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Pd, Letta prova a salvare se stesso: o governo bis o primarie

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Giulio Bucchi
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Enrico Letta è fiducioso: il Governo andrà avanti, nonostante più di un indizio porti ormai al de profundis delle larghe intese. Il presidente del consiglio  lo ripete da giorni alla sua squadra e ieri sera ha ribadito  di non voler «ragionare su piani B» perché è «concentrato sul programma crescita e riforme». Insomma, secondo l'inquilino di palazzo Chigi, l'Esecutivo non subirà contraccolpi dalla vicenda del capo del Popolo delle libertà, Silvio Berlusconi. Più che una convinzione cementata, però,  quella di Letta è tattica pura.  Ieri, mentre ad Arcore il Cavaliere riuniva le prime linee del Pdl per definire la linea (dura), il premier era nella sua casa di Pisa, per una breve pausa in vista di una settimana che prevede, tra altro,  due consigli dei ministri non proprio di ordinaria amministrazione: quello in agenda domani, rinviato dopo lo stop di venerdì,  dovrà sbloccare un paio di interventi sulla pubblica amministrazione, a cominciare dalla sistemazione dei cosiddetti «precari»; all'ordine del giorno c'è pure una norma sulla creazione di un'Agenzia destinata a gestire i fondi europei (in ballo ci sono 30 miliardi di euro) sulla quale nelle file del Governo si registrano forti divisioni. Il via libera di domani, però, non sembra in discussione. L'appuntamento più delicato è fissato per mercoledì 28, quando il cdm dovrà  risolvere il nodo Imu:  banco di prova  per gli equilibri nella maggioranza.  Di là dai provvedimenti, l'attenzione è rivolta al caso Berlusconi e  alle incognite legate alla  sua decadenza da senatore.  Il clima si fa sempre più teso proprio per le ripercussioni che un eventuale voto del Senato contro il Cavaliere  potrebbe avere sulle sorti del Governo.  Ma agli amici che lo hanno contattato recentemente, Letta è apparso «tranquillissimo» e  pronto a tutto. Tant'è vero che  il premier avrebbe già delineato una sorta di strategia  in caso di irreparabili rotture fra Democratici e Pdl: scaricare la colpa della caduta del Governo proprio sul Cavaliere. Se dal bunker di villa San Martino partisse l'ordine di staccare la spina - è il ragionamento del premier - Berlusconi e il Pdl  si prenderebbero una responsabilità enorme col Paese. Tradotto: «Se mi mandate a casa, ve ne pentirete». Concetto ribadito al telefono, ieri, anche con i ministri pidiellini subito dopo il summit di Arcore e poi alle agenzie: «Sarebbe gravissimo farci cadere».  Con  i ministri piddì  fedeli alla linea dettata da Dario Franceschini («determinati e uniti»), Letta si prepara a vestire i panni della vittima e al  Pdl, perciò, non vuole cartucce. Non a caso, ha  chiesto al ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, di mettere insieme più fondi possibili per tagliare l'Imu sulla prima casa e assecondare così i pidiellini: sui 4 miliardi necessari all'abolizione totale, i tecnici del Tesoro - seppur facendo ricorso a inasprimenti delle accise su giochi, gas, alcol e sigarette - sono arrivati a quota 3,4 miliardi.       Una dote  in grado di dare  ossigeno  alle famiglie  e respiro all'Esecutivo.  Ma Letta, come accennato, studia anche gli altri due scenari, cagionati dall'eventuale uscita del Pdl dalla coalizione: Governo bis con una nuova maggioranza o elezioni anticipate.  La prima di queste due ipotesi potrebbe essere di sicuro avallata dal presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano continua a coprire le spalle al premier e  sa che al Senato servirebbero solo circa 20 voti, in assenza della destra, per formare un'altra maggioranza. E con cinque poltrone da  ministro più una dozzina  di  sottosegreterie (lasciate  dagli esponenti del Popolo delle libertà)   da offrire in Parlamento, non è  complicato trovare i voti. Si tratta di pescare nel Movimento 5 Stelle (nonostante la posizione ufficiale sia «o governo o morte, no compromessi») e fra i transfughi dello stesso Pdl. Nessun problema, invece, alla Camera dove il Pd, con Scelta civica e poco altro, ha già i numeri a posto. L'altra ipotesi, non gradita al Colle, è quella della elezioni anticipate (tra febbraio e marzo). In questo caso, Letta si dovrebbe candidare alle primarie del Pd  e non si tirerebbe indietro. Anzi. Può già contare sul sostegno del segretario, Guglielmo Epifani, e degli altri pezzi da novanta Dem, come Pier Luigi Bersani, che non “gradiscono” l'avanzata di Matteo Renzi.   di Francesco De Dominicis [email protected]

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