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Verso il voto

La Turchia, la Siria e la guerra dei repubblicani contro Trump

9 Ottobre 2019

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La Turchia, la Siria e la guerra dei repubblicani contro Trump

Trump si ritira dalla Siria, e contro di lui si scatena l’opposizione… repubblicana. Contro la decisione del presidente si sono espressi, a caldo, i suoi alleati piu’ stretti in Congresso, da Marco Rubio a Ted Cruz, dal capogruppo Mitch McConnell a Lindsay Graham. Anche i repubblicani freddi verso Trump, come Susan Collins e Mitt Romney hanno criticato Donald “per il tradimento dei curdi, nostri alleati”. L’editoriale del Wall Street Journal, bibbia dei conservatori pro libero mercato e pro America patriottica e bastione di liberta’, non e’ stato da meno: la decisione ”suona come un tradimento dei curdi dell’YPG (i militanti militarizzati che Erdogan considera terroristi per i legami con i separatisti curdi in Turchia NDR) , che hanno perso 11mila soldati combattendo contro l’ISIS”. Anche la deputata Liz Cheney, figlia di Dick Cheney, l’ex vicepresidente di George W.Bush, e Nicki Haley, la ex ambasciatrice all’ONU di Trump e sua fedelissima in quel ruolo, hanno criticato fortemente la mossa.
“E’ tempo per noi di andarcene da queste ridicole Guerre Senza Fine, molte di loro tribali, e di portare a casa i nostri soldati. Combatteremo dove va a nostro beneficio e le nostre saranno solo battaglie per vincere”, aveva twittato Trump a commento della decisione di lasciare ai turchi il nord della Siria. Il fronte repubblicano si e’ sollevato compatto contro l’abbandono dell’impegno USA di difendere gli alleati curdi, perche’ i repubblicani sono convinti che lasciare il terreno siriano senza presidio militare USA puo’ far precipitare la situazione di fragile equilibrio attuale, rafforzare le ambizioni iraniane e russe nella regione, rinvigorire l’ISIS residuo, e ricreare le condizioni per la ripresa del terrorismo non solo in medio oriente ma pure in Occidente.
Sono gli stessi repubblicani, e per le stesse argomentazioni, che criticarono Obama quando non affondo’ il colpo il Siria cancellando in extremis il piano di bombardare le basi aeree di Assad per punirlo contro l’uso dei gas tossici contro la sua stessa popolazione, nel 2013. E, prima ancora, quando attaccarono Obama per l’affrettato ritiro di tutte le truppe USA dall’Iraq. “Oggi io posso mettere a rapporto, come promesso, che le truppe ancora presente in Iraq torneranno presto tutte a casa”, proclamo’ Obama: era il 21 ottobre 2011, e mancavano poco piu’ di 12 mesi alle elezioni presidenziali in cui Barack cercava il suo bis. Ora siamo nell’ottobre del 2019, e mancano poco piu’ di 12 mesi al voto di novembre 2020, dove sara’ Trump a puntare al rinnovo del mandato.
Pura coincidenza? No, non e’ la cabala a guidare le mosse di Trump. E’ che lui non si sente affatto un “traditore” se lascia i curdi senza diretta protezione USA, perche’ era parte del suo programma la fine delle guerre “inutili”, e le guerre americane si finiscono ritirando le truppe dai teatri di guerra. Con la decisione annunciata domenica, Trump ha fatto dunque infuriare l’establishment repubblicano, ancora sensibile alle ragioni dell’idealismo neocon alla George Bush e alla John Bolton (il consigliere per la Sicurezza non a caso liquidato da Trump 15 giorni fa). Ma Trump ha giocato pure un grosso scherzo ai liberal e ai Democratici, presi in contropiede. Anche se i siti e i media liberal hanno cercato con foga di mostrare che Trump e’ odiato e osteggiato da tutti - GOP e DEM - per ogni cosa che fa e dice, in questo caso hanno dovuto gestire una circostanza imbarazzante. E’ stato bello, per loro, poter titolare che Trump ha subito attacchi feroci dai repubblicani. Ma dove sono finiti i Democratici? Invano cercherete, nell’articolo di cronaca di prima pagina del New York Times sul ritiro, la citazione di un big politico Democratico che abbia criticato il presidente. Ci sono solo repubblicani, con i loro virgolettati feroci. E nell’analisi-editoriale del senior corrispondent del NYT David Sanger non solo non ci sono nomi di DEM critici di Trump, ma da una frase sepolta in un capoverso centrale dell’articolo si capisce il perche’ dell’assenza: “Trump aveva licenziato Bolton per la paura che lo avrebbe condotto sulla strada di un’altra guerra senza fine. A questo proposito, TRUMP HA CORRETTAMENTE INTERPRETATO IL POPOLO AMERICANO che, dopo lraq e Afghanistan, HA ANCH’ESSO UN PROFONDO DISGUSTO PER GUERRE ETERNE (l’enfasi del maiuscolo e’ mia). E’ una questione sulla quale Trump e l’ex presidente Obama sono d’accordo”. Capito perche’ non ci sono DEM importanti che, petto in fuori, si schierano con l’America idealista che difende a oltranza gli alleati curdi? Perche’ e’ un lusso che i DEM in corsa per il controllo del Congresso e della Casa Bianca lasciano volentieri ai politici repubblicani, tipo John McCain e Mitt Romney, nobili e inflessibili sui principi, e perdenti da candidati presidenti. Purtroppo per loro, Trump non e’ di quella pasta e punta a vincere, facendo quello che la maggioranza degli elettori pensa sulle guerre, a prescindere dalla ortodossia di partito e dalla nobilta’ dei fini. E a prescindere dalle ipotetiche conseguenze future che potrebbero anche davvero essere negative, come furono dopo che Obama con il suo ritiro diede via libera al terrorismo dell’ISIS e di Al Qaeda. Negative ma future, ben oltre i prossimi 12 mesi che mancano al voto. 

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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