magari formazione per ex detenuti, ho dimenticato qualcuno? ah si, pe le donne, contro i maltrattamenti, soldi pure a loro e già che ci siamo per gli animali e la natura (poi se vi viene qualche idea, se qualcuno è stato dimenticato basta che me lo dite e rimediamo subbito subbbbito.....). Il fatto è che anche lui, come la minestra k ypsilon enge si sente come uno di loro, come uno zingaro e allora a forza di sentirsi come loro alla fine ha fatto proprio come loro....ahaha me fate pena e mi fate sempre ridere però

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog