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Complimenti per la trasmissione

Shooter, vieni avanti cecchino!

La serie Netflix sul tiratore

9 Ottobre 2018

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Shooter

Gran tiratore

La premessa è abbastanza improbabile: c’è un cecchino dell’esercito che è un mix fra James Bond, Tex Willer e i chiassosi eroi di Jean Claude Van Damme; e che è destinato a risolvere le paturnie di un’America in crisi d’identità.

Nella trama delle serie tv Netflix Shooter -letteralmente: tiratore- il cui successo parte dal libro Point of Impact, scritto da Stephen Hunter, passa dall’omonimo film con Mark Whalberg del 2007 e si trascina ad oggi, spicca  questo tale, Lee Swagger, implacabile marine dall’Afghanistan. Swagger è un padre e marito amorevole e, contemporaneamente, un occhio di falco in grado di spappolare un cranio come un cocomero a un chilometro di distanza dopo essersi prodotto in calcoli fisici e balistici sull’angolo delle traiettorie, la spinta del vento e il peso delle pallottole. Ma Swagger è dotato di mira impressionante almeno quanto la sua sfiga. Infatti, prima alcuni suoi commilitoni traditori lo coinvolgono nell’attentato al presidente Usa e lui finisce in galera; e poi evade ammazzando un paio di galeotti; e poi salva consorte e figlioletta da una spia russa pazza a cui, con un colpo secco, perfora il torace dopo averla appena intravista all’orizzonte. Dopodiché, non pago della sua tendenza ad attirare iella, Swagger finisce nella rete omicida di un killer ceceno di massa; il quale killer gli ha trucidato tutti i membri del suo ex battaglione soltanto perché l’avevano visto in faccia. Infine l’uomo si ritrova invischiato nelle trame internazionali di Cia, Fbi, servizi segreti deviati, probabilmente anche dei complotti del Bilbderberg, dei rapimenti alieni e delle scie chimiche. Shooter ha dei caratteri tagliati con l’accetta: l’eroe duro e puro senza macchia mentre il mondo attorno cerca di corromperlo, l’ex direttrice della Cia al servizio dei poteri forti, la moglie psicologicamente incasinata e la bimba dal buonismo tonante al limite del fastidio, al punto che, in qualche inquadratura, ti viene quasi la voglia di presentarla direttamente al killer ceceno. Il tutto va bene, al massimo, per tre stagioni; alla quarta, a furia di sangue e ammazzamenti, ti potrebbe venir voglia di sparare al tuo vicino di scrivania. Vieni avanti, cecchino...

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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