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Fratelli d'Italia, il nuovo logo più votato sul web: "Ha la fiamma, è nazional-pop"

Il giovane Enea Paladino ha inviato la propria proposta a Meloni, La Russa e Crosetto. Nel "referendum" online ha stravinto: "Ho tolto An, ricorda Fini..."

Giulio Bucchi
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Tra una settimana Fratelli d'Italia potrebbe presentare un nuovo simbolo. Molte le proposte inviate a Roma dai militanti, alcune delle quali hanno ottenuto un vasto consenso tra il pubblico del web. Tra le più gettonate quella di Enea Paladino, giovane tifernate che vive e studia a Perugia. Lo abbiamo intervistato.  Fiamma, MSI... Paladino non sarà un po' nostalgico?  "Ho scelto il simbolo di AN come base del progetto perché An è stata, con i suoi pregi e difetti, l'ultimo movimento di destra popolare e il nostro elettorato lo riconoscerebbe a prima vista. Il voto dell'assemblea della Fondazione An, mettendo il simbolo di AN a disposizione di FdI, ha decretato il ritorno, di fatto, un ritorno in campo della destra".  E allora perché non rilanciare il logo di An?  "Ho voluto eliminare la dicitura Alleanza Nazionale e sostituirla con quella Fratelli d'Italia per un semplice motivo: Alleanza Nazionale ricorda la figura di Gianfranco Fini, il quale a mio avviso meriterebbe damnatio memoriae".  La sua bozza ha riscontrato molto apprezzamento?  "Nella consultazione online il mio simbolo è arrivato primo (lo dico in maniera ufficiosa perché non sono stati ancora pubblicati i risultati), lo scarto è notevole sul secondo e abissale sugli altri. La passione di tutti coloro che lo hanno sostenuto e diffuso mi ha davvero riempito il cuore".  Secondo lei quale indirizzo dovrebbe seguire Fratelli d'Italia nella politica italiana?  "Dovrebbe rappresentare quel popolo orfano ormai da 5 anni, ridando una casa comune a quel 12/14% di Italiani che vogliono un destra di popolo. Niente centrodestra nazionale, che ci metterebbe allo stesso livello di una FI o di un NCD. Meglio una destra nazional popolare capace di dare risposte alla nostra gente, seguendo le nostre idee senza essere affetti dal morbo della corsa al moderatismo".  di Marco Petrelli

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