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La sfida sulla sicurezza

Shutdown, l'ipocrisia dei Democratici sul muro di confine col Messico

21 Gennaio 2019

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Shutdown, l'ipocrisia dei Democratici sul muro di confine col Messico

Lo Shutdown dura da un mese, all’insegna del muro contro muro tra Trump e il GOP a una parte, e i Democratici dall’altra. Il presidente chiede che la finanziaria, che doveva essere approvata a fine dicembre, contenga 5,7 miliardi di dollari per la costruzione del Muro, che nel frattempo e’ gia’ stato rimpicciolito a ‘barriere metalliche”, e non per tutto il confine ma lungo i kilometri ritenuti essenziali dagli agenti di confine. Chuck Schumer e Nancy Pelosi, rispettivamente capi della minoranza in Senato e della maggioranza alla Camera, vogliono che Trump firmi la finanziaria votata dalla Camera “senza soldi per il Muro”, ossia chiuda la serrata senza avere nulla a favore della protezione del confine meridionale. La loro resistenza poggia su un fatto politico, la convinzione che gli americani stiano dando a Trump e al GOP la colpa dello Shutdown. I sondaggi recenti lo starebbero dimostrando, e quindi i DEM vogliono l’umiliazione completa del presidente: obbligarlo a cedere sulla finanziaria “senza Muro”, e negargli la vittoria della realizzazione della sua promessa elettorale del 2016.

Ma stanno facendo il calcolo giusto, i DEM? O meglio, quanto puo’ reggere il loro ostruzionismo?

Venerdi’ Trump ha annunciato un compromesso, offrendo ai DEM, in cambio dei soldi per le “barriere metalliche”, misure concrete a favore di un milione di ispanici (700mila Dreamers, i minorenni senza colpa personale portati in America clandestinamente dai genitori) e di profughi (300 mila SPT, i rifugiati da vari paesi che hanno perso lo Stato di Protezione Temporanea). Di questo milione di persone in carne ed ossa i Democratici si sono sempre dichiarati strenui paladini, e attualmente sono a rischio di deportazione, protette solo da sentenze di tribunali di basso livello ma in attesa di un verdetto della Corte Suprema che potrebbe cacciarli.

Trump offre alle due categorie di “precari” tre anni di garanzia legale per vivere e lavorare in America. Il Congresso avrebbe cosi’ tutto il tempo per varare una riforma onnicomprensiva dell’immigrazione. Oggettivamente e’ un abbandono della posizione cara alla destra piu’ conservatrice, che infatti ha subito accusano il presidente di dare l’amnistia di Obama (la cosiddetta DACA), e un’apertura tangibile ai DEM. “Proposta di buon senso” l’ha definita Trump. Schumer e Pelosi, pero’, l’hanno respinta in toto.

Ma quanto puo’ durare il rifiuto a considerarla per quello che e’, lo sforzo di Trump di far tornare i DEM al tavolo delle trattative? Trump non ha detto “prendere o lasciare”, perche’ sa di non poterselo permettere. Gli servono un bel numero di deputati Democratici alla Camera, ma anche una decina di senatori Democratici al Senato, dove occorre la supermaggioranza di 60 su 100 per passare la Finanziaria, e il GOP ne ha 53. I Democratici, che vogliono la sanatoria, potrebbero chiedere una proroga piu’ lunga di tre anni per Dreamers e SPT, e magari una sistemazione permanente. Ma sanno che Trump accetterebbe di ridiscutere i tre anni, ovviamente ottenendo in cambio i soldi per la barriera, e non sentono ragione. Almeno cosi’ hanno detto finora.

La mossa di venerdi’ scorso ha pero’ smosso le acque, e cominciano ad apparire cedimenti nelle file dei parlamentari Democratici, a partire da tutti quelli che rappresentano distretti che hanno eletto Trump, i cui votanti sono favorevoli alla battaglia del presidente a protezione dei confini. Il capo del Senato, il repubblicano Mitch McConnell, ha annunciato che mettera’ ai voti in settimana il compromesso di Trump, e questo e’ il fatto nuovo che potrebbe segnare un progresso.

Nel piano, peraltro, insieme ai 5,7 miliardi per il Muro che non e’ piu’ un Muro, ce ne sono altri tre o quattro per assumere migliaia di agenti di confine e centinaia di giudici per accelerare le pratiche delle richieste degli asili politici legittimi e delle espulsioni dei criminali, e per migliorare tecnologicamente i sistemi di controllo ai porti di ingresso. Il pacchetto e’ obiettivamente ragionevole e sensato, naturalmente per chi accetta l’idea che un paese debba avere confini seri, capaci di respingere gli indesiderati e di rendere sempre piu’ difficile il traffico illecito di droghe, di armi, di denaro. Oggi il contrabbando e’ florido, e passa nei due sensi, come riconosce anche il governo messicano.

Lo slogan del “muro immorale”, che piace alla sinistra, e’ emotivo ma sbagliato. Ed e’ ipocrita, visto che ce ne sono a migliaia di muri nel mondo, a difesa di interessi pubblici e privati: da quello eretto da Israele che ha avuto enorme successo nel fermare le infiltrazioni dei terroristi palestinesi, a quelli che Obama, il sindaco di New York e chiunque abbia una residenza importante e potenzialmente violabile hanno costruito attorno alle loro abitazioni. Papato compreso. Se sono “immorali” i kilometri di barriere nuove che Trump vuole aggiungere a quelle vecchie che ci sono gia’ (per oltre mille kilometri), perche’ Pelosi e Schumer, e la Alexandria Ocasio Cortez che propugna l’abolizione degli agenti di frontiera in nome dei ‘confini aperti’, non fanno una bella campagna politica per il loro abbattimento? Forse perche’ la risoluzione 6061 (H.R. 6061), Secure Fence Act, passata nel 2006 sotto George Bush, era stata votata al Senato anche da Hillary Clinton e da Barack Obama, e non se ne puo’ parlare, altrimenti si da’ ragione a Trump?

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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