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Il Cigno ora è una fenice: Silvio vuole Van Basten

Marco Van Basten

Il patron furioso prepara il futuro secondo il suo credo: solo ex Milan in panchina

Nicoletta Orlandi Posti
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  Dopo Milan-Barcellona qualcosa si è rotto. Oddio, non è che Silvio Berlusconi avesse mai amato particolarmente Max Allegri, però dopo quella partita qualcosa è cambiato, i continui tentativi di seminare serenità fra i due non sono riusciti. E i cinque punti persi in casa nella corsa scudetto sono stati il colpo di grazia. La vociferata discussione tra il mister e Seedorf (espressione diretta del Cavaliere) nel dopo Bologna ne è ulteriore dimostrazione, altra pesante “x” nella colonna dei “meno” a carico del livornese dopo la lite con Ibrahimovic, al termine dello spaventoso Arsenal-Milan, quando si è aperta anche una crepa fra lo stesso Ibra e il suo futuro in rossonero: nonostante la facilità con cui sta andando in rete (24 in A, mai così prolifico), lo svedese appare demotivato, già proteso ad ascoltare i rumori della propria pancia. Che sappiamo fare spesso rima con «addio». È vero, a discapito di Allegri c'è  l'attenuante di aver rincorso la formazione ideale per quasi tutta la stagione (tuttavia gli infortuni, tutti muscolari, vanno in conto sia alla preparazione sia all'operato di Milan Lab), pagando su tutti i ripetuti ko di Pato e Boateng. In più, la richiesta di avere Tevez a gennaio e liberarsi di Pato adesso si conferma una intuizione azzeccata, ma il rischio preso nel mettere in campo un Thiago Silva acciaccato contro la Roma e poi perduto per il resto della stagione (nel momento topico) non può essere imputato ad altri se non all'allenatore. Somma sfortuna che fa il paio con scelte tecniche discutibili: il frequente ricorso ad un Emanuelson non all'altezza (e non trequartista), l'accantonamento del pimpante El Shaarawy per un Robinho inconcludente (5 gol contro i 14 dello scorso anno), l'integralismo sul 4-3-1-2, l'incapacità di non aver tenuto insieme lo spogliatoio. Ed è proprio nella personalità la vera differenza fra Juve e Milan, in quell'intesa fra mister e gruppo che pare al capolinea. Per questo Silvio è intenzionato a cambiare (ma Galliani difenderà fino in fondo Max, ieri i due hanno avuto un lungo colloquio) e tornare al suo vecchio credo: il Milan a un milanista. Che risponde all'identikit di Marco Van Basten. Già d'accordo con l'Heerenveen per i prossimi due anni a partire da giugno, il Cigno di Utrecht non allena da tre stagioni, dopo la deludente parentesi all'Ajax, ma pare già ai ferri corti con la futura dirigenza, intenzionata a cedere il talentuoso attaccante Dost (conteso dalle big europee) che Marco considera condizione inamovibile per sedersi sulla panchina del presidente Veenstra. Silvio si sta muovendo per l'offerta irrinunciabile, magari facendo pure un pensierino al 23enne attaccante. Postilla, in tribuna domenica c'era un certo Fabio Capello, libero da impegni: aria di doppio ritorno? di Tommaso Lorenzini  

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