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Gregoraci, ma esiste davvero quell'accordo? E le voci nel backstage del GfVip

Ivan Rota
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Dentro e fuori la casa del Grande Fratello Vip succede di tutto. La Regina di Roma (così chiamata sui social) si é messa fuori dalla casa di Cinecittà e ha urlato con il megafono il segreto di Elisabetta Gregoraci. Il secondo segreto di Pulcinella (dopo quello di Garko) in quanto ne parlano tutti, si tratta del contratto che avrebbe firmato con l’ex marito Flavio Briatore. Contratto in base al quale la Gregoraci non avrebbe dovuto avere un compagno per almeno tre anni. Ma esiste davvero questo accordo? Inoltre Briatore ha smentito di aver chiesto a Elisabetta di risposarlo. L’ha definita una fake news. 

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Nel backstage della GF Vip, Matilde Brandi e Franceska Pepe hanno litigato al punto di arrivare quasi alle mani. A rivelarlo è stato il conduttore del programma, Alfonso Signorini, durante uno degli appuntamenti di Casa Chi, tramite il Giornalettismo. Tra le due non é mai corso buon sangue. Pare che a separarle sia intervenuto un autore del grande Fratello Vip.

 

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Stefano Di Martino e ha modificato la sua biografia su Instagram.”Napoletano, classe 89, conduttore meno famoso di Pippo baudo, ballerino meno famoso di Roberto Bolle, compagno meno famoso delle sue ex” – si legge. Una frecciatina alle sue ex? In ogni caso, il post é diventato virale. 

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Guerra tra Gianni Sperti, opinionista di Uomini e Donne e l’ex tronista Giovanni Longobardi. Sperti scrive su Instagram: “Non permetterti d’insinuare cose sul mio conto. Tipo quella del parcheggio, non ti permettere proprio. Hai già detto tanto. Non ti avviso più poi partono le querele”. Longobardi ha risposto così: “Nel parcheggio come cani in calore lo fai te ricordati! Vedi che so più cose io di te che tu di me. Il tuo amichetto chirurgo di Napoli! Fai il bravo”. Nessuna replica, ancora, da parte di Gianni Sperti. Tutto molto chic... 

 

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Una delle concorrenti del Grande Fratello Vip alzerebbe il gomito più degli altri. Un famoso imprenditore nel campo della moda, abituato a ragazze del mondo dello spettacolo, una sera a cena al Baretto si é vergognato del comportamento della ragazza che ha dato in escandescenze dopo numerosi drink. E pensare che si professa madre amorevole...

 

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Nel corso di questi giorni  è diventato virale in rete un gossip che sta mandando su di giri tutti gli utenti del web. Stiamo parlando di Brad Pitt che si sarebbe recato a casa di Angelina Jolie. A cosa sarà mai dovuto questo riavvicinamento? Probabilmente riguarda la custodia dei loro figli. O c’é dell’altro?

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Mille auguri alla top model Ludmila Voronkina, moglie del grande imprenditore Giovanni Bozzetti. Oggi é il suo compleanno e lo festeggia a Dubai dove é amatissima.

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Nove,ora otto dopo l’entrata del chirurgo dei vip (?) Giacomo Urtis, i concorrenti che entreranno nella casa del GF Vip. Tra questi, il cantante Michele Merlo salito alla popolarità mediatica per aver preso parte ad Amici in una delle passate edizioni del talent. E poi si fa il nome di Cristian Galiano oltre alla (semi) conferma di Cristiano Malgioglio.
Riccardo Bocca attacca Alfonso Signorini ,manda un messaggio in forma di videoclip, e l’appello è evidente. Bocca lamenta la totale assenza di buon costume della trasmissione. Secondo lui il GF Vip“puntata dopo puntata sta tradendo il senso di decenza tanto necessario in questo periodo. D’accordo: il trash è un genere televisivo che ha le sue regole e le sue croniche cadute di stile”. La maggior parte delle persone però dice che il direttore di Chi, in un momento così difficile, ha portato un po’ di leggerezza nelle casse degli italiani. E non é cosa da poco.

 

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Daniele Frontoni ristoratore e artista. Dodici scatti con cui esprimere tutta la frustrazione, l'amarezza e anche quel pizzico di rabbia per aver investito negli adeguamenti di un grande locale che oggi, causa Coronavirus, resterà chiuso. Dodici scatti in grado di parlare e dire ogni cosa, perché "uno scatto ben realizzato parla da solo", come gli ripeteva suo zio, Angelo Frontoni, testimone con i suoi scatti della scintillante Dolce Vita e dei suoi protagonisti. Le foto di Daniele e SbanMattia sono scattate all'interno della ex torrefazione che sorge nei pressi della Stazione Tuscolana, proprio dove oggi ha sede Pizzeria Frontoni.
Quest’anno i concorrenti del Grande Fratello Vip, non sanno proprio dare un peso alle parole. Dopo la squalifica di Fausto Leali, Denis Dosio, Stefano Bettarini ora potrebbe toccare alla new entry Selvaggia Roma. Il motivo? Una frase a dir poco spiacevoli che offende le persone affette da sindrome di Down. La ragazza ha detto all’ex velino Pierpaolo Pretelli: “Non mi fare nemmeno passare come mongoloide”.

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Parlando con i suoi coinquilini, Pierpaolo Petrelli parla delle condizioni di igiene della stanza di Patrizia De Blanck fin dai primi momenti: “Ragazzi i primi giorni qui dentro non sapete cosa si portava. C’erano i biscotti e poi il giorno dopo non c’erano più. Chissà che c’era lì. C’erano patatine, biscotti, banane, tonno aperto in scatola. Poi c’è stato quel problema…Renato“.
Renato é un topolino...

 

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Nel corso della puntata di Live – Non è la d’Urso, Barbara D’Urso ha annunciato di aver fatto un miracolo. La redazione ha rintracciato Simone, il ragazzo che ha mandato un aereo con una dedica a Tommaso Zorzi sopra la casa del GF Vip. Zorzi ha molta voglia di conoscerlo. Un altro in cerca di visibilità?

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È tra i volti più adorati del programma grazie alla sua bravura e la sua simpatia. Andreas Muller però quest’anno, ad Amici di Maria De Filippi, non ci sarà. Il ballerino, a malincuore, ha deciso di prendersi una pausa dal piccolo schermo. I fan piangono. 

 

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Dallo splendido libro “ La Dolce Vita” di Crimasso Cristian Mancuso,a cura di Piero Mascitti e Laura Pacelli ,il sentito e intelligente ricordo scritto dall’attore Francesco Butteri: “Marcello Forever: “Marcello come here.Hurry Up!” il dolce e sensuale richiamo di Anita Ekberg al divo per eccellenza Mastroianni ne la Dolce Vita(tra i vari premi vinti, Palma D’oro a Cannes nel 1960 al Maestro Federico Fellini). È difficile trovare una scena che rappresenta più di tutte il cinema del ventesimo secolo. Così iconica ed eterna, quella camminata dentro la Fontana di Trevi che è diventata storia del cinema. E Fellini disse: ‘Quel giorno Anita e Marcello litigarono...’ Quella sequenza fu girata tra febbraio e marzo con le notti romane ancora fredde. La Ekberg da buona svedese in quell’acqua gelida si trovava nel suo habitat ed è stato lo stesso Fellini a raccontare che vi rimase con indosso quel famoso abito per ore e ore, senza batter ciglio. Mastroianni invece era di tutt’altra natura: sotto il vestito di scena aveva una vera e propria muta da sub e ciononostante moriva di freddo. Faceva un freddo terribile e per convincere Marcello ad entrare nell’acqua gelata non bastò vestirlo da sommozzatore, bensì si dovette bere un’intera bottiglia di vodka. Con il risultato che nella famosa scena con la Ekberg, Marcello era alquanto brillo e si mise a litigare con Anita. Lei non capiva il suo atteggiamento e si sentiva offesa. Ci fu una zuffa, arrivarono quasi alle mani. Chissà che non fu anche un modo per sciogliere la tensione e creare una delle scene più belle del cinema italiano e non solo. Certo, vedere Anita candida e giunonica nel suo décolleté nero entrare ed uscire dall’acqua suscita emozioni forti, però sentire Fellini affermare che la folla di curiosi arrampicata sui tetti, affacciata ai balconi o fermi in prossimità della scalinata era stretta in sciarpe e cappotti che testimoniano la rigidità delle temperature, ci fa sentire solidali con Mastroianni. E con la sua bottiglia di Vodka. Marcello Mastroianni nasce il 26 settembre 1924, non il 28 settembre, come erroneamente registrarono all’anagrafe di Fontana Liri, suo paesino natale in Ciociaria. Di origine umile, suo padre Ottorino Mastrojanni(il vero cognome è con la “J”, che però scomparve con Marcello, poiché per un’attore non suonava granché) fatica a trovare un lavoro a causa del suo impegno antifascista. La madre, Ida Rolle, casalinga, badava ai due figli: Marcello aveva un fratello, Ruggero(è stato uno dei più grandi montatori cinematografici italiani ed ebbe un ruolo come attore nel film Scipione anche detto l’Africano di Luigi Magni, nella parte di Scipione l’Asiatico.Nel cast c’erano anche il fratello e Vittorio Gassman), più giovane di cinque anni. Nel 1933 si trasferirono a Roma, dove Marcello si diploma come perito edile e successivamente trova lavoro come contabile. Si iscrive inoltre alla facoltà di Economia e Commercio anche se la sua aspirazione era di fare l’architetto. Così diventerà disegnatore presso il comune di Roma. Si avvicina al teatro frequentando il Centro Teatrale Universitario. Qui conosce Giulietta Masina che in seguito lo presenta al marito Federico Fellini, con il quale forma uno straordinario sodalizio artistico e umano. Esordisce sul palcoscenico unendosi alla compagnia teatrale Besozzi - Pola - Scandurra - Cei, che in seguito abbandona perché venne notato da un altro nome sacro della cinematografia dell’epoca: Luchino Visconti. Il regista gli fece fare la gavetta teatrale: sono questi gli anni in cui catturò quella luce speciale, il profondo senso dei personaggi che lo trasformarono in un grande attore: << IL cinema è la vacanza, il teatro è la scuola. È come le diete, si esce dimagriti, più colti>> dirà Marcello. Debutta sul grande schermo nel 1948 con i “Miserabili” di Riccardo Freda(anche se in realtà da giovanissimo riesce a lavorare come comparsa in Marionette di Carmine Gallone, ne La corona di ferro di Alessandro Blasetti, in Una storia d’amore di Mario Camerini, e ne I bambini ci guardano di Vittorio De Sica). In Italia una vera affermazione arrivò dieci anni dopo, nel 1958, con I soliti ignoti di Mario Monicelli. Dopodiché arrivò la consacrazione internazionale, grazie a La dolce vita(1960) ed a 8 e 1/2(1963)del grande Federico Fellini. L’incontro con Fellini fu la svolta decisiva per la carriera di Mastroianni. Si conobbero a Fregene nel 1958, il regista propose a Marcello il ruolo del reporter mondano per il suo capolavoro, anche se in realtà la produzione voleva Paul Newman per il ruolo del giornalista scrittore. Comunque, durante il loro primo incontro a Villa dei Pini c’era anche Ennio Flaiano(soggettista e sceneggiatore de La dolce vita) e quando Mastroianni chiese se potesse vedere il copione, Fellini fece cenno a Flaiano di porre a Marcello una cartella con soltanto un foglio dentro: nella cartella c’era un disegno a dir poco... fantasioso! Da lì Mastroianni capí che a Federico Fellini non andavano fatte domande sulle scene o altro, con lui non venivano seguiti gli standard canonici di ogni set... ma occorreva dare spazio al proprio istinto, alla libera interpretazione e soprattutto connettersi sulle stesse onde emotive che hanno prodotto un’arte unica ed inimitabile. Sì racconta che fosse un divo pigro, un’indole che non gli impedì certo di viaggiare molto e interpretare 160 film. Gli piaceva cambiare ruoli ed accettare nuove sfide, rivelandosi ottimo interprete dei generi più diversi: dalla commedia sentimentale al dramma, dalla satira di costume al film storico fino ad arrivare al grottesco e al surreale. Con un successo che eguaglia quello di Alberto Sordi, comico, e di Vittorio Gassman, sospeso tra teatro e commedia. Numerosi i premi vinti da Marcello: 2 Golden Globe, 2 Premi BAFTA, 8 David di Donatello, 8 Nastri d’argento, 5 Globi d’oro e un Ciak d’oro. E poi, ancora, Leone d’Oro alla Carriera nel 1990, Premio Cèsar onorario nel 1993 e due volte Prix D’interprétation Masculine al Festival di Cannes. Un’attore in grado di lavorare con i più grandi registi della storia del cinema: Luchino Visconti, Marco Ferreri, Mario Monicelli, Marco Bellocchio, Vittorio De Sica, Dino Risi, Ettore Scola, Elio Petri, Pietro Germi.  Ovviamente Fellini. Senza dimenticare i numerosi titoli di giornale a suo favore: nel 1962 il “Time” lo definì il divo straniero più popolare negli Stati Uniti, a dimostrazione del fatto che è stato uno degli attori italiani più conosciuti nel mondo. Riservato e timido, dall’animo infantile ma puro, amante delle donne, sì, ma mai che ne parlasse troppo. La sua vita privata era caratterizzata dalle storie sentimentali. <<Le donne>> , confidò candidamente, «sono un motore straordinario. Io ho bisogno di una donna per lavorare, per pensare, per vivere. Se non ce l’ho e sono solo, valgo la metà». Ma quali donne e quali storie? Impossibile ricordarle tutte, ecco le principali. Il primo amore fu Silvana Mangano. Frequentavano corsi di recitazione insieme, abitavano nello stesso quartiere a Roma, San Giovanni. Lei aveva 16 anni, lui 22. Una breve e dolce storia. Nel 1950 sposa l’attrice Flora Carabella e l’anno seguente nasce la figlia Barbara. Nonostante non abbia mai divorziato dalla moglie, che resta tale fino alla morte dell’attore, numerose sono state le relazioni ed i flirt con donne belle e famose. Altro amore importante, con l’attrice americana Faye Dunaway. Si erano conosciuti sul set del film di Vittorio De Sica, Amanti. Durò poco, solamente due anni: Faye disse basta, stufa di condividerlo con altre donne. Poi la Deneuve: un amore passionale. Si incontrarono sul set de La cagna, subito nacque una figlia, Chiara. Dopo due anni la rottura e il ritorno di Marcello dalla moglie. Ma Catherine resterà nella sua vita, come madre della sua seconda figlia, anche perché la straordinaria Flora la trovava simpatica e disponibile. Infine, Sophia Loren. Con un mistero: Marcello fu l’amico di sempre o qualcosa di più? I due, con De Sica, formavano un trio speciale, affiatato. Sophia racconta: «È l’uomo che ho avuto accanto nei momenti più belli. Tenero, sensibile, divertente. Indimenticabile. Ci siamo incontrati in un film di Alessandro Blasetti, Peccato che sia una canaglia, sceneggiato da Suso Cecchi D’Amico, e subito c’è stata la scintilla. Ci completavamo a vicenda: una fusione naturale, spontanea». Primo incontro nel 1951, poi insieme in ben 12 film. Mastroianni affermò di considerare Sophia come una vera e propria sorella minore per il rapporto affettuoso che si era creato. Un po’ poco?  la Loren in un’intervista, molto dialettica, rispose questo: «Diciamo così: scherzetti. Momenti di allegria, di innocente complicità: tra due persone che si sono piaciute subito e hanno continuato a piacersi molto, per tutta la vita». L’ultimo amore fu Anna Maria Tatò, che gli è stata accanto nella malattia e nel momento dell’addio, pochi giorni prima del Natale 1996. Con lei, a metà degli anni Novanta, realizzò un cortometraggio autoritratto dal titolo Mi ricordo, sì io mi ricordo, considerato una sorta di suo congedo spirituale. «La mia è una professione particolarmente fortunata», diceva, «sono in uno stato di perpetua infanzia. È come giocare a guardie e ladri per tutta la vita. Non capisco quegli attori che dicono di non voler fare più di un film all’anno. Cosa fanno intanto, vanno in piscina?». << Io non sono un divo. Non desidero in alcun modo essere considerato un funambolo di talento. Non ho mai fatto niente per piacere agli altri>>. In questa frase, a mio parere, è racchiusa la grandezza di questo Divo, eccome se lo era, è stato il più grande di tutti. Talento innato, semplicità disarmante(la dote dei più grandi) a volte pigro, sornione, carismatico, elegante, di una classe superiore. La sua consapevolezza di essere al di sopra degli altri, vissuta senza presunzione ne prosopopea dovrebbe essere di insegnamento per quelle persone che si montano la testa dopo le prime apparizioni. Questo manca oggi, secondo me, nel mondo dello spettacolo, del cinema e dell’arte in generale(in Italia soprattutto), ovvero la voglia di mettersi in gioco. Io sono Francesco Butteri e sono un giovane attore alle prime armi(ho già avuto piccoli ruoli in fiction e film), dopo tanti anni da giovanissimo calciatore anche come professionista. Il mio obiettivo e sogno, oltre a raggiungere dei grandi risultati in un mondo(quello del cinema e del teatro) che amo e per il quale sento di avere un fuoco sacro sin da bambino(a 8 anni guardavo estasiato i film di Visconti), è quello di tornare a vivere una sorta di nuova Dolce Vita, certamente i tempi sono cambiati, ma l’arte(quella vera e capace di emozionare) non cambierà mai, può subire dei processi di innovazione, ma la vera essenza, per chi la ama e riesce a coglierla, sarà sempre la stessa. Ed è assolutamente necessario che torni il glamour, l’irraggiungibilità dell’artista, che l’attore si presti e si apra totalmente a tutto ciò che è arte e fa spettacolo, che si butti costantemente in nuove sfide e ruoli e non si accontenti mai. Le mie sono ambizioni molto importanti, ma sono certo che riuscirò a trovare persone che la pensano come me, e che un giorno il Cinema italiano tornerà a produrre scene come la camminata dentro la Fontana di Trevi di Anita Ekberg e Marcello Mastroianni, con le musiche di Nino Rota e con la regia di un maestro come Federico Fellini.Un’ambientazione ancora oggi ammirata e ricordata in tutto il mondo.” 

 

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Ho avuto modo di seguire su ZOOM la presentazione del nuovo libro della grafologa Candida Livatino (www.livatinocandida.it), originariamente prevista a Palazzo Reale di Milano nell’ambito di Book City.
“Dagli scarabocchi alla firma”, questo è titolo del libro edito da Mursia, offre spunti di grande interesse, sia nella parte più propriamente didattica, sia quando l’autrice analizza la scrittura e la firma di vari personaggi.

E’ affascinante scoprire cosa nasconde una pressione più o meno forte esercitata sul foglio, il posizionamento dello scritto rispetto ai margini, piuttosto che un allungo, un arricciamento o una diversa inclinazione delle lettere.

La firma del premier Conte spiega alcuni suoi atteggiamenti molto duri, quella dell’omonimo allenatore dell’Inter rivela invece alcune inaspettate fragilità.

Il rigore morale, lo spirito di sacrificio, il coraggio e la caparbietà di Borsellino emergono dal suo scritto, così come il forte legame con le sue radici e la famiglia d’origine.

Ci sono anche le scritture di artisti, musicisti e poeti, come Buonarroti, Rossini ed un Leopardi che addirittura evidenzia un pizzico di ottimismo.

La grafia di Pacciani, Cesare Battisti ed altri ci aiuta a delineare la personalità di chi è stato accusato o si è sicuramente reso protagonista di atroci delitti.

Mi ha molto incuriosito il capitolo finale, dedicato agli scarabocchi che facciamo quando siamo in riunione o al telefono, frutto di gesti compiuti con la testa altrove, generati da qualcosa che abbiamo dentro e preme per uscire.

Un muro, una spirale, un gatto, una casetta, un volto abbozzato dicono di noi molto di più di quello che possiamo immaginare.

Dunque un libro che incuriosisce e che vien la voglia dileggere tutto di un fiato. Ma vale però la pena di conservarlo, per capire qualcosa in più delle persone con le quali ci relazioniamo.

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