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Il ristorante della terra di Obama
che non serve chi ha votato Trump

28 Dicembre 2016

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Il ristorante della terra di Obamache non serve chi ha votato Trump

Il cartello e’ scritto a mano, su un foglio di carta gialla, e fa brutta mostra di se’ sulla vetrina dell' Honolulu Cafe’ 8 ½ alle Hawaii, ristorante di Robert Warner e di sua moglie Jali, accaniti clintoniani. “ Se hai votato per Trump non puoi mangiare qui! No Nazis”, intima perentorio.

Il messaggio, fotografato da qualcuno, e’ stato fatto avere a FowNews.com e anche messo su Facebook, dove ha raccolto una quarantina di ”mi piace” e qualche commento “gastronomico” favorevole, tipo “La prossima volta che sei ad Honolulu, fai il pranzo qui, non solo perche’ loro (i padroni del locale NDR) sono dalla parte giusta delle cose, ma perche’ il cibo e’ delizioso e ragionevole…”. Chiamiamolo “discriminazione come marketing”, e incaselliamo l’episodio nella ricca colonna dell’ipocrisia e dell’intolleranza di stampo liberal, sulla speciale lavagna dei “due pesi e delle due misure” cara alla sinistra, mediatica e giudiziaria.

Prima ancora che il voto andasse di traverso l’8 novembre ai baristi Democratici, era stato addirittura il sindaco rosso di New York, de Blasio, a scagliarsi contro una catena di ristoranti fast food, Chick-fil-A, solo perche’ i fondatori-gestori avevano espresso pubblicamente, come americani e come cristiani, la loro opposizione al matrimonio omosessuale, e deciso la chiusura domenicale nel rispetto della messa per ubbidire ai dettami della loro religione. I padroni della catena non hanno mai chiuso la porta a nessuno, gay o non gay, ne’ hanno mai scritto sulle vetrine nulla di offensivo verso nessuno. Il sindaco di New York, bigotto al contrario, e’ arrivato a lanciare mesi fa il boicottaggio del negozio di MidTown, ma il risultato sono state lunghe code di gente per entrare. Anche se la citta’ ha molti piu’ liberal che conservatori, la pesante discriminazione di un business su basse religiosa ha mobilitato i cristiani.

L’episodio anti Trump delle Hawaii di oggi, e la sparata di de Blasio contro i valori conservatori di qualche mese fa della catena Chick-fil-A , non hanno tuttavia provocato reazioni di sdegno popolare lontanamente paragonabili a quanto era successo a un fornaio del Colorado, Jack Phillips, che nel 2012 si rifiuto’ di fare la torta per una cerimonia nuziale di due gay. La notizia occupo’ giornali e TV per mesi. Phillips, padrone del Masterpiece Cakeshop di Denver, era stato formalmente accusato di discriminazione per il rifiuto, motivato con la propria fede religiosa, di fornire il dolce richiesto dai due promessi sposi David Mullins e Charlie Craig per la cerimonia del loro matrimonio (che e’ un sacramento per i cristiani). Nell’agosto scorso la Corte di Appello del Colorado ha respinto la sua argomentazione a difesa – la liberta’ di coscienza religiosa -, e ora Phillips sara’ multato se si rifiutera’ ancora di fare torte per altre nozze gay. Inoltre dovra’ addestrare il personale ad imparare ad applicare la legge antidiscriminazione dello Stato, e dovra’ sottoporre alla corte un resoconto trimestrale della sua attivita’ per dimostrare di “essere in regola”. Altro caso a Portland, in Oregon: una pasticceria aveva negato 3 anni fa una torta a una coppia gay per le loro nozze, e l’anno scorso e’ stata multata per danni e ha dovuto pagare 135mila dollari.  

Ecco perche’ abbiamo parlato di due pesi e due misure. Nessuno (a parte la rete filo-conservatrice FoxNews che ha dato la notizia come curiosita’ di colore) si e’ sognato di montare un caso contro il ristorante di Honolulu che ha invitato esplicitamente i filo-Trump a non mangiare li’, oltretutto con la volgare accusa di “nazismo”. Fosse mai successo l’equivalente contro Obama, o contro Hillary, il “mostro” sarebbe stato sbattuto in prima sul New York Times e sulla CNN come scandalo nazionale di razzismo o di odio anti-femminile.

Quella del barista di Honolulu non e’ una discriminazione contro i gay da parte di cristiani ultrareligiosi, ma contro la mezza America che ha votato il GOP da parte di un sinistro fanatico. Non e’ differenza da poco.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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