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I preti che dicono “no” a Bergoglio

Altri religiosi fanno “coming out” rinnegando la validità dell'elezione di papa Francesco.

Andrea Cionci
Andrea Cionci

Storico dell'arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall'Afghanistan e dall'Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo "Eugénie" (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi - vive una relazione complicata con l'Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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Di sacerdoti “ribelli” ce ne sono sempre stati nella Chiesa, tuttavia, essi  hanno avuto quasi sempre posizioni progressiste, eversive o, comunque, non ortodosse rispetto alla dottrina bimillenaria del Cattolicesimo.

Invece, durante il pontificato di papa Francesco si è paradossalmente verificata una tendenza opposta che non può non essere registrata: una ribellione ”identitaria” di diversi vescovi, preti e monaci del tutto fedeli alle basi dottrinali della fede cattolica e accomunati dal non riconoscere come valide le dimissioni di papa Benedetto. Di conseguenza, non reputano legittima nemmeno l’elezione di papa Francesco.

Ogni tanto esce qui e là un articolo, in cui qualche religioso si espone con tremende dichiarazioni che però i grandi media si limitano a derubricare come uscite sporadiche di “tradizionalisti” (una categoria-sarcofago ormai assimilabile a quella dei “complottisti” nel mondo laico).

Molti di questi “ortodossi dissidenti” citano le ammissioni del cardinale modernista Godfried Danneels, deceduto poco più di un anno fa, primate della chiesa belga che, dopo aver portato il cattolicesimo ai minimi storici nel proprio paese, ha compiuto un gesto davvero inspiegabile.

Nel 2015, Danneels ha infatti pubblicato un’autobiografia, scritta insieme agli studiosi Schelkens e Mettepenningen, in cui dichiarava l’esistenza di un gruppo di cardinali ultraprogressisti (di cui egli stesso faceva parte), la cosiddetta “Mafia di San Gallo”, che brigava per porre sul trono di Pietro proprio un cardinale come Jorge Mario Bergoglio. Tale biografia, pur andata a ruba nei Paesi Bassi, non è mai stata tradotta in italiano e i suoi contenuti non sono mai stati smentiti dal Vaticano. Danneels ha perfino ribadito questo concetto in tv dando modo a vari contestatori di tirare in ballo la “Universi dominici gregis” promulgata da Wojtyla. Tale costituzione apostolica proibisce in modo totale accordi o manovre pre-conclave che renderebbero immediatamente invalida l’elezione del papa: “I Cardinali elettori si astengano, inoltre, da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò in realtà fosse fatto, sia pure sotto giuramento, decreto che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo; e fin d'ora commino la SCOMUNICA latae sententiae ai trasgressori di tale divieto”.

Tra i “ribelli  legittimisti”, dunque, in ordine approssimativamente gerarchico, figura innanzitutto l’arcivescovo polacco Jan Paweel LENGA che, in un’intervista pesantissima, ha dichiarato di riconoscere ancora Benedetto XVI come papa e di aver abbandonato l'”usurpatore ed eretico” Francesco dopo aver concluso che stava diffondendo “menzogne e peccati”, “portando il mondo fuori strada”. Ha anche sostenuto che molti vescovi e cardinali non hanno una fede profonda e hanno adottato “un atteggiamento di tradimento e distruzione cercando di correggere l’insegnamento di Cristo”.

Mons. René Henry GRACIDA, vescovo emerito del Corpus Christi, Texas, USA, ha sostenuto la posizione di Lenga nel negare Bergoglio  come vero pontefice. Sul suo blog, www.abyssum.org, ha dichiarato pubblicamente di dubitare della validità della rinuncia di Ratzinger fin dal primo giorno e del successivo conclave per lo stesso motivo.

In Italia, su posizioni più morbide, ma ugualmente dirompenti, il vescovo emerito di Ferrara, Mons. Luigi NEGRI che ha dichiarato: “Benedetto XVI ha subito pressioni enormi. Non è un caso che in America, anche sulla base di ciò che è stato pubblicato da Wikileaks, alcuni gruppi di cattolici abbiano chiesto al presidente Trump di aprire una commissione d’inchiesta per indagare se l’amministrazione di Obama abbia esercitato pressioni su Benedetto. Resta per ora un mistero gravissimo, ma sono certo che le responsabilità verranno fuori».

Passando al rango dei preti, molto noto è il teologo palermitano don Alessandro MINUTELLA che sostiene come non solo Ratzinger sia stato costretto a dimettersi e come l’elezione di Bergoglio sia pertanto invalida, ma anche come, in base alle eresie neomoderniste, neoluterane e neoariane che papa Francesco avrebbe promanato, questi si sarebbe scomunicato da solo “latae sententiae”, ovvero automaticamente.

Don Minutella è stato presto seguito dal monaco benedettino don Enrico RONCAGLIA, a sua volta soprattutto concentrato sulla invalidità delle dimissioni di Benedetto XVI. Un punto, questo, sul quale insisteva anche lo stimato teologo mons. Antonio LIVI, recentemente scomparso, che accusava apertamente Bergoglio, oltre che di essere stato eletto con un conclave pilotato - cosa della quale si diceva assolutamente certo - anche di eresia: “Un piano molto ben orchestrato, che non data da oggi, ma dagli inizi degli anni Sessanta. Per più di cinquant’anni i teologi eretici, malvagi, hanno cercato di conquistare il potere, e adesso ci sono riusciti. È per questo che parlo di eresia al potere”. Mons. Livi non riusciva a darsi pace perché l’esistenza di un papa eretico, a suo dire, contrastava con la promessa di Cristo secondo cui  gli eretici non avrebbero prevalso contro la Chiesa.

Di recente ha fatto coming out anche il sacerdote don Enrico BERNASCONI, sul sito www.rivelazione.net: “Dalle dichiarazioni del card. Danneels dunque possiamo dedurre che papa Benedetto XVI abbia ricevuto forti pressioni per dimettersi e che coloro che hanno orchestrato nel segreto l’elezione del card. Bergoglio sono scomunicati latae sententiae. La massoneria ha ormai preso il controllo della chiesa o meglio, più in generale, questa neo-chiesa favorisce la massoneria. La cosa più tragica è che la maggior parte dei cattolici non se accorge, oppure sta bene così, nell’indifferenza”.

Sempre su Rivelazione, il sacerdote ecuadoregno Don Ruben MARTINEZ-CORDERO ha dichiarato, appena tre giorni fa: ”Ritengo che Benedetto XVI sia l’unico vero Papa. Tutti gli attacchi mediatici subiti durante il suo attivo pontificato, l’affare Vatileaks, lo tsunami di abusi sessuali da parte del clero e anche da parte dei religiosi hanno costituito una pressione morale e psicologica molto pesante che ha invalidato le sue dimissioni. Se aggiungiamo a questo l’abbinamento Obama-Clinton che è intervenuto per paralizzare le finanze vaticane, le minacce di scisma, ecc. è impossibile che il Papa abbia agito liberamente. Credo, come molti studiosi seri, che il conclave sia semplicemente nullo perché manipolato dalla “Mafia di San Gallo”. No, Bergoglio non è certamente un vescovo di Roma o un papa. Bisogna essere ciechi o molto ingenui per pensare diversamente”.

Don Paulo Renato DORNELLES, sacerdote brasiliano e dottore in Diritto canonico e civile presso la Pontificia Università Lateranense si è così espresso: “Bergoglio non è un cattivo papa: è un antipapa, un campione cosciente e intenzionale dell’eresia e dell’apostasia. Non sta agendo male, sta agendo benissimo, rispetto a ciò che realmente è, ed a ciò che ha in mente di fare: lo hanno eletto, illegalmente, per distruggere quel che restava di cattolico nella Chiesa, e lui lo sta facendo, con una notevole dose di astuzia, anche se, bisogna dirlo, soprattutto grazie al sonno, all’ipocrisia, al conformismo e alla viltà di tanti, troppi vescovi e sacerdoti, e con la connivenza beota di milioni e milioni di fedeli laici”.

Infine, tre eremiti scozzesi,  padre Stephen DE KEDREK, suor Colette ROBERTS e fra’ Damon KELLY, sono stati scomunicati per una dichiarazione, molto severa, pubblicata sul loro sito:  “Mai nella storia c’è stato un Papa del genere, che con le sue azioni, parole e insegnamenti ha gettato in confusione l’intera Chiesa. Ci sono stati papi cattivi e immorali come Giovanni XII e Alessandro VI, ci sono stati papi pazzi , come Urbano VI, ci sono stati papi riformatori severi e sbilanciati come Paolo IV, e ci sono stati papi amanti del piacere come Leone X, ma nessuno di loro ha diffuso un tale allarme in tutta la Chiesa cattolica. Giorni simili non sono mai stati visti dai tempi dell’eresia ariana, eppure questi giorni sono molto, molto peggio”.

Esternazioni molto forti che possono portare a varie conseguenze. Alcuni di questi religiosi sono già in pensione e quindi relativamente “al sicuro”. Per i teologi che avevano incarichi di prestigio o cattedre universitarie tali prese di posizione hanno comportato la fine della carriera. Se alcuni preti dal profilo più diplomatico vengono semplicemente ignorati dalle gerarchie, altri, più polemici, sono stati scomunicati o sospesi “a divinis”, perdendo tutto: parrocchie, stipendio, reputazione. In certi casi, vengono mobbizzati dai loro confratelli bergogliani, persino pubblicamente sui social, con pesanti derisioni e insulti di ogni genere.

Che le posizioni di questi dissidenti poggino su basi valide, dovrebbe essere acclarato da indagini serie sulla questione Danneels e da un leale dibattito interno alla Chiesa che, tuttavia, è per ora inimmaginabile.

Va riconosciuto che questi vescovi e preti che dicono “no” a Bergoglio,  sono uomini di un certo fegato, pronti a pagare di persona. Quasi tutti ripetono: “non siamo noi che siamo usciti dalla Chiesa, è la Chiesa che  è uscita da se stessa”.

 

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