Se c'è una cosa che impari diventando mamma è che, improvvisamente, tutti hanno un'opinione su come dovresti crescere tuo figlio. Hai partorito? “Devi riposare”. Stai riposando? “Eh, però devi iniziare a rimetterti in forma”. Il bambino piange? “Avrà fame”. Gli dai da mangiare? “Forse mangia troppo”. Allatti al seno? “Devi assolutamente continuare”. Non allatti al seno? “Ma hai provato davvero?”. Insomma, benvenuta nel meraviglioso mondo dei consigli non richiesti! E proprio sull'allattamento vorrei fare una piccola premessa, prima che partano discussioni tra mamme, sensi di colpa e confronti davanti allo specchio: non esiste un allattamento giusto o sbagliato. Esiste quello che funziona per quella mamma, per quel bambino e per quella famiglia, in quel preciso momento della loro vita. C'è chi allatta al seno, chi sceglie il latte artificiale, chi fa allattamento misto, chi cambia strada durante il percorso e chi, semplicemente, decide che per sé quella strada non fa. E lo dico anche mettendoci la faccia: io i miei gemelli non li ho mai allattati al seno e, sinceramente, questa fase non mi è mancata per niente. E va bene così. Non ho mai pensato che questo mi rendesse meno mamma e non penso che una mamma debba sentirsi in difetto perché ha fatto una scelta diversa dalla mia. Anzi, forse è proprio questo il punto: ognuna è libera di vivere questa fase come vuole.
Quindi, da queste parti, la regola è molto semplice: zero giudizi e zero opinioni non richieste. Possiamo parlare dei benefici dell'allattamento al seno, delle difficoltà, delle emozioni, delle notti insonni e di tutto quello che succede quando ti ritrovi con un piccolo essere umano attaccato al seno per ore, ma possiamo farlo senza trasformare tutto in una gara a chi è stata più brava. Perché dietro ogni mamma c'è una storia che non conosciamo. In occasione della Settimana Internazionale della Promozione dell'Allattamento al Seno abbiamo quindi deciso di parlare proprio di questo: dell'allattamento, certo, ma soprattutto della donna che c'è dietro. Perché il bambino è importante, ovviamente, ma anche la mamma dovrebbe avere il diritto di fermarsi e dire: “Ragazzi, io come sto?”. E magari qualcuno dovrebbe davvero fermarsi ad ascoltare la risposta.
Per questa chiacchierata abbiamo scelto una persona che di maternità, nascita e accompagnamento delle donne se ne occupa professionalmente: Giulia Moonachetti, ostetrica e doula. E già che ci siamo, chiariamo una cosa: che cos'è una doula? La doula è una figura che accompagna la donna e la famiglia durante il percorso della maternità, offrendo sostegno emotivo, pratico e relazionale. Non è una professionista sanitaria e non sostituisce l'ostetrica, il medico o il pediatra: il suo ruolo è diverso. La doula ascolta, sostiene, accompagna e offre una presenza concreta nei momenti in cui magari hai bisogno di parlare, di essere rassicurata o semplicemente di avere accanto qualcuno che non ti dica per l'ennesima volta cosa dovresti fare. E, diciamocelo, nel mondo della maternità questa è già una qualità niente male!
Giulia, oltre a essere ostetrica e doula, offre accompagnamento energetico attraverso diverse tecniche. Ma c'è una cosa che rende ancora più interessante questa intervista: anche lei, nonostante la sua formazione, ha vissuto sulla propria pelle il peso delle aspettative legate all'allattamento. Ed è proprio da qui che parte la nostra chiacchierata. Parlando con lei del significato dell'allattamento e di quanto sia importante non concentrarsi esclusivamente sul neonato, emerge subito un concetto che dovrebbe essere molto più presente quando si parla di maternità: la mamma non è un semplice contenitore, ma una persona che ha bisogno di essere ascoltata e sostenuta.
«Per troppo tempo la narrazione si è fermata al "fa bene al bambino", come se la madre fosse un contenitore, un mezzo. L'allattamento, in ogni sua forma, garantisce la sopravvivenza del neonato, favorisce e facilita il bonding, nonché l'attaccamento tra mamma e bambino nella loro preziosa relazione a due. I principali benefici per la salute della donna sono molteplici: prevenzione rispetto al tumore al seno e al tumore ovarico, protezione contro l'osteoporosi, involuzione uterina e riduzione delle emorragie post-parto, perdita del peso gravidico, riduzione del rischio di diabete di tipo 2, rinforzo del sistema immunitario e tanto altro. Ma voglio portare l'attenzione a un altro livello, ovvero al benessere psicofisico della madre: se lei non sta bene, non c'è latte, gesto, postura perfetta che tenga!
Portare l'attenzione solo ai benefici per il neonato o ai benefici fisici della donna, senza però considerare il benessere psicologico della madre, rischia di essere pericoloso. Il benessere della mamma non è un accessorio del benessere del neonato: ne è la radice. Ricordiamoci sempre che una mamma è una donna che sta rinascendo insieme al suo bambino sotto altre vesti. Gentilezza, tempo ed empatia diventano le parole d'ordine». E proprio perché spesso sentiamo dire che l'allattamento è “naturale”, viene spontaneo chiedersi perché, per tante donne, i primi giorni possano essere tutt'altro che semplici. Giulia lo spiega molto bene: naturale non significa necessariamente facile. «Il mito del "naturale, quindi facile" è forse la bugia più pesante che raccontiamo alle donne. Nei primi giorni possono esserci dolore ai capezzoli, ingorghi, la fatica di capire un attacco che nessuno ti ha davvero mostrato, il dubbio costante: "Sta prendendo abbastanza?", la notte che si mangia le ore, il corpo che non riconosci più e le giornate che sembrano tutte uguali. Tutto questo rischia di inficiare il successo di un allattamento. E qui va detta una cosa importante: il successo dell'allattamento non si misura solo sulla bilancia, con l'aumento di peso del bambino. Si misura anche, forse soprattutto, sullo stato di salute e di benessere psicofisico della mamma. Un allattamento "riuscito" secondo i grafici, ma che lascia una donna esausta, dolorante e sola, non è un successo pieno. Il benessere di entrambi è la vera misura».
Poi c'è tutto quello che spesso non si vede nelle fotografie, nei racconti o nei post sui social: la stanchezza, il dolore, le aspettative e quella fastidiosa sensazione di essere sempre sotto esame. E qui Giulia porta nella conversazione anche la propria esperienza, raccontando quanto possa essere difficile per una professionista mettere da parte ciò che “dovrebbe” essere e ascoltare invece ciò che realmente sta vivendo. «È un tema che mi sta molto a cuore perché ho vissuto in prima persona l'effetto della mia formazione in merito, che vede e promuove l'allattamento esclusivo al seno come "Gold standard".
Io, ostetrica e doula, non sono riuscita ad allattare esclusivamente al seno. "Che fai, non garantisci il Gold standard ai tuoi figli?" Era il mio cruccio. Mi sentivo mortificata nei loro confronti e la stimolazione del seno era diventata un impegno costante, tanto da occupare i pensieri e il tempo di quei primi mesi che in realtà sono così preziosi. Con il giusto supporto avrei potuto utilizzarli diversamente, ad esempio per riposare.
Stanchezza, dolore, aspettative e pressione sociale incidono eccome, spesso più del gesto tecnico in sé. Una mamma sfinita, che si sente giudicata se allatta in pubblico o giudicata se non allatta al seno, che confronta il proprio percorso con la foto patinata di un'altra, non sta vivendo l'allattamento: sta sopravvivendo a un esame che nessuno le ha chiesto di sostenere. Il corpo produce latte anche sotto stress, ma il cuore, quello, si stanca». A questo punto viene naturale parlare di quando sia il momento di chiedere aiuto. Ci sono infatti segnali che non dovrebbero essere ignorati, come un dolore che persiste oltre i primi giorni, il pianto che non si placa, un calo di peso del bambino fuori dalla norma, una mamma che evita la poppata per paura del dolore, che si isola o che allatta controvoglia. Anche un neonato molto sonnolento o che non sembra mai sazio e soddisfatto merita attenzione. Sono situazioni da ascoltare senza allarmismo, ma con la giusta cura. In questi casi, spiega Giulia, esistono diverse figure a cui rivolgersi: consulenti IBCLC, ostetriche, pediatri di fiducia, gruppi di sostegno e anche doule formate in questo ambito.
L'importante è che l'accompagnamento non parta da una soluzione preconfezionata, ma dalla storia e dalle esigenze della singola mamma. Ed eccoci arrivati al tema che forse più di tutti merita di essere ribadito: seno, biberon o allattamento misto non dovrebbero mai diventare un motivo per giudicare una donna. «Rispettare la scelta, qualunque essa sia. Seno, biberon, misto. Dietro ogni scelta c'è una storia che non conosciamo: una mastite, un lavoro che non aspetta, una salute mentale da proteggere, un bambino che semplicemente non si attacca, una patologia del seno. Il nutrimento vero non è nel contenitore del latte; è nello sguardo, nel contatto, nella voce che culla mentre si dà da mangiare. Una mamma serena col biberon fa per il suo bambino più di una mamma disperata al seno. Basta sensi di colpa: c'è spazio per ogni storia». Ed è forse proprio qui che la nostra chiacchierata trova il suo punto più importante. Perché dietro ogni scelta c'è una mamma che sta cercando di fare del suo meglio, e noi non possiamo conoscere tutto quello che c'è dietro una decisione. Possiamo però scegliere di non giudicare.
A Giulia chiediamo quindi quale messaggio vorrebbe lasciare alle mamme che stanno vivendo l'allattamento con fatica, magari proprio a quelle che si sentono stanche, sopraffatte o convinte di non essere abbastanza brave. «Se ti senti stanca e a volte sopraffatta, se avevi idealizzato questo momento, probabilmente il racconto che ti hanno fatto sull'allattamento è incompleto o forse troppo banalizzato. L'allattamento può essere, soprattutto nei primi mesi, molto intenso e sfidante. Non sei tu che sei sbagliata. È tutto il contesto che va rivisto in base alle tue esigenze e alle caratteristiche del tuo parto e post-parto. Chiedere aiuto non è una resa, è un atto di cura verso te stessa e il bambino ed è necessario. Allattare è un atto naturale, ma non sempre spontaneo e immediato, così come l'innamoramento per il tuo bambino potrebbe richiedere tempo, gentilezza e conoscenza reciproca».
E per chi invece si trova dall'altra parte, accanto a una neomamma, Giulia lascia una frase che forse vale più di mille consigli: «A volte il gesto più potente non è insegnare una tecnica, ma restare in silenzio accanto a una donna che sta imparando di nuovo chi è e incoraggiarla verso ciò che desidera davvero raggiungere». Forse, alla fine, è proprio questo il messaggio che vorremmo lasciare. Non esiste una mamma perfetta e non esiste un unico modo di vivere l'allattamento. Seno, biberon, misto: ognuna ha la sua storia. E se c'è una cosa che possiamo fare per le altre mamme, forse è molto semplice: ascoltare un po' di più e giudicare un po' di meno. Perché la maternità è già abbastanza impegnativa così. E se ogni tanto, oltre a chiederci se il bambino ha mangiato, dormito e fatto il ruttino, ci ricordassimo di chiedere anche alla mamma “Come stai?”, forse avremmo già fatto un bel passo avanti.





