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Impeachment per Donald Trump, l'ultima mossa kamikaze dei democratici

29 Luglio 2019

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Impeachment per Donald Trump, l'ultima mossa kamikaze dei democratici

C’era una volta Robert Mueller. L’ "eroico" Special Prosecutor che i Democratici, per due anni, speravano potesse eliminare Trump con la sua indagine, poi con la pubblicazione del Rapporto che porta il suo nome, poi con la conferenza stampa d’addio tenuta alla chiusura del suo ufficio in aprile, e infine con la tanto sospirata audizione di mercoledi’ nelle due Commissioni Giustizia e Servizi Segreti della Camera, non e’ solo personalmente finito, ma e’ pure diventato un fardello politicamente dannoso per la causa dei Never Trump.

Avviare l’impeachment, come vuole una frangia radicale di parlamentari DEM, e’ diventata oggi un’impresa disperata. Ma l’odio per Trump e’ il solo piano programmatico per la “Squad” di Ocasio Cortez, per Maxine Waters, per Nadler, per Green e tanti altri, e quindi il presidente puo’ sperare che Nancy Pelosi debba spendere energie e tempo per tenere insieme il suo partito dilaniato tra chi culla ancora la prospettiva della cacciata violenta, e chi realisticamente sa che si deve voltare pagina, e che si deve battere Trump alle urne. Ma questo e’ il futuro, e sara' il tema centrale dal rientro dalle vacanze imminenti che terranno il Congresso chiuso per sei settimane.

Oggi l’attenzione, o meglio lo choc inatteso, e’ per la prestazione di Robert Mueller.  Davanti ai parlamentari dei due partiti che pressavano, l’ex veterano del Vietnam ed ex direttore dell’FBI di due presidenti del GOP e dei DEM, ha fatto un fiasco imbarazzante. Per 200 volte ha chiesto la ripetizione delle domande. Ha balbettato svariate volte nelle risposte. Si e’ contraddetto su punti cruciali. I commentatori delle maggiori reti, divisi dalle speranze opposte sul risultato politico da perseguire, sono stati concordi e lapidari su un punto: “La sua testimonianza e’ stata un disastro”, come hanno detto Chuck Todd di NBC e MSNBC (liberal) e Chris Wallace di Fox News, il canale conservatore. Quanto all’esito di sostanza, Terry Moran di ABC News (liberal, del gruppo Disney) ha sentenziato che “l’impeachment e’ finito”. David Axelrod, l’ex stratega del presidente Obama che ora fa l’esperto di Palazzo per la CNN, ha definito la performance di Mueller “molto, molto dolorosa”. Anche il professor Laurence Tribe della Scuola di Legge di Harvard, noto critico di Trump, ha sepolto la testimonianza con un tweet: “Per quanto io sia dispiaciuto nel dirlo, l’audizione e’ stata un disastro. Invece di dare un respiro di (nuova) vita al suo Rapporto di condanna a Trump, lo stanco Robert Mueller gli ha succhiato via la vita che aveva”.

La giornata doveva essere una pietra miliare nella marcia verso la distruzione del presidente, ma si e’ trasformata in una vittoria clamorosa di Trump. Mueller, 74 anni, ha mostrato una fragilita’ umana che era stata protetta, nei due anni di inchiesta, dalla corte degli avvocati della sua squadra. Forse, secondo quanto hanno insinuato anche Karl Rove e Newt Greenwich, lo Speciale Procuratore piu’ che “protetto” e’ stato tenuto sotto una tutela tanto stretta da generare il sospetto che la stessa stesura delle 445 pagine non sia mai stata opera sua. Del resto, le sue tentennanti risposte sull’imbarazzante cavillo a proposito della Collisione-Cospirazione inducono a concludere che Mueller quel Rapporto non solo non lo abbia scritto di suo pugno, ma neppure lo abbia letto con attenzione preparandosi al dibattito.

Che l’intera vicenda del Russiagate sia finita nella farsa di una recita di terzo ordine, peraltro, e’ la conclusione inevitabilmente corretta di un pasticciaccio dai risvolti, forse, davvero criminali. Ma non quelli mai commessi di Trump e dei suoi aiutanti accusati di tramare con Putin, e ora scagionati al 100%. Era una caccia alle streghe, ha sempre accusato il presidente USA irriso dai media, e oggi e’ dimostrato che ha sempre avuto ragione lui. Ma se il Russiagate era una bufala, perche’ l’FBI e il ministero della Giustizia di Obama avevano montato il caso che non c’era? Come era nata l’indagine su Trump? Che ruolo ha avuto il dossier di fandonie scritto dalla spia inglese assoldata da Hillary e dal Comitato Nazionale Democratico? E che parte hanno giocato i vari James Comey e il suo vice McCabe (FBI), e i capi dei servizi Clapper e Brennan, tutta gente di Obama?

Queste domande, e altre, avranno risposta dal Direttore Generale Indipendente del Ministero della Giustizia, che sta completando il suo Rapporto a cui lavora da tempo, mentre l’Attorney General Barr ha dato mandato ad un procuratore ministeriale di indagare sulla Hillarygate per vie normali, senza nominare un Mueller Bis.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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