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Analisi

Impeachment, le conseguenze delle audizioni tv condotte alla Camera da Adam Schiff

26 Novembre 2019

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Donald Trump

Le audizioni in TV condotte alla Camera da Adam Schiff, con la riluttante regia di Nancy Pelosi che temeva l’autogol politico fin dall’inizio, dovevano essere una forte leva per promuovere la tesi dell’impeachment. Sono state un boomerang, come abbiamo gia’ scritto giorni fa riferendo dei primi sondaggi successivi alle testimonianze che hanno mostrato che la percentuale degli Indipendenti contrari alla rimozione di un presidente e’ in calo negli Stati Ballerini (Wisconsin) e a livello nazionale.

Ora c’e’ la prima reazione politica ufficiale di una deputata DEM del Michigan, Brenda Lawrence, sostenitrice della candidata nera Kamala Harris, che si era espressa settimane fa a favore dell’impeachment ed ora ha fatto dietro-front. “Siamo cosi’ vicini alle elezioni”, ha detto in un programma radio del Michigan domenica. “Vi diro’, sapendo bene quanto sia diviso il Paese, che io non vedo il senso di buttare Trump fuori dall’ufficio. Vedo il valore di mettergli addosso un timbro che dica che il suo comportamento e’ inaccettabile, una violazione del giuramento del mandato di presidente degli Stati Uniti. Noi dobbiamo essere chiari che uno non puo’ usare il suo potere di presidente per trattenere fondi che vanno a un paese estero per investigare un cittadino americano per un suo personale tornaconto politico. Non c’e modo di girare attorno a cio’”, ha continuato.

Allora, ok all’impeachment? Neanche per sogno. “Io voglio una censura su di lui”, ha invece concluso la Lawrence. “Voglio che sia messo agli atti che la Camera dei Deputati ha fatto il suo lavoro e ha detto a questo presidente e a qualsiasi presidente dopo di lui che questo e’ un comportamento inaccettabile e che, sotto la nostra Costituzione, non lo permetteremo…. io sono una Democratica, ma sono una cittadina indipendente degli Stati Uniti”. La deputata DEM, afro-americana, e’ quindi saltata giu’ dal carro di Schiff, di fatto annunciando di essere passata al “partito della censura”. Ossia quello di chi e’ a favore di un voto politico simbolico senza la conseguenza del trasferimento della procedura al Senato, dove il GOP ha promesso di dare battaglia intervistando Hunter Biden e il whistlerblower. E, soprattutto, di confermare la sua unita’ di partito. E cio’ sgonfia l’illusione, peraltro mai realisticamente accarezzata dai DEM piu’ seri, di convincere 20 senatori repubblicani (su 53) di dare ai DEM (che sono 47) la supermaggioranza dei due terzi necessaria per estromettere Trump.

La Lawrence, che fra 11 mesi vuole essere rieletta deputata in Michigan, sa bene che non puo’ andare contro l’umore dei suoi indipendenti elettori locali, contrari all’impeachment votato solo dalla Camera, che la maggioranza dei cittadini considera un esercizio futile e costoso. Nel 2020 gli USA saranno nel pieno della campagna elettorale che e’ gia’ in corso, e gli elettori, a parte i super-partigiani di sinistra, non capiscono l’utilita’ pratica di un impossibile impeachment. Anzi, ne vedono l’effetto opposto. Non a caso, alla domanda di un giornalista di una TV amica come la CNN, lo stesso Schiff ha risposto due giorni fa che decidera’ se mettere al voto della Camera la risoluzione formale pro impeachment “solo dopo le feste del Thanksgiving (questo fine settimana NDR), cio’ dopo che avro’ parlato con i miei colleghi e con gli elettori del mio distretto (Los Angeles, California NDR)”.

I deputati DEM stanno insomma seriamente valutando la convenienza politica di procedere con l’impeachment, oppure di virare sulla “censura” come soluzione B. Purtroppo per loro, B. sta per Bidone, pero’: dopo aver strombazzato la colpevolezza di Trump per due anni sulla Russia e per gli ultimi quattro mesi sulla Ucraina, rinunciare ad affondare il colpo sull’impeachment non potra’ che essere giudicato una sconfitta auto-inflitta. Si puo’ giurare che Trump e il GOP proclameranno di aver stravinto anche questa battaglia contro Schiff & Pelosi, come avevano festeggiato il verdetto “NO COLLUSION” quando Robert Mueller pubblico’ il suo Rapporto innocentista.

Non bastassero gli elettori Indipendenti, che sono freddi al minimo, quando non ostili, all’impeachment, negli ultimi giorni, sono usciti anche due altri sondaggi che hanno messo nel panico i DEM. Infatti, hanno mostrato quanta strada ha fatto Donald nel conquistare il favore dei neri. Il fatto concreto che il tasso di disoccupazione tra i neri - e tra gli ispanici - sia al minimo storico di sempre (attorno al 5%) non e’ evidentemente passato inosservato in quelle comunita’ di minoranza. Secondo Rasmussen, la quota di afro-americani che approvano l’operato del presidente e’ oggi del 34% (nel 2016 lo avevano votato l’8%). La cifra, sorprendente e tenuta ben coperta dai media liberal, e’ confermata dal sondaggio Emerson, che ha rilevato un 34,5% di votanti neri pro Trump. Si capisce bene come la afro-americana deputata DEM Lawrence sia stata la prima a correre ai ripari.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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