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Finiscono le interrogazioni di Schiff, i sondaggi che dicono?

23 Novembre 2019

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Finiscono le interrogazioni di Schiff, i sondaggi che dicono?

Il ciclo delle interrogazioni tenute dai Democratici della Camera, presso la commissione dei servizi segreti presieduta dal DEM Adam Schiff, si e’ concluso ieri, a meno di inattesi testimoni dell’ultima ora. E’ tempo di dare un’occhiata ai sondaggi per vedere se gli anti Trump hanno ottenuto cio’ che speravano dalle audizioni: spostare la lancetta del favore popolare per l’impeachment verso l’alto, ad un livello che potrebbe convincere qualche repubblicano (ma ce ne vogliono 20) a votare per la cacciata del presidente in Senato. E’ li’ che il procedimento approdera’ nel 2020 dopo che la maggioranza, democratica, dei deputati avra’ votato, come e’ scontato, i quattro “articoli di impeachment” che Nancy Pelosi e Schiff stanno preparando.

Oggi, un paio di sondaggi hanno gelato le speranze dei liberal. Secondo quello nazionale dell’Emerson College, gli elettori a favore dell’impeachment sono passati in minoranza. In ottobre, mentre erano in corso gli interrogatori a porte chiuse ai testimoni scelti solo da Schiff, il 48% voleva l’impeachment del presidente e il 44% si opponevano. Ora la situazione e’ ribaltata: il 45% e’ contrario all’impeachment e il 43% e’ a favore, il che significa uno spostamento del 6% a favore di Trump nell’orientamento del pubblico, che ha avuto la possibilita’ di assistere a oltre 50 ore di interrogatori di testi in diretta televisiva. Significativo e’ il fatto che il gruppo in cui si e’ registrata la maggiore correzione d’opinione sono gli indipendenti: nel sondaggio di ottobre sostenevano l’impeachment con una maggioranza del 48% di si’ contro il 39% di no. Adesso e’ l’opposto, con il 49% contrari e il 34% a favore.

Intanto, Trump ha un supporto crescente nel suo partito, con il 93% di repubblicani che lo appoggiano in attesa delle primarie del GOP a cui si sono iscritti due sfidanti, l’ex governatore del Massachusetts Bill Weld e l’ex deputato dell’Illinois Joe Walsh. In generale, il sondaggio Emerson mostra anche che l’approvazione del lavoro che Trump sta facendo alla Casa Bianca e’ del 48%, due punti in piu’ del 46% che lo boccia. Del campione di americani interpellati, il 34% erano repubblicani e il 37% democratici.

Buone notizie per Donald vengono anche da uno Stato ballerino, il Wisconsin, che e’ cruciale per la sua rielezione essendo tra quelli che nel 2016 avevano dato la maggioranza a Trump dopo aver votato per Obama nel 2012 e nel 2008. Il sondaggio della Marquette Law School ha scoperto che solo il 40% degli elettori pensa che il presidente debba essere impeached, mentre la maggioranza assoluta del 53% pensa il contrario.

Il Senato, forse gia’ in gennaio, dovra’ decidere se tenere il processo oppure se dismettere il caso ‘senza luogo a procedere’ . Cio’ sarebbe possibile se Mitch McConnell, il capo repubblicano dei senatori, avesse una maggioranza semplice di 50 voti su 100. I repubblicani sono 53, ma ne bastano 50 perche’, nella evenienza di una parita’ 50 a 50 con tre senatori del GOP che decidessero di votare con i DEM, il vicepresidente Mike Pence userebbe il diritto di votare, che ha nel caso di stallo, e ovviamente lo eserciterebbe a favore di Trump. D’altra parte, non e’ neppure detto che tutti i 47 senatori DEM voterebbero per l’impeachment: quelli in scadenza di mandato negli Stati “trumpiani” potrebbero infatti votare contro l’impeachment per salvare il seggio nel 2020, come del resto hanno fatto due deputati DEM nel precedente voto alla Camera che ha autorizzato l’inchiesta.

Trump e la dirigenza dei senatori repubblicani, comunque, hanno gia’ fatto sapere che sono favorevoli al processo in Senato, perche’ darebbe loro la possibilita’ di interrogare i testi che Schiff si e’ ben guardato dal chiamare a testimoniare. Primo fra tutti Hunter Biden, che dovra’ spiegare perche’ la Burisma (azienda ucraina di gas naturale) gli ha pagato 83mila dollari al mese per 5 anni, a partire dal 2014, proprio quando suo padre Joe, vicepresidente, era stato nominato da Obama come suo fiduciario per gli “affari ucraini”. Poi lo stesso Adam Schiff, a cui gli inquirenti repubblicani, tra cui il senatore Lindsay Graham capo della Commissione Giustizia, sono ansiosi di chiedere, sotto giuramento, se e’ vero che non ha mai saputo il nome del whistleblower, come ha sostenuto giorni fa alla Camera. Infine, il GOP chiedera’ la deposizione dello stesso whistlerblower, anche se i DEM vogliono proteggere la sua identita’, perche’ il suo passato dimostrerebbe la sua partigianeria.

Tra le notizie che faranno nei prossimi giorni sorridere, e twittare, Trump, si attendono quelle del 9 dicembre, quando e’ atteso il Rapporto dell’Ispettore Generale del Dipartimento della Giustizia Michail Horowitz su come l’FBI di James Comey e del suo vice Andrew McCabe, al tempo sotto Obama, hanno manipolato nel 2016 le inchieste sul Russiagate per danneggiare la campagna di Trump. Per ora si sa gia’ che un avvocato dell’FBI ha alterato un documento relativo alla sorveglianza del consigliere di Trump Carter Cage. Il procuratore federale John Durham, incaricato a indagare sulle azioni della CIA e dell’FBI nel 2016 dal ministro della Giustizia William Barr, potrebbe arrivare a incriminare qualche personaggio di queste agenzie, e cio’ sarebbe la clamorosa rivincita che Trump sogna da anni.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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