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Celebrity Hunted, una caccia all'uomo costosissima (ma dalla sceneggiatura poverella)

Come fa sgonfiare una buona idea

Francesco Specchia
Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d'adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all'Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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 Celebrity Hunted- Caccia all'uomo Foto:  Celebrity Hunted- Caccia all'uomo
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Doveva essere Person of interest (la serie inquietante fatta di fuggitivi, telecamere come piovesse e riconoscimenti facciali) shakerata ai film di 007; invece è più un sovreccitato Giochi senza frontiere diluito nel reality.

Anzi, per essere precisi Celebrity Hunted-Caccia all’uomo (Amazon Prime) è un “adventure game”. Inizia con otto vip che escono, già presi dall’ansia, da un furgone in una Roma maestosamente vista dall’alto. E, dotati di carta prepagata con 70 euro e cellulare senza Internet, cominciano a correre, inseguiti da “cacciatori” tutt’altro che implacabili, veri hacker, poliziotti, agenti dell’Intelligence. L’idea iniziale è buona: sfidare il mondo interconnesso e senza privacy attraverso le fughe creative di Francesco TottiClaudio Santamaria e Francesca BarraDiana Del Bufalo e Cristiano CaccamoLuis Sal FedezCostantino della Gherardesca; i quali devono nascondersi da un pugno di imitatori della Cia iperattivi su droni, elicotteri e mappature satellitari in 3D. E da lì la narrazione pompa adrenalina mescolata all’ottima prova dei protagonisti ma accoppiata ad una sceneggiatura che più inverosimile non si può. Totti si trova un sosia e s’infiltrarsi in un convento tra preghiere mattutine e partitelle di pallone in tonaca (citazione del Padre Brown di Rascel, Rai antica). Santamaria e Barra sfruttano la rete dei teatranti e si mettono in viaggio verso Napoli nascosti in due casse claustrofobiche. Costantino è a 200metri da loro, e usa le metropolitane e le consierge compiacenti degli alberghi. Fedez se ne va in Molise dentro un carro funebre, sfoderando strategie accortissime per passare inosservato (“Fai finta di fare pipì, nessuno si ferma a vedere la gente fare pipì”) e case sugli alberi. Del Bufalo e Caccamo lasciano Roma usando la via del Tevere come nelle paludi delle Florida, per ritrovarsi tra le braccia di un boscaiolo abruzzese chiamato “Sandokan”. Gli investigatori ci fanno la figura del pirla; e il volto più triste è quello di Alfredo Mantici, ex capo di un dipartimento del Sisde, somigliante all’incazzoso commissario Luis De Funes nei film di Fantomas negli anni 60. Queste le prime puntate, ma non ce l’ho fatta ad arrivare alla fine. Per allestire questo popò di roba sono servite 40 telecamere, 15 droni e 2 elicotteri. Regia siderale, infatti. Purtroppo, tutte risorse tolte ad una sceneggiatura inesistente…

 

 

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