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Via Veneto: la Dolce Vita rinasce tra memoria e lusso contemporaneo
martedì 19 maggio 2026

Via Veneto: la Dolce Vita rinasce tra memoria e lusso contemporaneo

Orchidea Colonna
5' di lettura

Nel cuore di Roma, in via Veneto, la città sembra trattenere il respiro e ricordarsi improvvisamente di essere stata — e forse di essere ancora — il centro del mondo. Scenografia eterna della Dolce Vita, e proprio qui, al civico 62, si apre come un sipario l’InterContinental Rome Ambasciatori Palace. Un indirizzo che è una dichiarazione di stile, un racconto stratificato di storia, cinema e mondanità, oggi riscritto in chiave contemporanea con una grazia che evita l’ostentazione e preferisce il linguaggio più sottile del lusso discreto.

Un palazzo nato nel 1900 dalla visione dell’architetto Carlo Busiri Vici, che immaginò una residenza neorinascimentale fatta di simmetrie, colonne e dettagli capaci di evocare un’eleganza teatrale e senza tempo, destinata in origine ad accogliere ambasciatori in visita nella capitale e trasformata nel corso del Novecento in biblioteca dell’Ambasciata americana prima di diventare hotel, attraversando guerre, cambiamenti e metamorfosi fino alla recente rinascita nel 2023 sotto l’insegna InterContinental.

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Ed è proprio questa stratificazione a renderlo oggi uno dei luoghi più affascinanti della nuova ospitalità romana, perché qui il passato non è un elemento decorativo ma una presenza viva che dialoga con materiali contemporanei, toni caldi e linee pulite, creando un equilibrio raro tra memoria e presente, tra monumentalità e intimità, tra storia e lifestyle, come se ogni stanza fosse pensata per raccontare una storia diversa ma coerente con il racconto generale della città. Le 160 camere e suite, infatti, sono un esercizio di armonia tra marmo, legno, luce naturale e tecnologia, un rifugio elegante dove il comfort non è mai gridato ma sempre suggerito, con dettagli che parlano la lingua dell’ospitalità contemporanea — dalle docce a cascata alle macchine da caffè italiane, dai tessuti morbidi alle luci regolabili — e che trasformano il soggiorno in un’esperienza sensoriale più che in una semplice permanenza. Ma è negli spazi comuni che l’hotel rivela la sua anima più scenografica: la hall, dominata da una scalinata marmorea che sembra uscita da un film d’epoca, accoglie gli ospiti con una promessa mantenuta, quella di entrare in un luogo dove ogni dettaglio è pensato per stupire senza eccessi. Il cuore pulsante della vita sociale è l’Anita Lounge & Bar, con il suo bancone circolare e l’atmosfera sofisticata ma mai rigida, perfetta per intercettare quel mix di viaggiatori internazionali e habitué romani che ancora oggi fanno di via Veneto un crocevia di storie e incontri. 

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Al piano terra dell’InterContinental Rome Ambasciatori Palace troviamo il ristorante VICI Bistrot & Ristorante che si presenta come un progetto gastronomico che rifugge la rigidità dell’alta cucina classica per abbracciare un’idea più fluida e contemporanea di esperienza, sintetizzata in una formula tanto semplice quanto efficace: un luogo, due anime, due momenti distinti della giornata che raccontano due modi diversi di vivere la cucina italiana. Uno più immediato e conviviale, l’altro più profondo e costruito, ma entrambi tenuti insieme da una regia coerente e riconoscibile, quella dello chef Marco Ciccotelli, classe 1985, abruzzese di origine, interprete di una cucina che si fonda su tre pilastri dichiarati — stagionalità, essenzialità e qualità. 

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Il nome VICI non è un dettaglio ma una dichiarazione d’intenti, un omaggio all’architetto Carlo Busiri Vici che progettò l’edificio all’inizio del Novecento e che oggi diventa simbolo di continuità tra architettura e cucina, tra costruzione dello spazio e costruzione del gusto, quasi a suggerire che anche un piatto, come un palazzo, debba reggersi su equilibrio, proporzione e visione, ed è proprio questa idea a guidare l’identità del ristorante, che cambia pelle nel corso della giornata senza mai perdere coerenza, passando dalla leggerezza luminosa del bistrot alla dimensione più sofisticata del ristorante serale.

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A pranzo, VICI Bistrot è un luogo vivo, attraversato da una clientela mista di viaggiatori e romani, dove la cucina si esprime in una grammatica immediata, riconoscibile, quasi affettiva, con piatti che attingono al repertorio più iconico della tradizione italiana e lo restituiscono con precisione e pulizia, senza inutili virtuosismi, dai Supplì alla romana ai Filetti di baccalà fritto, fino ai grandi classici della Pasta come lo spaghettone al pomodoro e basilico o le Mezze maniche all’amatriciana, passando per una selezione di salumi, pinse e piatti freddi che costruiscono un racconto gastronomico accessibile ma mai banale, dove la qualità della materia prima resta sempre al centro e ogni elemento del piatto ha una funzione precisa.

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È una cucina che non cerca di stupire ma di convincere, che lavora sulla memoria più che sull’effetto, e che proprio per questo riesce a intercettare un pubblico ampio, offrendo un’idea di lusso rilassato, quotidiano, quasi domestico, in cui anche un semplice Tiramisù o una Crostata ricotta e visciole diventano momenti di riconoscimento più che di sorpresa.

Ma è al calare della sera che VICI cambia ritmo e ambizione, trasformandosi in VICI Ristorante, dove l’atmosfera si fa più raccolta, la luce più morbida e il menu più articolato, senza però tradire quella filosofia di essenzialità che resta il filo conduttore dell’intero progetto, qui declinata in piatti che giocano su contrasti più sottili, su tecniche più raffinate e su una costruzione più narrativa dell’esperienza gastronomica. Come nei Ravioli ripieni di coda di manzo con emulsione al rafano o negli Gnocchi con canocchie e nero di seppia, fino ai secondi che oscillano tra terra e mare: dall’Agnello con patata fondente alla Spigola con agrumi e caviale e che dimostrano una ricerca più evidente sulla profondità del gusto.

In questa doppia anima si riflette perfettamente la visione dello chef Ciccotelli, che costruisce i suoi piatti partendo da pochi ingredienti selezionati e lavorando per esaltarne l’identità più autentica, evitando sovrastrutture e lasciando che sia la materia prima a guidare il racconto, in una cucina che potremmo definire contemporanea senza essere mai sperimentale, elegante senza essere distante, tecnica senza diventare fredda, e che trova il suo equilibrio proprio nella capacità di tenere insieme tradizione e innovazione senza forzature.

Il risultato è un ristorante che non si limita a offrire un’esperienza gastronomica ma costruisce un racconto coerente con l’identità dell’hotel e con quella, più ampia, della città di Roma. Una città che vive da sempre di stratificazioni e contrasti, e che qui ritrova una sintesi contemporanea, capace di parlare a un pubblico internazionale senza perdere il proprio accento locale, trasformando ogni servizio — dal pranzo veloce al dinner più strutturato — in una narrazione fluida, elegante e profondamente italiana.
Mentre per chi cerca la vera magia romana basta salire fino a Charlie’s Rooftop, la terrazza panoramica che domina i tetti della città e offre uno degli skyline più iconici d’Europa, tra cocktail, musica soft e tramonti che sembrano costruiti apposta per essere ricordati.  In questo senso l’InterContinental Rome Ambasciatori Palace é un dispositivo narrativo che permette a chi lo attraversa di sentirsi, anche solo per una notte, parte di quella storia infinita che è Roma, con i suoi miti, le sue luci, le sue contraddizioni e quella bellezza ostinata che continua, nonostante tutto, a sedurre il mondo intero.