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In Svezia, niente sesso senza consenso

Approvata la legge che fa felici le femministe di #Metoo

BRUNELLA BOLLOLI
BRUNELLA BOLLOLI

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.

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La principessa Victoria vittima di Arnault Foto: La principessa Victoria vittima di Arnault
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Festeggiano le femministe di #MeToo e le attiviste, come Anna Blus di Amnesty International, che tanto hanno perorato questa causa. Si tratta dell'approvazione in Svezia di una legge che dice, in sostanza, questo: se non c'è consenso esplicito tra le parti, un rapporto sessuale è equiparato a uno stupro. Tradotto: cari maschi, fatevi mettere nero su bianco che la vostra lei ci sta, altrimenti se poi le gira male e vi denuncia, potreste passare dei guai seri. Sarete considerato alla stregua di un violentatore. La legge è stata approvata a larghissima maggioranza dal Parlamento svedese e per le femministe europee si tratta di una vittoria storica, di un risultato pazzesco, strabiliante, anche perché, lamentano, . , ha dichiarato la Blus. La questione è delicata infatti e merita di essere approfondita al di là delle ideologie e del sentiment del momento che individua in ogni maschio un potenziale Weinstein (o Arnault che avrebbe molestato la principessa Victoria di Svezia) e in ogni donna una povera fanciulla indifesa caduta nella trappola del potente di turno. Nel senso che la maggior parte degli Stati europei individua lo stupro come un atto associato alla forza fisica, alla minaccia o alla coercizione, ma soprattutto distingue tra abuso sessuale e stupro. Inoltre, a livello di reati, bisogna vedere cosa dice la giurisprudenza e il concetto di consenso, quando c'è di mezzo un'accusa di stupro (o tentato) è molto difficile da dimostrare. Si pensi solo al caso delle due studentesse americane che sarebbero state violentate da due carabinieri a Firenze. Uno dei militari si è difeso: sì, è vero c'è stato un rapporto sessuale, la ragazza era consenziente. L'avvocato di lei, però, ha smontato questa tesi dicendo che l'americana era ubriaca, non era lucida, quindi non poteva avere dato alcun consenso.  La giurisprudenza è piena di casi sulla violenza sessuale e negli ultimi anni, sulla questione del consenso, i movimenti femministi hanno dato battaglia facendo approvare convenzioni in materia, come la Convenzione di Instanbul, che tratta proprio di questo e dà molto valore all'elemento del consenso. Il problema, però, è il consenso esplicito. Chi stabilisce che è tale? Quando è davvero un sì chiaro e netto? C'è una legge in California, del 2014, soprannominata appunto "Yes Means Yes", che parte dal presupposto che un rapporto sessuale deve essere accettato da entrambe le parti, altrimenti è violenza.  

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