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Dal Perù, alla macchina del chinino, al Gin Tonic: il convegno sulla prima medicina della storia

Andrea Cionci
Andrea Cionci

Storico dell'arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall'Afghanistan e dall'Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo "Eugénie" (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi - vive una relazione complicata con l'Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore

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Il cranio attribuito a Plinio il Vecchio, il corno dell’unicorno, la farmacia portatile di Lord Byron, la cassetta medica della spedizione al Polo Nord del Duca degli Abruzzi… Sono diversi e affascinantissimi i cimeli conservati al Museo dell’Arte Sanitaria di Roma, facente parte del complesso del S. Spirito, l’ospedale più antico del mondo, oggi Asl Roma 1.

Organizzato dall’Accademia di Arte Sanitaria, QUI  lunedi 23 maggio, a partire dalle 9.30, il museo ospiterà un convegno dal titolo: “Dalla pianta della china all’elisir, passando per le febbri intermittenti”. L’occasione è stata fornita dall’appena conclusa opera di manutenzione e valorizzazione di una delle più preziose reliquie del museo, la cosiddetta “MACCHINA DEL CHININO”.

Di origine settecentesca, appare come un delizioso tempietto bramantesco, dotato di sportelli. All’interno vi era una macina che riduceva in polvere la preziosa corteccia dell’albero di Cinchona, la prima medicina della storia.

La manutenzione della macchina e l’organizzazione del convegno è stata possibile grazie ad Alessandro Francòli, titolare delle omonime distillerie novaresi. Francòli era già stato in prima linea per sostenere lo studio scientifico che, due anni fa, aveva evidenziato come la calotta cranica conservata nel Museo e attribuita tradizionalmente a Plinio il Vecchio corrisponda a quella di un uomo intorno ai 56 anni di età, proprio l’età di morte di Plinio. L’evidenza fa salire di molto le probabilità che possa davvero trattarsi dell’unica reliquia esistente di un grande personaggio romano.

Il legame con la distilleria, allora, riguardava il fatto che Plino avesse trattato nella sua Naturalis Historia della viticultura novarese. Oggi, il legame invece è – potrà stupire - col Gin tonic, che peraltro verrà servito come piccola degustazione durante il rinfresco previsto per la pausa della giornata di studi.

Pochi sanno, infatti, che questo long drink ovunque diffuso nel mondo trae origine da un medicamento antimalarico. Del resto, dietro alcuni dei più popolari distillati e bibite del terzo millennio c’è una matrice comune: nascono come prodotti medicinali. Così fu in pieno Rinascimento per le acqueviti, così fu per l’acqua tonica nel XVIII secolo e così per la Coca Cola a fine XIX  secolo.

Si tramanda che il potere medicamentoso della corteccia di china fosse stato scoperto da un indio peruviano che, malarico, si era abbeverato in uno stagno dove erano caduti alcuni alberi di china che conferivano all'acqua un caratteristico sapore amarognolo.

Il segreto passò agli europei grazie a un soldato spagnolo il quale venne guarito dagli indigeni con la pianta officinale. La china fu introdotta in Spagna da un prete e, nello Stato pontificio, la nuova cura si affacciò alla metà del Seicento grazie allo speziale del Collegio romano, frate Pietro Paolo Puccierini, che redasse anche la cosiddetta Schedula Romana, il primo «bugiardino» con istruzioni sui dosaggi e sulla corretta applicazione del chinino.

Come per molte medicine, tuttavia, il sapore era sgradevole e la difficoltà nel far assumere l’amara acqua chinata aguzzò l’ingegno di chimici e militari.

“Lo scienziato tedesco Johan Jacob Schweppes – spiega il dott. Francòli - riuscì a «catturare», nel suo laboratorio di Ginevra, le bollicine di anidride carbonica e produrre così un’acqua effervescente. Era il 1783, nasceva ufficialmente l’acqua tonica, brevettata da J.J. Schweppes come “ausilio medico”.

Ad aggiungere il chinino all’acqua tonica furono poi gli ufficiali dell'esercito britannico di stanza in India: nel tentativo di curare la malaria presero l’abitudine di mischiare polvere di chinino con zucchero e acqua tonica, creando la prima Indian Tonic Water.

Anche al gin, acquavite di ginepro, venivano riconosciute proprietà medicinali, essendo le bacche di ginepro un antico rimedio contro la dispepsia e la gotta.

Gli ufficiali britannici cominciarono ad aggiungere del gin all’acqua tonica per migliorare il gusto dell’uno e dell’altra e potenziarne gli effetti curativi e ludici. Nacque così il gin and tonic, una «medicina» antimalarica di tale successo che portò Winston Churchill a dire  «Il gin tonic ha salvato più vite e menti inglesi di tutti i dottori dell'Impero»".

Promotori del convegno, insieme a Francòli, il presidente della Accademia di Arte Sanitaria, Prof. Gianni Jacovelli, e il dott. Gaspare Baggieri, conservatore, già direttore del Museo dell’Alto Medioevo a Roma.

“Questo Museo – spiega Baggieri - è uno scrigno di tesori della nostra storia scientifica e sanitaria. Purtroppo l’Accademia di Arte Sanitaria vive una cronica mancanza di fondi e ci rivolgiamo a tutte le aziende e le imprese che, come il dott. Francòli, vogliano donare per dare creativamente vita a forme di «adozione tematica» di tanti cimeli che necessitano cure e manutenzione. Pensiamo solo alle splendide cere ostetriche del ‘700, opera del Manfredini, o alla sedia da parto, o ai tanti strumenti scientifici. Si potranno poi organizzare anche convegni tematici, quello di lunedì vedrà una decina di esperti molto noti che tratteranno della china sotto tutti i profili: storico, botanico, letterario, artistico… Un bel modo di fare impresa, cultura e conservazione”.

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