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Complimenti per la trasmissione

Cari D'Urso e Giletti, vi prego, basta con Caltagirone!

Come fare venire l'orchite agli italiani con la solita fuffa delle nozze della Prati

20 Settembre 2019

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D'urso ancora sulla Prati

Trash e oltre

Cari Barbara D’Urso e Massimo Giletti, cari campioni del palinsesto, cari pazienti vasai dell’audience tv, cari colleghi. Con questa mia -certo d’interpretare il sentimento di gran parte degli spettatori italiani- vi porgo una accorata supplica.

Basta, vi prego. Basta con Mark Caltagirone, la rumorosa elegia del nulla. Basta con le finte nozze di Pamela Prati, con l’inganno delle pierre, con la truffa mediatica, con la fuffa elevata allo stato dell’arte. Cara Barbara, perché accendere il tuo Nuovo Live domenicale -Non è la D’Urso sugli strascichi di una notizia inesistente (la pierre del caso Caltagirone le cui comparsate vanno a ruba in discoteca)? Perché evocare, seppur attraverso l’ironia di un finto film di Gianni Ippoliti, ancora lo spettro di Caltagirone, un Godot che nessun autore sano di mente avrebbe mai aspettato? Avresti potuto attingere a piene mani dalla cronaca rosa, bianca o nera, o dalle mille storie ciniche, commosse o paradossali che ben connotano il tuo racconto. Tra l’altro, con le ultime estenuanti bagatelle del Prati-gate hai fatto solo 11% di share e il 22% di RaiUno: ti sei fatta battere dalla replica della replica del Commissario Montalbano. Qualcosa vorrà pur dire. E pure tu, caro Massimo. Tu. Tu, scuola Giovanni Minoli, cronista sopraffino; tu che hai fatto l’inviato speciale nel ventre dell’Isis; tu, che dopo aver detto a Belve di Francesca Fagnani “faccio fatica a vedere l’esaltazione del nulla. Faccio un altro tipo di televisione, faccio un altro tipo di televisione”; tu, proprio tu, ora annunci a Myrta Merlino: lo scoop mondiale, l’ennesima intervista alla Prati sulle finte nozze. Hai la coerenza di Conte e di Renzi.  Cari Barbara e Massimo, vi prego. Desistete dalla insensata, cocciuta impuntatura di voler imporre, ancora una volta, il vuoto pneumatico agli italiani i quali, in questo mese, hanno già subito abbastanza dalla politica. Desistete. Se continuate con questa colata di trash, dove s’alzerà l’asticella, dopo? Sul fatto che Pamela Prati non esista e che Caltagirone abbia avuto una liasion con un agente di fotografi entrato e uscito di galera, amato carnalmente da un mediatore di celebrità caduto nell’oblio? Dico per dire,  ma non vorrei fornire materiale letterario. C’è stato un momento in cui la gente s’è rotta le palle perfino di Balzac. Figuriamoci, scusate, di Caltagirone…


 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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