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"De Luca-style": sprezzante coi cittadini, ossequioso con gli stranieri

Andrea Cionci
Andrea Cionci

Storico dell'arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall'Afghanistan e dall'Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo "Eugénie" (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi - vive una relazione complicata con l'Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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“Abbiamo a che fare con due tipi di imbecilli - ha dichiarato qualche giorno fa il governatore  della Campania – quelli che non indossano la mascherina e quelli che la portano appesa al collo: gli imbecilli doppi”.

E’ innegabile, Vincenzo De Luca ci ha fatto ridere e sorridere; i suoi toni sprezzanti sono stati una boccata d’ossigeno in una politica asfissiata dal buonismo e dal politicamente corretto. Crozza ha regalato delle parodie divertenti, sui social hanno dilagato esilaranti vignette sul governatore-sceriffo  e va bene tutto.

Adesso però, anche basta. Lo scherzo è bello quando dura poco e questo va avanti da anni.

Innanzitutto, varrebbe la pena di ricordare che gli imbecilli ci sono sempre stati ovunque e quindi, insistere con simili apprezzamenti significa restituire alla Nazione l’idea secondo cui in Campania ve ne sarebbe una percentuale superiore rispetto alle altre regioni.  I suoi omologhi italiani cercano di far rispettare la legge, chi più, chi meno, senza tutto questo teatro anche perché un governatore, in quanto servitore dello Stato, deve servire anche i concittadini meno svegli.

Grazie alla sua carica, De Luca dispone, infatti, di tutti gli strumenti e il personale per punire severamente condotte stupide e incivili, senza bisogno di insultare. Se tali mezzi non dovessero essere sufficienti, se avesse bisogno di qualche lanciafiamme in più, può protestare col suo Governo e col suo partito.

Il lavoro di De Luca è impegnativo, certo, ma ben remunerato: i cretini sono anche quelli che contribuiscono a pagargli uno stipendio approssimativo di circa 12.000 euro al mese, cifra che dovrebbe pur contribuire a mitigare la sua esasperazione.

Sicuramente, poi, tra quelle chiattone, quei cinghialoni, quegli individui geneticamente idioti ci sono anche molti suoi ELETTORI dato che il politico di Ruvo del Monte ha vinto le elezioni con il 41% delle preferenze. Se la matematica non è un’opinione, quasi uno su due di questi soggetti lombrosiani ha messo la crocetta sul suo nome.

Sarebbe poi meglio citare comportamenti stupidi prima di dare degli stupidi ai cittadini come individui. Ora, dato che il Governo - composto dal Movimento 5 stelle e dal Partito democratico, di cui De Luca è un esponente - non è che abbia esattamente brillato per la chiarezza con cui ha emanato regole e decreti, ci può anche stare che un cittadino campano, magari intelligentissimo e persino dotato di senso civico, possa confondersi  tra le mille disposizioni, fra mascherine sì /no, dentro/fuori i locali, con congiunti/disgiunti etc.

Anche l’ultima trovata dell’”assistente civico” sulla cui nebulosa concezione De Luca ha appena pesantemente ironizzato, ci permettiamo di rammentare che è stata partorita dal “suo” governo, non da nordici sovranisti. Se non è contento della squadra in cui gioca, nella quale - a suo dire - ha incontrato anche “autentici farabutti”, perché non ne esce?

Ma la cosa più sproporzionata è che mentre De Luca tratta i propri concittadini inadempienti come pezze da piedi, si rivela, invece, molto rispettoso con gli stranieri che, pure, secondo le ancestrali regole dell’ospitalità dovrebbero comportarsi meglio di tutti.

Se un campano è “imbecille doppio” solo perché tiene la mascherina al collo, allora cosa dovrebbe dire De Luca di quegli extracomunitari che a Napoli, nelle zone come il Vasto e porta Nolana, si riunivano in allegri bivacchi e assembramenti? (Secondo i residenti, le tante richieste di aiuto pubblicate sui suoi social sono state ignorate). O come definirebbe i migranti che si sono da poco presi a bottigliate in strada o quegli altri che hanno rifiutato i controlli della Polizia?

O quel clandestino che, a Napoli, se ne è andato recentemente a spasso nudo per le strade? E, tanto per alzare un po’ il tiro, come etichettare il moldavo che, sempre in maggio, ha picchiato una donna già stesa a terra, o il senegalese che ha violentato un’infermiera anti-Covid?

E i rom che, a fine aprile, hanno presumibilmente ammazzato il poliziotto Pasquale Apicella?

Ecco cosa ha twittato De Luca: “Ci addolora la morte dell’agente deceduto questa a notte a Napoli, mentre cercava di sventare una rapina. Vicini alla Polizia e alle forze dell’ordine che lavorano per la #sicurezza. Il nostro cordoglio alla famiglia, alla moglie e ai 2 figli di Apicella, un servitore dello Stato”.

La sua vis polemica, con gli insulti e le espressioni sprezzanti, non si è appuntata con proporzionale virulenza verso le minoranze sopracitate che hanno infranto la legge in Campania. Eh, si capisce. Perché con “quelli” non si può.

Sceriffo sì, politicamente scorretto anche, ma fino a un certo punto: l’orbace si può indossare solo in certe occasioni.  E quindi meglio scaricare i nervi sui campani, che tanto non protestano e anzi si divertono.

Per una di quelle strane forme di masochismo psicologico, il governatore De Luca è infatti riuscito a consolidare il suo consenso anche trattando a pesci in faccia i propri cittadini.

Secondo qualcuno rappresenta un nuovo modo di far politica, ma da questi comportamenti sembra piuttosto che De Luca stia riproponendo nient’altro che un vecchio vizio italiano, tipico di chi detiene un certo potere: prendersela coi più deboli ed evitare accuratamente i più forti. Insultare i propri inermi concittadini perché non si ha il coraggio di cantarle a quelli davvero pericolosi, ma “intoccabili”.

C’è il rischio però che i campani, di buon cuore, ma fieri, possano anche stufarsi e dare concretezza, un giorno, al loro antico proverbio: “A’ superbia va a ccavallo e torna a père”.

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