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Serie A e coronavirus, il calcio rischia il flop per le troppe plusvalenze

Luciano Moggi
Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce a Monticiano il 10 luglio 1937. Dirigente di Roma, Lazio, Torino, Napoli e Juventus, vince sei scudetti (più uno revocato), tre Coppe Italia, cinque Supercoppe italiane, una Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa europea, una Coppa Intertoto e una Coppa Uefa. Dal 2006 collabora con Libero e dal 13 settembre 2015 è giornalista pubblicista.

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Indubbiamente i giocatori stanno dando una mano al calcio decurtandosi gli stipendi di marzo, aprile, maggio e giugno, qualora il campionato non riprenda. E la cosa non è di poco conto perché le società, alle quali vengono a mancare diritti tv, sponsor e tutte le attività collaterali che girano intorno al pallone, non correranno il rischio, almeno in questo periodo, di essere soffocate dagli ingaggi, che sono poi il gravame maggiore per i bilanci (il 70/% della spesa). A questo proposito i giocatori della Juve, dando dimostrazione di alto senso di appartenenza, si sono autotassati precedendo tutti, a cominciare dalla loro associazione.

Qualora però fosse possibile portare a conclusione i campionati, come speriamo tutti e Gravina per primo, ci sarebbe ovviamente una diversa negoziazione degli stipendi da parte dell' AIC e sicuramente un diverso avvenire per le società. È l' augurio che ci facciamo, anche se a decidere sarà il virus e, in subordine, il nostro governo che si è fatto prendere in contropiede. E pensare che il premier Conte, a fine gennaio, in una trasmissione su La7 quando già si paventava la minaccia del Coronavirus proveniente dalla Cina, dichiarò: «Siamo pronti, abbiamo adottato tutti i protocolli di prevenzione possibili ed immaginabili».

Forse pensava che, data la distanza tra noi e la Cina, il virus impiegasse più tempo ad arrivare. È invece arrivato prima del previsto e adesso stiamo tutti con tanta paura di un nemico invisibile che sta mettendo a nudo le precarietà esistenti, quasi per ammonirci su quello che si poteva fare e che non è stato fatto: nella vita comune, come in quella dello sport. Parlando di calcio c' è da augurarsi che faccia veramente capire, agli attuali governanti, quello che sta succedendo di positivo da mantenere, ma anche di negativo da cambiare.

Secondo noi, ora più che mai, si dovrebbero fare verifiche sulle sofferenze bilancistiche di tante società i cui conti potrebbero essere in rosso se non venisse usato con troppa frequenza l' esercizio di plusvalenze che hanno il potere di anestetizzare il bilancio, senza azzerare il debito, ma solo rinviandolo. Lo scriviamo non per generare allarmismi, solo allo scopo di evitare quanto successo al calcio nel passato. Prevenire il male, anziché curarlo, potrebbe evitare fallimenti sofferti e neppure tanto improvvisi come quello del Parma di qualche anno fa: il club finì in bancarotta per una condotta manageriale scriteriata che, facendo uso delle plusvalenze, rimandava il debito da un anno all' altro, sino ad uscirne soffocata.

Il momento che il nostro Paese sta attraversando è delicato, soprattutto se il campionato non dovesse ripartire: si potrebbero registrare fallimenti sia in A che in B anche perché, per alcuni club, non sarebbero sufficienti i decurtamenti degli stipendi, essendo l' indotto di ogni società molto variegato e costoso. Siccome riteniamo utile e di buonsenso fare tesoro degli insegnamenti del passato, appunto per evitare errori nel presente, non vogliamo sostituirci ai governanti, ma ricordare loro che in altri tempi ci fu un' inchiesta proprio sui metodi usati per fare i bilanci da parte delle società, che le varie Procure poi archiviarono. Salvò tutto il «Decreto spalmadebiti» che il governo emanò per salvare il calcio.

Tutte le società ne approfittarono per mettere in regola i propri bilanci, meno la Juventus che aveva i conti a posto e non aveva bisogno di attingere a questa ancora di salvataggio. Adesso però il calcio deve salvarsi da solo e i suoi governanti lo devono aiutare. È nei momenti difficili che, al di là delle dichiarazioni di circostanza, si deve agire per salvare il salvabile.

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