Cerca

Fatti & politica

Hillary Clinton, tutta la verità sullo scandalo delle mail segrete

2 Luglio 2016

0
Hillary Clinton, tutta la verità sullo scandalo delle mail segrete

Sullo scandalo del server e delle email top secret di Hillary i fatti sono questi. La segretaria di Stato e’ da oltre un anno sotto inchiesta dell’FBI per aver architettato un sistema digitale per le sue comunicazioni, pubbliche e private, illegalmente alternativo a quello ufficiale che avrebbe dovuto usare per sicurezza di Stato e per registrare le sue conversazioni come prescrive la legge ai fini della trasparenza degli atti amministrativi. Un rapporto dell’Ispettore Generale del ministero ha chiarito due mesi fa che la Clinton non poteva avere il server privato in casa sua, e che se avesse chiesto il permesso di farselo e usarselo le sarebbe stato negato. Hillary ha mentito quando ha detto, una volta scoperto che aveva il server illecito, che avrebbe fatto avere al governo tutte le email “di lavoro”: ne sono infatti venute fuori, ad oggi, almeno 160 che lei aveva tenuto nascoste, dalle quali si vede che la sua intenzione era proprio quella di non far mai accedere nessuno ai contenuti dei suoi scambi. Quindi, e’ ovvio che nelle 35 mila che lei ha detto di aver cancellato in quanto di carattere “personale” ce ne saranno chissa’ quante ancora dal contenuto imbarazzante, vuoi su Bengazi, vuoi sulla Clinton Foundation, vuoi sui suoi rapporti con Obama e altri compari di famiglia, partito e governo. Hillary ha mentito quando ha detto “che nessuna email - definita o definibile ‘top secret’ – sia mai transitata sul suo computer privato” e che “il server non e’ mai stato oggetto di hacker o manomissioni esterne”. E’ stato invece provato il contrario, e cio’ ha fatto concludere a molti esperti di diritto che queste sono corpose violazioni della legge sulla protezione dei dati governativi, per intendersi quella legge che ha fatto incriminare e condannare l’ex direttore della Cia David Petraeus che aveva permesso alla sua amante-giornalista di leggere documenti militari classificati. Tra le lettere emerse contro la volonta’ della Clinton, sono dozzine quelle dichiaratamente e /o oggettivamente di natura riservata: la sua difesa era che “al tempo quelle email non erano classificate”, ma e’ ridicolo che un segretario di stato non sappia riconoscere se un contenuto e’ riservato, visto che sono i membri del governo a valutare la esigenza di segretezza delle comunicazioni.
Dai fatti, passiamo alla politica. La prassi prevede che l’FBI faccia l’inchiesta e decida se raccomandare una incriminazione, avviando un processo per provare la colpevolezza davanti ai giudici. L’FBI e’ un ente indipendente dal governo nella forma, ma dipende dal Ministero della Giustizia, che in ultima analisi da’ corpo alla procedura di incriminazione. Essendo Loretta Lynch, ministro della Giustizia (Attorney General) al servizio di Obama capo del governo, e’ credenza diffusa che sia Barack a tenere in mano la sorte di Hillary. E’ ovvio che se lei fosse incriminata la sua corsa alla Casa Bianca sarebbe impossibile, e siccome Barack vuole fortissimamente che sia un democratico a succedergli, non un repubblicano, tutti sono convinti che la Clinton non sara’ incriminata.
Il fatto nuovo di oggi e’ che la Lynch ha fatto sapere, in anticipo sulla conclusione imminente dell’investigazione per la quale manca solo l’interrogazione di Hillary da parte dell’FBI (il suo staff ha gia’ deposto nelle settimane scorse) che lei si atterra’ alla raccomandazione che le verra’ fatta dalla FBI. Perche’ lo ha fatto? E perche’ proprio oggi? Perche’ ieri, all’aeroporto di Phoenix, Arizona, l’ex presidente Bill Clinton ha incontrato “casualmente” la Lynch e i due si sono appartati a parlare per mezzora da soli. L’incontro non era stato annunciato, una tv locale ha fatto lo scoop, e da molti politici si e’ levato un coro di denuncia sul “comportamento non appropriato” tenuto dalla ministra della Giustizia. Non avrebbe dovuto, e’ l’accusa, dare l’impressione della ovvia “contaminazione” della procedura che risulta da un colloquio privatissimo con il marito, e che marito, di una donna, e che donna, a qualche settimana dal verdetto che dovra’ dare come Attorney General. Di qui, la decisione di “ricusare” se stessa, annunciando di approvare a scatola chiusa cio’ che raccomandera’ l’FBI.
Sembra un atto “nobile”, vero? Secondo me e’ invece la soluzione architettata dai geni (senza ironia) della Casa Bianca, in combutta con i Clinton, per chiudere il caso del server con un’assoluzione totale dell’operato di Hillary. Si e’ letto che l’FBI, se dovesse arrivare alla conclusione che la Hillary va rinviata a giudizio, e se in questo caso l’incriminazione fosse stoppata dalla Lynch, il direttore Comey o altri alti funzionari si sarebbero dimessi, e magari avrebbero resa pubblica la loro intenzione frustrata dall’esecutivo. Sarebbe stato uno scenario ugualmente, se non di piu’, dannoso per la Clinton e i DEM, e del tutto simile, ai fini della corsa alla presidenza, ad una formale incriminazione.
Ecco perche’ (“A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” diceva Andreotti) e’ stato architettato l’incontro “casuale” e “inappropriato” tra Bill e Loretta: per chiamare fuori la ministra e dare alla conclusione dell’inchiesta il marchio della totale assoluzione “tecnica” di Hillary, sancita dall’ FBI in completa autonomia. Sarebbe cancellata ogni traccia di colpevolezza, Hillary sarebbe pura come un giglio, nessuno scandalo, nessuna azione sconveniente, anzi un anno di indebiti travagli che l’hanno ingiustamente criminalizzata. Una vittima da riabilitare, e via libera verso la presidenza. La fedina di una donna, che vive di scandali da quando era la First Lady del governatore dell’Arkansas, che torna immacolata. Alla faccia dei due terzi degli americani che la giudicano bugiarda e inaffidabile, e che adesso devono farsene una ragione: lo ha detto l’FBI.
Io ero gia’ sicuro che, alla fine, non sarebbe arrivata alcuna incriminazione per Hillary grazie alla protezione politica di Obama. Oggi sono ammirato dall’operazione Phoenix: significa che Obama-Clinton vogliono non solo un’assoluzione per insufficienza di prove, cercano proprio la beatificazione di Hillary. Le pressioni sull’FBI hanno ottenuto il risultato sperato, ossia la Casa Bianca e’ riuscita a evitare l’incriminazione dietro le quinte (come, perche’ e in cambio di cosa e’ una puntata successiva al voto di novembre) e il teatrino di Phoenix e della recusazione di Loretta sono, come dicevo, l’opera di geni politici. Lo ripeto, senza ironia. Naturalmente, se andra’ davvero cosi’ perdero’ una bella fetta della stima che avevo nella correttezza della politica americana. Ma purtroppo, credo che finira’ proprio cosi’. Non vedo, nei media USA, segugi investigativi che siano interessati a scoprire il “complotto di Phoenix e dell’FBI” cosi’ come fecero con il Watergate e Richard Nixon. Anzi, la stampa liberal mainstream e’ tutta arruolata e impegnata a seppellire il server e le “maledette email di cui non ne possiamo piu’”, come disse Bernie, il vecchio socialista che detto’ la linea dell’assoluzione fin dal primo dibattito con Hillary.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

media