Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Il caso Calciopoli: la Gazzette e "a livella" di Totò

Luciano Moggi
Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce a Monticiano il 10 luglio 1937. Dirigente di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus, vince sei scudetti (più uno revocato), tre Coppe Italia, cinque Supercoppe italiane, una Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa europea, una Coppa Intertoto e una Coppa Uefa. Dal 2006 collabora con Libero e dal 13 settembre 2015 è giornalista pubblicista.

Vai al blog
  • a
  • a
  • a

Ho letto attentamente l' editoriale di Andrea Monti, il direttore della Gazzetta dello Sport, bello nella sua stesura e ricco di umanità e fratellanza. Specialmente quando scrive «attraverso lo sport ci scopriremo "uguali e diversi" ma avremo imparato che l' avversario non è un "nemico"». Complimenti direttore perché si sta scoprendo improvvisamente diverso ai miei occhi, anche se con un po' di ritardo. Vedo in Lei un' anima buona che al sottoscritto sinceramente non sembrava in tempi normali, quando le scrissi quella lettera in cui appunto le chiedevo di usare uniformità nei giudizi, di cui non voglio entrare nel merito ma che Lei conosce benissimo. Quella lettera, raccomandata AR, quindi ricevuta, non ha mai avuto una risposta. E solo adesso, che siamo circondati dal nemico invisibile del Coronavirus, dà indirettamente una risposta a quello che io le avevo chiesto, quasi esaltando i valori della vita attraverso i desideri, le frustrazioni e i sentimenti del lettore.
Le avevo chiesto di essere "uguale", ma Lei allora era "diverso" da ciò che sembra adesso.

Scriveva infatti in prima pagina di Moggiopoli al posto di Farsopoli, ben sapendo il perché lo faceva; scriveva in prima pagina «Ecco come truccavano i sorteggi» che poi la sentenza di quel processo raccontava essere regolari, mentre non ha mai scritto niente sulla Sentenza 2166 della Corte D' Appello di Milano, andata in giudicato, che recitava il contrario esatto di quello che Lei aveva scritto per tanto tempo sul suo giornale. E Lei sa benissimo a cosa mi riferisco. Per cui quando scrive «che c' è un orgoglio magico a stare assieme come popolo» poteva anche aggiungere «in questi momenti di paura», perché in altri momenti, proprio Lei, è stato molto più vicino ad alcuni piuttosto che ad altri. Emozionante, direttore, quando racconta poi di Michela Moioli che ha portato a casa la sua terza Coppa del Mondo nello snowboard cross, dedicandola al nonno malato, la quale al termine dell' ultima discesa, e dopo aver vinto, ha gridato «Forza Italia». Suggestiva e di grande emotività la descrizione, che dimostra quanto sia importante il bene vero. Meglio quindi non avesse continuato il suo racconto rivolgendosi ad altri con «Vi suggerisce qualcosa?». Mi creda direttore, sarebbe stato più opportuno finire con «Ci suggerisce qualcosa?».


Caro direttore, da quando gira questo virus che impedisce pure il saluto, siamo tutti fratelli, forse perché accomunati dalla paura, e mai l' inno di Mameli è stato cantato con tanto sentimento come lo è adesso. C' è solo da sperare che passata la tempesta non si torni ai troppi gradi di parentela di prima, per non dover dare ragione a chi dice che questa epidemia è una maledizione per il genere umano che merita una lezione. Per tutti deve essere invece un' occasione che possa insegnare quanto sia importante volersi bene, non correre dietro ai potenti e al Dio danaro, per farci capire che siamo tutti uguali di fronte al Padreterno. Ce lo insegna anche il principe Antonio de Curtis, in arte Totò, nella sua celebre "a livella", dove racconta appunto, se pur con tanta ironia, le vicissitudini del genere umano e celebra l' uguaglianza tra ricchi e poveri, tra i potenti e i meno potenti.
Con stima.

Dai blog