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Saccomanni tratta con l'Ue sull'Imu Intanto i Comuni alzano l'aliquota

Eliana Giusto
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  Ai colleghi ministri, nel vertice sulle colline senesi, ha detto di non volersi ritagliare il ruolo di «mister tagli», ma prima o poi Fabrizio Saccomanni sarà gioco forza costretto a prendere in mano le forbici. Delle due l'una: o il ministro dell'Economia disegna un piano per tagliare la spesa pubblica - a cominciare da quelle dei dicasteri - o, per tagliare alcune odiose tasse (Imu in testa), sarà obbligato ad alzarne altre.  Durante la riunione informale del governo l'ex dg della Banca d'Italia  ha detto di comprendere le «urla di dolore» di alcuni ministri che chiedono più fondi ad esempio su sanità, istruzione, cultura o agricoltura. Ma ha chiesto anche che tutti lavorino per razionalizzare le spese facendo l'esempio di  università che hanno un'unica facoltà oppure pochi studenti. Un bivio certamente complicato, per l'inquilino dei conti pubblici che ieri, dopo aver lasciato l'abbazia di Spineto, è volato a Bruxelles per il suo esordio all'Eurogruppo, che ha sbloccato le prossime due tranche di aiuti alla Grecia da 7,5 miliardi di euro. Ai ministri finanziari dell'area euro, Saccomanni ha illustrato il quadro delle finanze pubbliche italiane: il ministro cerca flessibilità in modo da sbloccare risorse per la crescita.    Dentro i nostri confini prosegue il dibattito sul primo decreto dell'esecutivo di Enrico Letta con le misure economiche. Il provvedimento è slittato da mercoledì a venerdì: 48 ore in più necessarie a trovare la quadra sui tagli all'odiata tassa sulle abitazioni. I benefici in ballo potrebbero essere estesi anche alle imprese, come chiedono le associazioni di categoria, Confindustria in testa. Frattanto la Cgia di Mestre avvisa: un comune su tre ha già alzato le aliquote (Guarda le tabelle). Su un totale di 109 enti locali  capoluogo,  35 hanno segnalato al Tesoro le nuove delibere per il  2013:  12 delle 35 amministrazioni  hanno scelto di aumentare il prelievo. Per la prima casa sono 4 i Comuni che hanno stabilito di innalzarla: Benevento, Bologna, Frosinone e Verona. Per le seconde abitazioni  il numero delle amministrazioni che hanno deciso l'aumento sono 7: Aosta, Asti, Barletta, ancora Benevento, Ferrara, Lucca e Treviso.   Come previsto, insomma, il rischio di fregatura è dietro l'angolo. Del resto, Governo e maggioranza sono in  confusione un po' su tutti i dossier economici. La conferma è arrivata dal Parlamento, con il tentato blitz per alzare l'accisa sulle sigarette elettroniche e l'aumento dell'aliquota su alcol e birra.  Il tentativo di tassare i vizi degli italiani, con due emendamenti al decreto legge per lo sblocco dei pagamenti arretrati delle pubbliche amministrazioni, tuttavia è stato fermato prima di arrivare al voto in commissione Bilancio alla Camera. L'esigenza di finanziare la norma ha fatto però cercare un'altra copertura. A farne le spese è stato introdotto un mini taglio al fondo Ispe (per gli interventi strutturali di politica economica) da 15 milioni tra 2014 e 2015. È  il fondo nato nella finanziaria del 2005 per restituire sotto forma di calo tasse i maggiori proventi della lotta all'evasione. Tra i tagli sono poi state alleggerite alcune somme appostate presso il Tesoro per i ministeri del Welfare (5,5 milioni) e degli  Esteri (19,8 milioni). Dal 2015, inoltre, la scure scatta anche sui fondi per l'editoria (17,35 milioni), con una riduzione del 12% sui 144 milioni previsti, e sugli aiuti in favore dei paesi in via di sviluppo (20 milioni), con una cesoiata di quasi il 18%.  

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